2012_04_20 Suor Angelica e Cavalleria abbinate al Don Bosco di Bergamo

VENERDÌ 20 APRILE 2012_04_20 ORE 21:00
TEATRO SAN GIOVANNI BOSCO
BERGAMO – VIA SAN SISTO, 9 (QUARTIERE DI COLOGNOLA)
SUOR ANGELICA
Opera in un atto. Musica di Giacomo Puccini
Personaggi ed interpreti
Suor Angelica PAOLA ROMANÒ
La zia principessa ANGELA ALESSANDRA NOTARNICOLA
La badessa LIA SIGNORETTI
La suora zelatrice GIUSEPPINA CARLUCCIO
La maestra delle novizie LAURA BIROLINI
Suor Genovieffa SONIA LUBRINI
Suor Osmina CLAUDIA CERUTI
Suor Dolcina CLAUDIA CERUTI
La suora infermiera ILARIA MAGRINI
Le cercatrici ELEONORA CARRARA ed ELEONORA DELZANO
Le converse WILMA LAZZARINI e MARISA INTRAVAIA

CAVALLERIA RUSTICANA
Melodramma in un atto. Musica di Pietro Mascagni
Personaggi ed interpreti
Santuzza PAOLA ROMANÒ
Turiddu MAURIZIO COMENCINI
Lucia ANGELA ALESSANDRA NOTARNICOLA
Alfio CARLO MORINI
Lola CLARA BERTELLA
Coro lirico di Bergamo
maestro del coro FABIO TARTARI
Pavlova International Ballet Company
coreografie SVETLANA PAVLOVA
violino ETTORE BEGNIS
violoncello FLAVIO BOMBARDIERI
intervento all'organo e campane ANDREA AZZOLA
concertatore al pianoforte DAMIANO MARIA CARISSONI
Ingresso 15 € – Per info e prenotazioni: www.mayrdonizetti.altervista.org
tutti i giorni, dalle ore 13 alle ore 16, tel. 035 315854 – mayr.donizetti@gmail.com

Sono già trascorsi 182 giorni dall'inizio della nostra 37ª stagione operistica e siamo giunti alla tappa conclusiva del nostro lungo viaggio: una "navigazione" tra alcuni dei più grandi titoli del panorama melodrammatico, condivisa con un pubblico che ci ha dimostrato di essere molto e ben più di un semplice spettatore e che è diventato sostenitore ed esso stesso protagonista delle nostre serate, caratterizzate da numeri prestigiosi: otto allestimenti tutti interamente prodotti dal Circolo, una compagnia di 32 artisti, tre cori e due compagnie di ballo, sette strumentisti, tutti guidati dalla costante ed insostituibile presenza del direttore musicale Damiano Maria Carissoni e del direttore di palcoscenico Valerio Lopane; e, prima e dopo di tutto, la bellezza di un pubblico che condivide con gioia la comune passione per la grande musica. Quindi a tutti voi, innanzitutto, va il nostro più grande "grazie", al termine di una stagione che, sin da ora, non può che essere il trampolino di lancio per quella successiva, che sarà presentata ufficialmente proprio nell'intervallo della serata!
         Ci avviamo, dunque, al termine di questa stagione, con una proposta di grande richiamo ma certo non banale, rappresentata da due atti unici creati da due delle menti più geniali della storia operistica e capolavori assoluti del Verismo musicale: Suor Angelica di Giacomo Puccini (è possibile scaricare liberamente il libretto alla pagina http://opera.stanford.edu/Puccini/SuorAngelica/libretto.html) e Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni (è possibile scaricare liberamente il libretto alla pagina www.librettidopera.it/zpdf/cavrust.pdf).
         Aprirà la serata Suor Angelica, un'opera nella quale il registro lirico sublimato in un racconto sentimentale ambientato in un convento italiano sul finire del XVII secolo deriva da un soggetto teatrale scoperto dal librettista Giovacchino Forzano in occasione della sua messa in scena da parte di una compagnia ambulante, la cui vicenda dimostrò potenzialità teatrali adatte a suscitare emozione tali da attrarre immediatamente Puccini, che ne fece il secondo quadro del suo celeberrimo Trittico. Suor Angelica è, per eccellenza, il dramma della solitudine, che si svolge in un ambiente claustrofobico e opprimente, richiuso su se stesso, il quale accentua ancor più l'isolamento della protagonista, la quale da sette anni vive completamente isolata dal mondo esterno. Il Circolo intende proporvi un titolo nel quale tra lo sviluppo dell'azione e la caratterizzazione musicale dell'ambiente si stabilisce quel forte legame che da sempre avvince il pubblico: i rintocchi di campane, le strutture modali, i timbri uniformi e sfumati sottolineano il distacco dal mondo – frutto di rinuncia e costrizione – e la freddezza dell'ambiente claustrale in cui mancano vita e amore. In quest'opera la sonorità strumentale non è mai pesante né enfatica e la musica evita qualsiasi tocco naturalistico, sicché Suor Angelica vive di un suono diafano, di tessiture cameristiche e leggere attentissime agli impasti timbrici, che conferiranno alla nostra serata un interesse ed un indubbio prestigio.

