Ma Verdi non era un genio

25 Febbraio 2010
Ma Verdi non era un genio:La musica è finita
 
Ad ogni mia tirata contro Giuseppe, mi sento spesso replicare da amici musicofili che «non puoi giudicare un compositore con criteri politici». [Infatti si dovrebbero usare criteri musicali, ammesso di averne!!]
L'obiezione è il riflesso condizionato dovuto all'incancrenirsi e incattivirsi del mito e della menzogna, del colossale ed epocale abbaglio, dall'Ottocento a oggi.
Si sa: una menzogna ribadita e ribattuta innumerevoli volte diventa infine verità.
E tanto trombette e tamburini han ripetuto la solfa, sfondandoci le orecchie coi va' pensiero e le traviate e le battaglie di Legnano e i doncarli, che l'Italia musicale pare non esser che iniziata e compendiata da Verdi.
Va detto allora con chiarezza: Verdi non è ciò che ci spacciano.
Non un genio, non il padre della musica italiana. Nemmeno, e men che meno, l'erede della superba e sontuosa Italia musicale settecentesca.
Della musica e di questa sua tradizione Verdi è anzi l'affondatore. [Abbiamo trovato un novello Arrigo Boito!!!!!!!!!]
Piero Buscaroli sintetizza questa verità così: «la monomania [Monomania? o monotonia?] del melodramma verdiano aveva piombato l'arte italiana, devastando e seccando, fino alle ultime radici, quella che era stata per secoli la sua tradizione vocale aulica e la sua ricchezza polifonica e strumentale» (in Wagner e l'Italia. Memorie, documenti, immagini, Press Club editore).
Io aggiungo che tale tradizione fu resuscitata e innalzata da Giacomo Puccini, bistrattatissimo ma autentico genio, gabellato con frode per successore di Verdi.
Basta leggere i documenti a disposizione di tutti, e finalmente ascoltare come si deve la sua musica, per rendersi conto che del cosiddetto Cigno di Bussetto Puccini se ne fregava.
Felix Mendelssohn e più ancora Hector Berlioz, nei loro rispettivi viaggi in Italia nel 1830 e nel 1831, ebbero a tracciare l'elettrocardiogramma dello stato dell'arte musicale: piatto. [Ma che peccato!! Era piatto nel 1830/31 e pensare che Verdi inizia a scrivere la sua prima opera quasi dieci anni dopo nel 1839!!!!!!!!! Mi sa che l'elettroencefalogramma magari si era risvegliato, perchè con elettrocardiogramma piatto era morte certa ma con Verdi c'è la Resurrezione!!]
Registravano la fine di un'epoca, già consumata da circa cinquant'anni. [1830 - 50 = 1780 allora anche Cherubini e Rossini sono da buttare!! E Beethoven che sciocco ad ammirarlo!!]
Ad un certo punto si strinse un ineffabile patto tra le Muse e Clio: l'Italia più non doveva essere la patria musicale d'Europa qual era stata, e il testimone traslocare altrove, in Germania ed Austria sopra tutte le altre nazioni. Destini e misteri, non d'altro si può parlare: bisogna solo prenderne atto.
Ma quel Paese che s'andava facendo -sappiamo oggi finalmente come e perché e come ne sia uscito e proseguito- aveva però pur bisogno d'un menestrello.
La propaganda attraverso l'arte non è invenzione del Novecento.
Il mito laico ed antispirituale s'andava espandendo, e forse non ha precedenti per innervazione sin nei più reconditi gangli e sgabuzzini sociali.
E allora Verdi.
E allora l'Italia peggiore si bevette di tutto, credendo che anche la produzione meno politica del bussetano fosse da salvare.
Se sussiste poi ancora qualche dubbio sul rapporto musica-politica in Verdi e sulla macchina che produsse e produce riflessi pavloviani, ci si legga i lavori di Giuseppe Rausa, meritorio e coraggioso storico della musica, dove la faccenda è sistemata per bene.
Mi chiedo poi come sia possibile anche solo "pensare" a Verdi, sapendo che nell'Europa di quel tempo si ergevano giganti quali Beethoven (defunto nel 1827!!), Wagner, Brahms, Bruckner, Richard Strauss.
E sapendo che l'Italia "pre-verdiana" aveva ospitato le aguzze punte di Domenico e Alessandro Scarlatti, Cimarosa e Pergolesi, e Vivaldi e Monteverdi, e tanti altri, e che, estinto Verdi, vedrà sorgere il Gran Lucchese. [att.ne non il GRAN TURCHESE, quello che si mangia a colazione tutta la storia precedente!!]
Ma forse ci meritiamo quella musica fracassona e vuota di idee e concetti, quei libretti retorici, non meno che arroganti e impoetici, infelici come siamo nell'angusta retorica che forgia storie ed estetiche di comodo. Beato invece quel popolo che avendo già eroi altri non ne va cercando, né meno ancora fabbricando, e accetta serafico la propria sorte.
Questa vicenda, italiana ed europea, va compresa sino in fondo, al fine di poter edificare una storia della musica non ideologica né storicistica, ma che allontani il punto di osservazione sino ad ammirare un panorama del tutto più corrusco e verace.
Tenteremo di farlo nelle prossime rubriche.
Luca Bistolfi
[Signore a cui vanno tutti i nostri complimenti, spero che almeno ci abbia provato a sentire qualcuna delle opere di Verdi!! Sembra incredibile che nel 2010 ci sia ancora chi possa esprime certe idee così balzane. Probabilmente non avrà mai sentito ne Fidelio ne Donna senz'ombra ma cento volte Turandot. Che non è un male di per se, ma io non sapevo che potesse danneggiare il cervello, me ne accorgo solo ora leggendo quest'articolo.]
 
 
 

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