2020_05_03 Melodramma, un morto che cammina - 1955

RICORDIANA Anno 1 N.5 Giugno 1955

Tratto dalla RIVISTA  MENSILE   DI   VITA   MUSICALE NUOVA  SERIE  Un morto che cammina (Alceo Toni)

Un morto che cammina?

È il melodramma!
È morto per chi osserva il suo precipitante decadere cioè la carenza del suo repertorio moderno, inesistente, anzi, quale espressione artistica universalmente accettata, e pensa ad altre forme ed attività artistiche, come il poema epico in versi e in rima, anch'esse per secoli coltivate ed esaltate, ed oggi da nessuno prese a oggetto di esplicazione, né richieste e gradite.
È vivo considerando non solo le folle che si trascina dietro, ma pure e soprat­tutto gli accesi entusiasmi che suscita, non avvertibili per altre manifestazioni dello spirito artistico.
Che non vi siano oggi autori melodrammatici e opere liriche assurte alla popo­larità universale assoluta, è certo cosa che fa pensare, e può indurre all'affer­mazione disperata che s'è detta. Che tutto tramuti, decada e si evolva quaggiù è pur cosa non pensabile soltanto, ma accertata e accertabile ognora. Sin dal suo sorgere, il melodramma si è avviato al suo divenire, deciso, sicuro, senza soste. Nel suo sviluppo secolare non ci sono mai stati arresti: non si è dato mai che non legasse fortune a fortune, che non avesse una continuità, come diremmo oggi, immanente ed evolutiva insieme. Dal Catalogo di tutti i Drammi in musica recitati nei teatri di Venezia dal 1637 al 1745, compilato da Antonio Groppo, un inventario di nomi e di dati preziosissimo, si vede come il reper­torio lirico si rinnova di anno in anno: come gradualmente cangia, come evolve, come passa rinnovato e trasformato da stagione a stagione, fenomeno o rispondenza estetica di costume, o se volete dire, anche di moda. Pensate al seguito storico di tali notizie incominciando dal settecento dell'opera comica, e da uno dei suoi più celebrati cultori, che non nomino a caso, Giovanni Paisiello. Da questi si modula a Rossini, da Rossini a Donizetti a Bellini a Verdi. Da Verdi a Puccini a Mascagni a Giordano. Poi?
Qui è la rottura di una catena di ininterrotti anelli consequenziali e tradi­zionali.
Il filo del legame storico è perduto.
Si badi. La constatazione che sto per fare non involge un giudizio di demerito o di riprovazione critica. È un semplice dato di fatto.
Dopo Puccini, per dire un nome comprensivo di uno spirito e di un'età teatrale, chi ha raccolto l'eredità di essa, chi la continua con gli entusiasmi universali che a sua volta essa ereditò e rinnovò?
Mi direte della fresca vena dello Zandonai e di certe sue incisive accentuazioni drammatiche. Ricorderete la bella assimilazione wagneriana del Montemezzi. Ci troveremo ad ammirare la nobile concezione del dramma lirico del Pizzetti e a sentire le suggestioni del suo lirismo patetico, tra arcaico e popolaresco. Fatti particolari, squisitezze di contorno, studiata elevatezza di ispirazione arti­stica. Ma l'opera trionfale che ha conquistato il mondo città per città, com'è avvenuto per i grandi autori dei secoli passati, dov'è? 
Badate: mi son rifatto all'operismo italiano moderno, ma il discorso non cambia se lo si porta a dire di qualsiasi paese musicale d'ogni angolo della terra civile. Ora, si è parlato e si parla di frattura fra la sensibilità e la concezione artistica dei musicisti moderni e la cultura e le possibilità emotive del pubblico, delle folle attratte agli spettacoli lirici, ossia del popolo, non inteso in senso sociale ma etnico. 
Qui opporrei una serie di domande. 
È questa una frattura impu­tabile alla crassa ignoranza di quest'ultimo, alla sua pigrizia mentale che ama le posizioni da tempo occupate, che s'appaga del già udito e conosciuto, che non è punto da nessuna curiosità intellettuale, ma ama il rimuginare quanto-da tempo ha ingerito e non brama altr'esca? Sarebbe il nostro tempo un tempo  musicale di misoneisti [ndr Atteggiamento di avversione verso ogni novità, soprattutto nel campo politico e sociale, ma anche nella letteratura, nelle arti, nel costume, ecc.], refrattari alle sollecitazioni dello spirito moderno, in­capace di intendere il tono espressivo di una voce nuova?