         Da un'opera intrisa di intrigante fascino si passerà, nella seconda parte della serata, al capolavoro universalmente riconosciuto del Verismo: tratto all'omonima novella di Giovanni Verga, Cavalleria rusticana fu salutata, sin dalla sua prima rappresentazione (Teatro Costanzi di Roma, 17 maggio 1890), quale frutto maturo di una sensibilità nuova, di quell'attenzione per i ceti sociali più umili che il Verismo letterario propugnava ormai da tempo come una necessità ineludibile della politica e dell'arte. Non solo: rendendo protagonisti dell'opera personaggi comuni e incentrando la trama su un crudo fatto contemporaneo, Cavalleria rusticana veniva a rompere gli schemi familiari del melodramma romantico, che i ripetuti tentativi degli Scapigliati non avevano saputo scuotere, attraverso l'incisività dell'azione, violenta e drammatica, unita a una vena melodica debordante, benché non sempre raffinata.
         Potremo quindi assistere ad un'opera che – in una drammaturgia semplificata, caratterizzata da violenza gestuale e passionalità spinta – si caratterizza per quella brevità e quella pregnanza d'azione che ne spiegano l'enorme efficacia scenica, certamente legata alla più consolidata tradizione melodrammatica nazionale, nella quale le grandi scene drammatiche si "caricano" di intense e coinvolgenti implicazioni passionali, che culminano in aperture melodiche destinate a imprimersi nella memoria dello spettatore.
         La scelta di presentare in una sola serata queste due opere brevi non è pratica usuale, infatti queste due opere sono, di solito, inserite in contesti diversi ed ormai ben codificati:Cavalleria rusticana è abbinata, a causa della sua ridotta durata, con Pagliacci e Suor Anglica non nasce nemmeno come un elemento a sé stante, ma è uno dei tasselli del Trittico e Puccini ha concepito questa particolare opera, pur nella natura indipendente di ogni singolo pannello, come un unicumcontinuo. Questa modalità consolidatissima dalla tradizione le rende pressoché indivisibili.
         Proporre, dunque, affiancati questi due capolavori – per consuetudine e per scelta specifica estranei l'uno all'altro – è un'occasione per ricercare i possibili tratti comuni: il mio scopo, infatti, è quello di cercare una rapporto di continuità tra questi due melodrammi, creando una linea espressiva che li leghi saldamente. Mancando una evidente contiguità trasversale tra le due vicende, sia per argomento sia per ambientazione storica, ho cercato e ritrovato alcuni tratti che le accomunano. Il più evidente è l'elemento religioso: il misticismo e la pratica devozionale sono – neanche a dirlo – fondanti in Suor Angelica, mentre in Cavalleria rusticana sono presenti in maniera ora evidente ora latente, quasi serpeggianti in tutta la vicenda, che, non a caso, si svolge proprio nella mattinata di Pasqua; ma essi sono sempre cupi, sanguigni, oppressivi.

