2014_04_13 Civici Cori e Orchestra di Milano Civica Scuola di Musica nello Stabat Mater di Franz Joseph Haydn

Stagione SAN FEDELE MUSICA 2013 - 2014
TRACCE E PERCORSI ACUSTICI ED ELETTRONICI
in collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica
Domenica 13 aprile 2014 ore 17.00 - ingresso libero
Chiesa di San Fedele, p.zza San Fedele 4, Milano
Stabat Mater di Franz Joseph Haydn
I Civici Cori e Orchestra di Milano Civica Scuola di Musica
Programma
Franz Joseph Haydn (1732 – 1809)
Stabat Mater (1767) per soli, coro e orchestra
I Civici Cori e Orchestra di Milano Civica Scuola di Musica
Eunyoung Shin, soprano
Laure Kieffer, mezzosoprano
Junyoung Lee, tenore
Hyun Kyu Ra, baritono
Loris Peverada, preparatore solisti
Mario Valsecchi, direttore
Info : musicasanfedele@gmail.com

Informazioni al pubblico
Fondazione Culturale San Fedele
Piazza San Fedele 4, 20121 Milano
Auditorium: via Hoepli 3/b, 20121 Milano

Il testo latino e italiano dello Stabat Mater di Franz Joseph Haydn
Testo Latino
Stabat Mater dolorósa
iuxta crucem lacrimósa,
dum pendébat Fílius.
Cuius ánimam geméntem,
contristátam et doléntem
pertransívit gládius.
O quam tristis et afflícta
fuit illa benedícta
Mater Unigéniti !
Quae moerébat et dolébat,
pia mater, cum vidébat
nati poenas íncliti.
Quis est homo, qui non fleret,
Christi Matrem si vidéret
in tanto supplício?
Quis non posset contristári,
piam Matrem contemplári
doléntem cum Filio ?
Pro peccátis suae gentis
vidit Jesum in torméntis
et flagéllis subditum.
Vidit suum dulcem natum
moriéntem desolátum,
dum emísit spíritum.
Eia, mater, fons amóris,
me sentíre vim dolóris
fac, ut tecum lúgeam.
Fac, ut árdeat cor meum
in amándo Christum Deum,
ut sibi compláceam.
Sancta Mater, istud agas,
crucifíxi fige plagas
cordi meo válide.
Tui Nati vulneráti,
tam dignáti pro me pati,
poenas mecum dívide.
Fac me vere tecum flere,
Crucifíxo condolére
donec ego víxero.
Iuxta crucem tecum stare,
te libenter sociáre
in planctu desídero.
Virgo vírginum praeclára,
mihi iam non sis amára,
fac me tecum plángere.
Fac, ut portem Christi mortem,
passiónis fac me sortem
et plagas recólere.
Fac me plagis vulnerári,
cruce hac inebriári
et cruóre Fílii.
Flammis urar ne succénsus,
per te, Virgo, sim defénsus
in die iudícii.
Fac me cruce custodíri
morte Christi praemuníri,
confovéri grátia.
Quando corpus moriétur,
fac, ut ánimae donétur
paradísi glória. Amen.
Il testo italiano