Misoneista e tenacemente tradizionalista il nostro mondo, in generale, nessuno» oserebbe dire. C'è mai stata e ci può essere un'età immobile, stazionaria, dica spiritualmente e mentalmente? Non contrasterebbe con il dinamismo cosmico incessante, che tutti ci influenza e condiziona?
Del resto a restare proprio in musica, come spiegare il propagarsi mondiale della musica jazzista, i suoi successi popolari e non popolari soltanto, addi­rittura travolgenti?
Abbandoni e dilettazioni, queste, edonistiche? 
Sì ma di natura tutt'altro che abitudinarie, non ferme a modi usuali, non sonnacchiosamente attardate su luoghi comuni, e bisogna pur ripetere che il nostro tempo è invece per defini­zione e per constatazione incontrastata, un tempo dei più dinamici che la storia riscontri, aperto a tutte le curiosità, audace e pronto a seguire ogni idea, ogni iniziativa, ogni pratica di vita, sin la più spericolata, proprio fuor dell'usato, innovatrice, addirittura rivoluzionaria nel senso sconvolgitore di inveterate abitudini. Allora?
I musicisti avrebbero quindi camminato più del loro tempo? 
Sarebbero giunti a distanziare incommensurabilmente i poveri comuni mortali 
e le loro opere li chiamerebbero ad innalzarsi ai culmini massimi del pensiero:
 cose della ingegnosità cerebrale più che della fantasia artistica? 
Le loro musiche sareb­bero così progredite che non si saprebbero avvicinare e comprendere senza un'iniziazione di esse lunga e profonda?
Saremmo all'assurdo più sopra avvistato: a un impossibile accordo fra l'artista segnacolo e interprete della propria epoca e l'epoca stessa. So che mi obbietterete il facile caso dell'artista, anzi del genio incompreso. Ma nel fatto che osserviamo non si tratta affatto del singolo ingegno che precorre i tempi, che si pone all'avanguardia di un nuovo cammino artistico, dell'uomo nuovo, in­somma. 
Qual'è il genio innovatore, rivoluzionario del nostro secolo? 
Non uno, ma tre, quattro, cinque si son proposti per questo alla considerazione univer­sale, sospinti non soltanto dalla loro industriosa sollecitazione pubblicitaria, ma affiancati, inneggiati da procaccianti imitatori e da imbonitori ed esegeti critici. 
È ormai un mezzo secolo che teorie e teorizzatori di nuovi verbi musi­cali si avvicendano contrastandosi sulla scena della vita musicale, ma l'abbiamo il nuovo vessillifero di essa che sotto la nuova bandiera abbia raccolto e paci­ficato ogni tendenza avvenirista? 
C'è il musicista che fa epoca? Abbiamo un Wagner, un Verdi, un Puccini, a ricordare soltanto nomi di ieri di ben deci­siva e dominante personalità?
Osservando che nessun melodramma moderno ha conquistato il consenso dell'uman genere, che i cultori di esso si dibattono variamente sia nell'ascrivergli questa o quella funzione estetica, sia nel concepirlo in questo o in quel senso, nessuno ha riflettuto che il medesimo problema è ugualmente agitato ed insoluto nell'ambito della musica cosiddetta pura? 
Va bene, non c'è un melodramma moderno, dei nostri giorni, che appaghi entusiasticamente da un punto all'altro del globo. Ma c'è parimenti una musica di oggi ugualmente accettata in ogni angolo della terra, tipica, esclusiva della sensibilità dominante, aderente e confacente in tutto agli impulsi della nostra cantabilità in particolare e, in generale, della nostra musicalità?
Il melodramma si è sempre sostanziato di musica: è un'azione scenica che
si anima e si potenzia con fattori predominantemente musicali,
nelle forme e negli spiriti della natura di essi. 
Ogni epoca ha avuto il melodramma proprio della propria musica, secondo s'intende, se volete specificare, l'indole e i caratteri essenziali dei vari paesi ove potè fiorire. 
Non do esempi che chiunque li trova subito da sé. Ma dunque se non avvertiamo che ci sia o se addirittura non c'è una musica essenziale, esclusiva del nostro tempo, universalmente riconosciuta ed accettata, come possiamo accorgerci che ci sia, e come può esserci il melodramma tutt'affatto nostro, della nostra esclusiva musicalità e drammaticità?
Non si può quindi a rigor di logica, parlare della morte del melodramma, ma semmai della musica.
Ma qui si entra in un altro discorso ancor più lungo, e bisogna rimandarlo ad altro momento.