         Per rendere questa trasversalità ancora più evidente, ho deciso di eliminare l'approccio di religiosità serena, solare e semplice, già di base poco presente nell'opera di Puccini. Ambienterò, quindi, Suor Angelica non nel pacifico e rasserenante chiostro caro alla tradizione, ma in un'ampia sala sotterranea a doppia natura: quella di cripta e quella di carcere. Le uniche sue illuminazioni saranno le luci tanto forti per intensità quanto ridotte per dimensione, idealmente provenienti da lucernari posti in alto nella volta di questa sala altrimenti priva non solo di finestre, ma anche di minimi spiragli. I raggi di sole colpiranno il suolo tagliati da evidenti ombre cruciformi di grate posto a livello della superficie, ma per noi e per le abitatrici invisibili.
         Ecco quindi che, con questa lettura, le gioiose giornate «della fontana d'oro» (scena "La ricreazione") prendono un altro sapore: il miracolo del sole che entra in clausura ed illumina di luce dorata l'acqua di un vasca acquisisce non solo il significato di un evento, ma anche la riprova di quanto la gioia della luce sia estranea a queste anime volutamente recluse. Ben si colloca in questo ambiente sia la cupezza della scena della Zia principessa sia la scena dell'Intermezzo, in cui questo sotterraneo si punteggerà della luce dei lumini sulle tombe pavimentali di altre suore che, benché morte, convivono la stessa cupa prigionia con le consorelle vive; e la sfolgorante luminosità del Miracolo finale si mostrerà ancora più efficace per la sua totale estraneità al luogo dove avviene.
         Questo clima cupo, violento e mistico percorrerà anche tutta la vicenda di Cavalleria rusticana, nella quale presenterò una mia libera lettura di una delle più antiche tradizioni siciliani: I Miracoli. Inserirò questi quadri viventi delle stazioni della Via Crucis – previsti, secondo la pratica liturgica, per il Venerdì della Settimana Santa – dopo la Siciliana («O Lola ch'hai di latti la cammisa», a sipario calato), durante l'«Inneggiamo» (scena terza) e alla fine dell'Intermezzo sinfonico (scena ottava). Intendo così rendere anche un certo colore locale tipico delle tradizioni mediterranee, che noi amiamo sentire come connaturate con la Sicilia verista sia letteraria sia musicale.
         Altro aspetto che accomuna i due titoli è una passionalità arroventata: questo tratto è portante nell'atto unico del grande livornese e non meno determinante, anche se più sopito, si trova anche in Suor Angelica. Se però in Cavalleria rusticana la sessualità segue la linea tracciata da Verga e viene ripresa da Mascagni in una interpretazione lampante ed evidente, in Suor Angelicaquesto tratto è molto più insinuante e sotteso ed allusivo. Nella cripta compariranno proiezioni di grandi tele sacre con riproduzioni di quadri seicenteschi di scuola veneta e spagnola, che rappresentano i terribili e mirabili martirî di sante vergini: immagini truci e macabre che, con la violenza dei colori accessi e contrastanti, fondono la sofferta scelta di una assoluta e intangibile verginità con fortissime pene fisiche in forma di altrettante allusioni spirituali e sessuali, perfetto contraltare della vicenda di Angelica. Per fare un esempio, basti pensare al martirio di Sant'Agata, nel quale la violenza fisica mossa da crudeli aguzzini alla fanciulla, che culmina nella mutilazione dei suoi seni, troverà la sua ripercussione nella durezza, tutta psicologica ma non meno terribile, nella «inesorabile» Zia principessa.
         Questa figura spietata ci offre un altro carattere cardine comune: la forza decisionale ed il temperamento dei singoli personaggi. Ciascuno di loro, seppure con modalità ed esiti diversi, ne è animato fin nel profondo: alcuni sono asserviti a sentimenti laceranti e totali, come per le figura di Santuzza o di Turiddu, altri ad affetti dissimulati oppure repressi, come nel caso di Suor Angelica.
         Le mie scelte registiche vogliono, quindi, rendere evidenti questi legami sotterranei, attraverso richiami velati e sottili allusioni e, nel mio intendimento, voglio rendere i due allestimenti non due copri musicali e drammatici in sé compiuti ed a sé stanti, ma due declinazioni di un medesimo sentimento di passionalità pura, profonda, vera e caldamente mediterranea: al binomio romantico di "amore e morte" vorrei accostare anche quello di "violenza e sacrificio", "colpa e redenzione", tutti aspetti fondamentali di due capolavori così diversi ma altrettanto significativi della grande produzione tardo-ottocentesca e novecentesca italiana.
(note di regia a cura del Prof. Valerio Lopane, regista e musicologo)

