2020_02_27 Opera di Vittorio Zago commissionata da laVerdi Milano

Stagione Sinfonica 2019/20 Čajkovskij contemporaneo
Rysanov dirige una prima assoluta  e un doppio Čajkovskij
Giovedì 27 Febbraio 2020_02_27  ore 20.30
Venerdì 28 Febbraio 2020_02_28  ore 20.00
Domenica 01 Marzo 2020_03_01  ore 16.00
Auditorium di Milano, largo Mahler

Petr Il'ič Čajkovskij Serenata per archi in Do maggiore op. 48
Vittorio Zago Tropfen II
Petr Il'ič Čajkovskij Sinfonia n. 6 in Si minore op. 74 "Patetica"
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi
Direttore Maxim Rysanov

L'opera del M° Vittorio Zago è stata commissionata da laVerdi con il sostegno di SIAE – CLASSICI DI OGGI 2018-19
“Le gocce di pioggia, quando le ascoltiamo, sembrano ordinate o disordinate a seconda della nostra concentrazione. Un po' come le stelle. Siamo noi ad attribuire delle forme, ma nessuno le ha scritte, non sono disegnate.” È con questa postura che diventa un’esperienza l’ascolto di Tropfen II (laddove “Tropfen” in tedesco significa “gocce”), un lavoro sinfonico commissionato da laVerdi a Vittorio Zago e vincitore del premio SIAE – Classici di oggi 2018-2019, in programma nella stagione dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi giovedì 27 febbraio alle ore 20.30, venerdì 28 febbraio alle 20.00 e domenica 1°marzo alle ore 16.00. Esso viene eseguito in una cornice firmata Petr Il'ič Čajkovskij: la Serenata per archi in Do maggiore op. 48, che scorre nelle vene dell’Orchestra Verdi fin dagli albori essendo stata eseguita nell’ambito del concerto inaugurale in quel lontano 13 novembre 1993, e la Sinfonia n. 6 in Si minore op. 74 “Patetica”, altro grande classico de laVerdi. Ancora una volta, l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi scommette sull’accostamento di brani del repertorio a nuove composizioni mai sentite finora, e lo fa insieme a un direttore che ha ormai un rapporto di amicizia con questa orchestra. Esattamente un anno fa Rysanov imbracciava la viola e calcava il palco dell’Auditorium di Milano con un programma tutto russo: Stravinskij, Prokof’ev e Dobrinka Tabakova, in veste di direttore e di solista. Come del resto nel 2017, quando, duettando con l’attuale Artista Residente Domenico Nordio, offriva al pubblico di Largo Mahler un programma interamente dedicato a Mozart, oltre a Fratres di Arvo Pärt, e nel 2018, con un repertorio sovietico (Prokof’ev e Šostakovič). Quest’anno Rysanov torna a dirigere l’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi, e si misura con una prima assoluta, un’interessantissima composizione di Vittorio Zago, compositore classe 1967 formatosi con Azio Corghi e Bruno Bettinelli, che con la sua composizione Tropfen II, cerca di attuare una profanazione dei rituali che tradizionalmente connotano i concerti di musica classica, e in cui l’atipica disposizione dell’orchestra sul palco e l’utilizzo di strumenti non consueti come armoniche a bocca e tubi corrugati creeranno un bellissimo e suggestivo contrasto con le composizioni di Čajkovskij. Un brano orchestrale per 59 elementi, quasi il doppio rispetto ai 32 di Tropfen I, brano che fu commissionato allo stesso Zago dai Brandenburger Symphoniker, che ottenne un unanime consenso di pubblico e critica.
Conferenza
Il concerto di giovedì 27 febbraio sarà preceduto alle ore 18.00 da una conferenza introduttiva nel foyer della balconata dell’Auditorium. Ingresso libero.
Biglietti: euro 15.00/36.00; Info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler; orari d’apertura: mar./dom. ore 10.00/ 19.00. Tel. 02.83389401/2.
on line: www.laverdi.org / www.vivaticket.it .