articolo di ALCEO TONI

2020_05_02 VINCENZO BELLINI La vita, l'uomo, l'artista edizione 1935

G.T. DE ANGELIS
VINCENZO BELLINI
La vita, l'uomo, l'artista

Un volume con una originale prefazione.
Per intenderci...
Quella ventata di positivismo e di criticismo che nel secolo scorso scombuiò le diverse ramificazioni della nostra cultura (filosofia, scienza sociale, estetica, psicologia, morale ecc.) può ben dirsi per certi capi benedetta. Caddero così sul suolo, come le foglie morte dell'autunno, certe concezioni tutte accademiche e rettoriche dello studio, certe tradizioni burocratiche che vincolavano la vita dello spirito critico impedendo il libero germoglio delle idee nuove. Tutta una sovrastruttura di stucchi barocchi e di adornamenti in cartapesta sgretolarono per quella ventata alquanto provvidenziale, dalle volte del tempio della verità e della bellezza, lasciando scorgere finalmente gli eterni affreschi della vita, come li sa produrre l'umanità genuina.

2020_05_02 RICORDIANA Novembre 1995 si parla di Vivaldi e di Bayreuth

RICORDIANA Anno 1 N.9 Novembre 1955
Antonio Vivaldi
Quando il presente non faceva rimpiangere il passato, i musicisti, coll’atto di morte, sparivano pure dalla vita musicale. Cosi fu per Claudio Monteverdi, del quale si ricordava come cosa lontana, quasi leggendaria, il solo Lamento di Arianna; eppure al suo tempo fu considerato un Dio: il divino Claudio. Era forse preferibile che la vita continuasse noncurante di chi non è più su questa terra, anziché impagliare i morti, come si fa ora. Gli imbalsamatori sono abili, scaltri, ma l'idolatria abolisce il controllo su ciò che in realtà rappresenta l'idolo, sia pure un pelo della barba del Profeta o un dente d'elefante.
Da tre quarti di secolo si innalzano, spesso con materiale molto friabile, i piedistalli sui quali i geni musicali dovrebbero toccare il cielo.
E' sorta in tal modo una autentica torre di Babele, o, per meglio dire un conglomerato di torri di Babele in cemento armato (armato di malafede) vuote all'interno per potervi insediare l'amministrazione di tutte le speculazioni musicali. La vera torre di Babele non raggiunse il cielo perché gli uomini finirono col non comprendersi più, esattamente come accade nella Babele musicale: l'incomprensione ha fatto perdere ogni più elementare senso di pudore.
Le esumazioni ebbero inizio il giorno in cui l'arte contemporanea vestì il saio del mendico, quando cioè a Beethoven era succeduto, erede universale, Johannes Brahms, autore della decima Sinfonia.
La musicologia divenne allora l'unica risorsa per i compositori falliti, i quali per non fallire una seconda volta, vestirono alla moda corrente i compositori del passato. Qualora li avessero lasciati com'erano, urtando contro il gusto corrente, avrebbero forse subito la stessa sorte dei compositori che rappresentano veramente il nostro tempo.
Le rielaborazioni, gli adattamenti e perfino le edizioni accademiche di opere antiche contribuirono a chiudere un'altra via d'uscita alla musica contemporanea la quale, più vicina all'antica che a quella dell'Ottocento, avrebbero potuto allargare un po' gli orizzonti del disorientato ascoltatore. Invece, facendo di Palestrina un maestro da chiesa di campagna, di Monteverdi (vedi le elaborazioni di Vincent d'Indy) un Wagner alla casalinga e di Vivaldi un classico del primo Ottocento, insomma l'approfittare dei morti per penetrare nella già circoscritta vita musicale dei concerti e del teatro, doveva, per forza di cose, annullare ogni possibilità di influire sulla evoluzione non della musica ma di coloro che credono di amarla.