         In una serata che intende coniugare la grandezza della musica e l'interesse per una riscoperta musicale e teatrale di grande valore culturale, si rivela fondamentale l'attenta scelta delcast vocale, affidata alla competenza del direttore musicale Damiano Maria Carissoni, fiore all'occhiello delle nostre produzioni.
         Siamo felici di accogliere il debutto di una grande cantante come il soprano Paola Romanò nel ruolo di Suor Angelica, figura instabile tra la passionalità tipica delle donne pucciniane e la repressione sentimentale connaturata alla vita monastica: sarà chiamata a rendere entrambe queste sfaccettature alternando passionalità e decisione nel grande duetto con la Zia principessa, scoperto lirismo nell'intensa aria «Senza mamma» (scena "La grazia") ed accenti drammatici e trasfigurazione mistica nell'ampio finale. La figura di Santuzza è, invece, un ruolo da lei già particolarmente amato, avendo rappresentato il suo debutto teatrale (Teatro Regio di Parma, 1984), e le richiederà la fusione di esteriore fierezza e calda femminilità, culminanti nel grande duetto con Turiddu (scena settima).
         L'autorevolezza e la violenza carismatica della Zia principessa saranno caratterizzati dalla voce sonora e travolgente del mezzosoprano Angela Alessandra Notarnicola, in uno dei ruoli più originali nati dalla fantasia di Giacomo Puccini. Impegnata anche nel ruolo di Lucia, dovrà evidenziarne il lato materno, ripiegando la sua vocalità ad accenti più affettuosi e concilianti.
         Il tenore Maurizio Comencini, per la prima volta sul nostro palcoscenico, è un autentico erede della grande tradizione tenorile italiana e rivestirà il ruolo di Turiddu, personaggio che richiede baldanza, irruenza d'accento nonché dizione scandita e puntuale, secondo un modello forse unico per stile ed espressività. Il baritono Carlo Morini impersonerà Alfio, un interessante personaggio nato dalla penna di Giovanni Verga che, troppo spesso, ha patito deformazioni eccessivamente realistiche: si tratta invece di un uomo giovane, mai scomposto nelle sue attestazioni ora di onore ora di decisionalità, cui sono richiesti accenti nobili. Il soprano Clara Bertella, debuttante nel ruolo e nel nostro teatro, potrà tratteggiare la figura di Lola presentandone il carattere insinuante e seduttivo.
         In Suor Angelica la sezione femminile del Coro lirico di Bergamo sarà impegnata nelle parti delle suore – autentiche co-protagoniste della vicenda, sia nel loro insieme sia negli assoli – e si gioverà dell'altissimo valore delle singole voci che lo compongono e dell'inappuntabile preparazione del maestro Fabio Tartari. Altrettanto impegnato nelle grandi scene d'insieme diCavalleria rusticana, efficace contraltare della solitudine e dell'esclusione della figura di Santuzza, lo stesso coro, questa volta al completo, dovrà rendere lo spessore popolare del popolo siciliano, in perfetta ottemperanza all'ispirazione di Pietro Mascagni ed alle caratteristiche letterarie veriste di Giovanni Verga.
         La Pavlova International Ballet Company, con le coreografie di Svetlana Pavlova, darà vita e forma non solo musicale a Cavalleria rusticana, evidenziando il clima siciliano evocato dalla regia di Valerio Lopane.
         Il concertatore al pianoforte Damiano Maria Carissoni interpreterà con la puntualità stilistica che lo contraddistingue lo spessore lirico e drammatico dei due capolavori veristi e si avvarrà inoltre della collaborazione di alcuni autentici professionisti: Ettore Begnis al violino,Flavio Bombardieri al violoncello ed Andrea Azzola all'organo e campane.
         L'interpretazione registica di Valerio Lopane, infine, vuole dare una continuità di lettura alle due opere, non tanto come pannelli indipendenti, ma evidenziandone i contatti ed i richiami stilistici, drammaturgici e narrativi.

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