Programma
Petr Il'ič Čajkovskij - Serenata per archi in Do maggiore op. 48
La Serenata per archi in Do maggiore op.48 fu eseguita per la prima volta a San Pietroburgo nel 1881, e va a inserirsi in un periodo compositivo profondamente segnato dal dolore del compositore per la perdita del padre. La Serenata per archi fa parte di quel gruppo di composizioni costituite da Ouverture 1812, Capriccio Italiano e Secondo concerto per pianoforte e orchestra. Questa composizione fu dapprima pensata come un Quintetto, composto da due violini, una viola, un violoncello e un contrabbasso, ma in seguito Čajkovskij decise di ampliare questo progetto, non solo nell’organico, quanto anche nella forma e nelle sonorità. Per dirla con Giacomo Manzoni, si tratta di un lavoro in cui emerge l’ammirazione per Mozart, in cui il compositore russo dà spazio a un comporre “terso e lineare”. La Serenata per archi è composta da quattro movimenti: Pezzo in forma di Sonatina. Andante non troppo - Valse. Tempo di valse. Moderato - Elegia. Larghetto elegiaco - Finale. Tema russo. Andante.

Vittorio Zago – Tropfen II
Composizione commissionata dall’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi a Vittorio Zago. Prevede un organico di 59 elementi, e si accosta alla precedente Tropfen I, composta invece per 32 elementi, e rispetto a quest’ultima sta senz’altro in un rapporto di continuità. Come afferma il compositore stesso: “Dopo la prova generale di Tropfen I in Germania, il direttore d'orchestra disse che si trattava di una sorta di lotta con il metronomo, da parte sua, anche se in realtà non era così, quanto la sottrazione del suo ruolo univoco di concertatore. Rendere l'orchestra autonoma, senza direttore, oppure il fatto che un altro elemento s'inserisce fermando il direttore d'orchestra fa parte di questa parziale delegittimazione del direttore d'orchestra”. Infatti, sul palco dell’Auditorium di Largo Mahler, ci sarà, oltre all’Orchestra e al Direttore, un metronomo, che scandirà una sorta di tempo parallelo. Ma non solo. L’uso di 24 armoniche a bocca, affidate agli archi, per creare delle sorte di cluster triadici, come delle armonie che poi, grazie all’utilizzo dei tubi corrugati, si sposteranno verso il retro dell’orchestra, che sarà in una disposizione inusuale. Trasformazione, movimento delle armonie nello spazio, “pertinentizzazione del non pertinente”, delegittimazione del ruolo del Direttore d’Orchestra e profanazione dei rituali tradizionali: questi sono i concetti-chiave per capire Tropfen II di Vittorio Zago.

Petr Il'ič Čajkovskij - Sinfonia n. 6 in Si minore op. 74 "Patetica"
Sulla Sinfonia n. 6 “Patetica” così Čajkovskij si espresse scrivendo al fratello nell’agosto del 1893: “La ritengo la migliore, e precisamente la più compiuta delle mie opere. L'amo, come fino ad ora non ho mai amato nessun'altra delle mie creature”. Difficile da credere, se si pensa che i primi schizzi della “Patetica” risalgono all’autunno del 1892, e ancor più del solito il compositore è incerto sul valore di ciò che scrive, e distrugge così quelle prime bozze e la riscrive di getto nel marzo 1893. La prima esecuzione fu diretta dall'autore a Pietroburgo il 28 ottobre di quell’anno. A fine novembre l’autore morì di colera. Articolata in quattro movimenti (Adagio. Allegro non troppo - Allegro con grazia - Allegro molto vivace - Adagio lamentoso. Andante), la Sinfonia n.6 è una sinfonia dalle tinte accese, ed è fortemente intrisa di una disperazione che raggiunge il suo culmine nell’ultimo movimento, che si apre con il celeberrimo tema di un’efficacia espressiva inusitata, divenuto uno degli emblemi di Čajkovskij. Ultimo movimento giustapposto al finale di un terzo tempo che termina in uno spirito marziale, quasi da fanfara, in una contrapposizione (quasi) violenta per chi ascolta. Il movimento procede in un clima di profonda disperazione, e termina a poco a poco lasciando che il tema sprofondi nel registro grave, inabissandosi, fino a che la musica non si spegne, quasi come in dissolvenza. È l’epilogo dell’avventura compositiva del compositore russo, di una carriera sofferta, un’esistenza tormentata, come emerge prepotentemente dal romanzo biografico del 1935 dedicato a Čajkovskij da Klaus Mann, intitolato, appunto, Sinfonia Patetica.

Biografie
Vittorio Zago compositore

Maxim Rysanov Direttore d’Orchestra

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