Antonio Vivaldi più degli altri si prestava a equivoche interpretazioni, che già Giovanni Sebastiano Bach aveva dato l'esempio, soltanto che le sue elaborazioni si dice che da principio non citasse il vero autore del Concerto per quattro clavicembali (e di altre opere vivaldiane delle quali s'era invaghito) rispettavano naturalmente lo stile dell'epoca, e poi Bach era Bach. Negli ultimi vent'anni, direttori d'orchestra, musicologi, compositori si gettarono addosso al prete rosso per servircelo poi, malamente digerito.
La vita di Antonio Vivaldi è avvolta in quel mistero che a Venezia è sempre stato conseguenza del pettegolezzo. Vivaldi era prete ed era rosso, singolare contrasto! Non diceva Messa perché ammalato, tanto ammalato che alcune dame pietose quanto belle, si sacrificavano accompagnandolo nei viaggi e tenendogli costantemente compagnia. La città mormorava, tanto mormorava che non prima del 1724 (cioè all'età di circa 50 anni) si è potuto nominarlo (e della sua nomina non esistono documenti irrefutabili) « maestro » alla Pietà.
Antonio Vivaldi visse a cavallo di due secoli, ma leggendo del suo incontro con Carlo Goldoni, si ha l'impressione di vivere a Venezia al tempo di Baldassarre Galuppi e di Alessandro Longhi.
Nelle Memorie il Goldoni racconta della sua visita al Vivaldi e descrive molto vivacemente il prete rosso, le sue reazioni, la infatuazione per la sua allieva: madamigella Giraud. Egli si fa trovare assorto nella lettura del breviario che getta irriverentemente per terra quando il Goldoni lo entusiasma improvvisando i versi per un'aria adatta alle qualità canore di madamigella Giraud. Viaggiò quasi sempre per la rappresentazione dei suoi melodrammi, eppure la sua fama di violinista era ormai volata molto lontano e di molto aveva preceduto quella del compositore, ma allora i compositori viaggiavano più dei « virtuosi » perché questi dipendevano da quelli.
Nella vignetta del non più enigmatico frontespizio del “Teatro alla moda” di Benedetto Marcello, Antonio Vivaldi è raffigurato come angelo che suona il violino e sta ritto sul timone per guidare la barca del famoso impresario Orsatto, anzi con le ali la sospinge, la « fa andare avanti ». Ciò nonostante la sua attività di compositore melodrammatico è secondaria, « pratica » : essa gli dava da vivere.
La nota con la quale, in una partitura autografa, dichiara di aver scritto in « cinque giorni » un certo melodramma, è un'altra prova dell'esistenza di due Vivaldi, uno alla moda che forniva le opere necessarie per alimentare i teatri che allora si nutrivano esclusivamente di novità [ndr il cosiddetto repertorio nasce molto tardi alla fine dell’800] , l'altro bizzarro, originale e di una fecondità non compromessa dai bisogni della vita quotidiana.
Nei Concerti per orchestra (non c'era ragione per comporli con l'orologio alla mano) la sua fantasia è molto più sbrigliata che nelle opere teatrali, non sappiamo però, né ci interessa saperlo, con quanta rapidità siano stati composti: certo, sono parecchi.
I titoli: Concerto delle stagioni, La Notte, Il Riposo e molti altri ancora, non sottintendono un programma, ma corrispondono piuttosto a una visione squisitamente poetica, talvolta pittorica, non pittoresca. Se si pens'a alle opere di Arcangelo Corelli (1653-1713) e dei suoi seguaci, non si riesce a scoprire da dove discenda Antonio Vivaldi.
II prete rosso vive, come tutti gli innovatori, fuori del tempo ; il suo stile è quello della sua epoca, e lo ha imposto a quasi tutta la musica del XVIII secolo.
Non minuetti graziosi, né le solite gighe, bensì nuovi ritmi, inaspettate forme di espressione.