La Madre addolorata stava
in lacrime presso la Croce
su cui pendeva il Figlio.
E il suo animo gemente,
contristato e dolente
una spada trafiggeva.
Oh, quanto triste e afflitta
fu la benedetta
Madre dell'Unigenito!
Come si rattristava e si doleva
la pia Madre
vedendo le pene dell'inclito Figlio!
Chi non piangerebbe
al vedere la Madre di Cristo
in tanto supplizio?
Chi non si rattristerebbe
al contemplare la pia Madre
dolente accanto al Figlio ?
A causa dei peccati del suo popolo
Ella vide Gesù nei tormenti,
sottoposto ai flagelli.
Vide il suo dolce Figlio
che moriva, abbandonato da tutti,
mentre esalava lo spirito.
Oh, Madre, fonte d'amore,
fammi provare lo stesso dolore
perché possa piangere con te.
Fa' che il mio cuore arda
nell'amare Cristo Dio
per fare cosa a lui gradita.
Santa Madre, fai questo: imprimi le
piaghe del tuo Figlio crocifisso
fortemente nel mio cuore.
Del tuo figlio ferito
che si è degnato di patire per me,
dividi con me le pene.
Fammi piangere intensamente con te,
condividendo il dolore del Crocifisso,
finché io vivrò. Accanto alla Croce
desidero stare con te, in tua
compagnia,
nel compianto.
O Vergine gloriosa fra le vergini
non essere aspra con me,
fammi piangere con te.
Fa' che io porti la morte di Cristo,
che abbia parte alla sua passione
e ricordarmi delle sue piaghe.
Fa' che sia ferito delle sue ferite,
che mi inebri con la Croce
e del sangue del tuo Figlio.
Che io non sia bruciato dalle fiamme,
che io sia, o Vergine, da te difeso
nel giorno del giudizio.
Fa' che io sia protetto dalla Croce,
che io sia fortificato dalla morte di
Cristo, consolato dalla Grazia.
E quando il mio corpo morirà
fa' che all'anima sia data
la gloria del Paradiso. Amen.
San Fedele Musica propone alla città di Milano per la Domenica delle Palme un momento musicale meditativo sulla Passione di Gesù, attraverso lo sguardo di Maria, sua madre. Si rinnova la collaborazione con Milano Civica Scuola di Musica, dopo l’esecuzione de La Creazione nella passata stagione, e continua l’esplorazione del corpus di composizioni sacre e d’ispirazione religiosa di Franz Joseph Haydn. Ora è la volta del poderoso e luminoso Stabat Mater, per soli, coro e orchestra che il musicista austriaco compose nel 1767. Dopo la prima esecuzione, lo Stabat Mater prese subito la via per Vienna dove trovò successo e diffusione in tutta Europa. Stupisce l’intonazione haydniana dello Stabat, un testo di per sé intriso di pianto e dolore. Il filone compositivo prevalente era quello napoletano, che derivava in ultima analisi da Pergolesi; Haydn, da questo, sembra volersi discostare e restituisce al testo musicato la dignità propria di un dolore compassato e stilizzato, nobile e molto interiorizzato. Non ci si strazia di fronte alla morte, ma si sta in silenzio, e si piange dentro; questo è lo Stabat Mater di Haydn. Il testo dello Stabat Mater è stato motivo di ispirazione per molti compositori di ogni epoca. Nel XVIII è sicuramente quella di Pergolesi (1736) la versione più diffusa ed ammirata. Lo stesso Haydn doveva averla conosciuta nel periodo in cui visse a Eisenstadt, visto che la chiesa parrocchiale ne possedeva una copia. Nell’affrontare il testo medioevale della Vergine addolorata, Haydn era ben consapevole di avventurarsi in un’impresa difficile. Il grandioso risultato ottenuto, forte di una sorprendente varietà di intonazioni e ispirazioni, divenne successivamente un modello a cui guardarono con interesse altri compositori, come ad esempio Rossini che scelse, per il suo capolavoro sacro, la stessa tonalità di sol minore. Nello Stabat Mater, Haydn raggiunge quindi un esito del tutto originale rispetto al filone dominante della tradizione italiana, che derivava da Pergolesi, riuscendo ad offrire al testo musicato la dignità propria di un dolore misurato, interiore, sublimato e silenzioso, fedele specchio della tradizione cattolica austriaca. La prima esecuzione dello Stabat Mater avvenne nello stesso anno di composizione a Eisenstadt, nel 1767, ma il vero battesimo della composizione si ebbe successivamente a Vienna. Era accaduto che Haydn avesse inviato a J.A. Hasse, il principale compositore allora attivo in Austria, una copia del lavoro da poco ultimato, e scrive: «con la sola intenzione che, nel caso qua e là io non avessi reso adeguatamente parole tanto significative, il maestro, tanto bravo in ogni genere musicale, potesse rimediare a queste carenze». In segno di stima Hasse lo invitò ad eseguire lo Stabat Mater nella capitale. E fu proprio da Vienna che, dopo i successi del 1771, lo Stabat Mater conquistò l’Europa. Le copie presenti nelle biblioteche di Roma, Napoli, Madrid, Parigi, Londra confermano l’estrema popolarità dell’opera. Nelle epoche successive, come accadde a molte altre composizioni di Haydn, lo Stabat Mater cadde in oblio per essere, solo di recente, ricollocato nell’evidenza che merita. Gli strumenti stilistici impiegati, la ricerca continua di precisione espressiva, l’aderenza delle figurazioni al testo, la costruzione di piani sonori profondamente antitetici e repentini, il ricorso ad armonie ardite intrise di cromatismi estremi collocano lo Stabat Mater nella poetica preromantica dello “Sturm und Drang”. Colpisce come l’eccezionale efficacia e penetrazione della composizione sia ottenuta con un ampio ricorso agli andamenti lenti e con un magistrale impiego delle tonalità minori delle quali lo stesso Haydn non era solito avvalersi. Eppure, grazie ad una fervida immaginazione musicale che utilizza sapientemente le diverse tonalità in base allo specifico carattere affettivo che la teoria estetica settecentesca attribuiva loro, ogni brano ha un carattere unico, inconfondibile. Un risultato ancor più ammirevole se si considera la sobrietà dell’organico orchestrale che prevede, oltre alle quattro voci degli archi, due oboi, sostituiti dal suono più malinconico di due corni inglesi nei due brani in mi bemolle (O quam tristis et afflicta e Virgo Virginum praeclara), e un fagotto facoltativo a rinforzo del basso. L’architettura del lavoro utilizza come punti di snodo cinque brani corali, ben tre dei quali prevedono comunque ampi interventi dei solisti. Altro elemento di rilievo è la ricchezza di immagini musicali associate alla parola. Nel primo brano, forse il più riuscito dell’intera opera, questa abilità raggiunge vertici che sarà difficile per lo stesso Haydn eguagliare anche nella più avanzata maturità.


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