Ascoltando per esempio il concerto La Notte si sente che è notte profonda, impenetrabile. Non si può analizzare Vivaldi, non si deve rompere l'incanto abbandonandosi a una inopportuna e sterile retorica. Trattenere il respiro, ascoltare religiosamente si deve, e infine ringraziare le dame pietose che l'hanno aiutato, non vogliamo sapere come, a creare tanti capolavori.
Chi voglia curare l'edizione delle musiche di Antonio Vivaldi, non deve illudersi di fare grandi scoperte, né di risolvere gravi problemi, basta non cedere alla tentazione di trasformare Vivaldi in un Beethoven, alterando le armonie, i valori ritmici, ecc., ecc.
Un musicista che interpreta Vivaldi deve essergli legato spiritualmente, comprendere la sua musica e per pubblicarla non occorre il medico chirurgo, basta l'umile copista, fedele, attento e diligente.
Guai ad aggiungere legature che queste alterano il fraseggio.
L'arco due secoli fa era meno lungo di quello d'oggi, perciò il carattere lirico di molta musica vivaldiana viene appunto determinato da questo materialissimo particolare.
E' stolido anacronismo l'aggiunta delle legature per il fatto che oggi si fabbricano archi più lunghi di allora.
Il prete rosso è rosso perché brucia ed è prete perché è un mistico, ma egli è anzitutto umano e non ha bisogno di collaboratori, bensì di servitori.
Va ascoltato con gli occhi chiusi e la mente aperta.
Ma poi? Quale può essere presentemente la sua influenza?
Certo Vivaldi è un primitivo, una forza primordiale.
Non esiste di lui alcun scritto sulla sua estetica.
Claudio Monteverdi al principio del XVII secolo annunziava e difendeva la sua « seconda prattica » rispondendo al canonico Giovanni Maria Artusi il quale non era critico di professione bensì un teorico che sapeva di musica e temeva che il Monteverdi compromettesse l'esistenza del suo trattato “L'Arte del contrappunto” (1586-1589).
Il prete rosso lo immaginiamo invece con l'orecchio contro il violino per meglio ascoltarsi, per la gioia di vibrare col suo istrumento, noncurante di ciò che la musica fu prima di lui, e sarà dopo la sua scomparsa.
L'inizio dei concerti ha per lui valore tematico e così pure il ritorno dell'idea principale ; il resto è riservato al suo piacere come se nessuno l'ascoltasse, e sono arpeggi e scale che si ripetono come cibo preferito da un buongustaio metodico e intransigente.
Oggi i Concerti di Vivaldi, nella loro veste originale, riscuotono in tutto il mondo molti consensi perché con la loro vivacità e spensieratezza reagiscono alla severità dei classici, pur non rappresentando una reazione contro checchessia.
Mentre l'arte musicale nostra contemporanea è combattuta dalla speculazione degli orecchianti e dalla sapienza dei neo-pitagorici, l'arte di Vivaldi offre con la sua meravigliosa vivacità un ristoro agli assetati di musica, rinfresca lo spirito tanto che la mente riposata può concedersi il lusso di pensare e di chiedersi perché dopo Riccardo Wagner non ci sia più pace nel mondo dei suoni.
Vivaldi ci ammonisce : egli visse in pace con se stesso, tanto che i suoi compatrioti lo han lasciato morire miseramente a Vienna il 28 luglio 1741.
Il funerale costò 19 fiorini e 45 soldi e suonarono « le campane dei poveri ».
Articolo di GIAN  FRANCESCO  MALIPIERO

RICORDIANA Anno 1 N.9 Novembre 1955
Il "nuovo stile" scenico nel teatro wagneriano a Bayreuth
Da parecchi anni molte riviste musicali tedesche, specialmente quelle « d'avanguardia », e talune d'altre nazioni vanno elogiando il rinnovamento scenografico e mimico promosso nelle rappresentazioni al teatro wagneriano di Bayreuth dai nipoti di Riccardo, figlioli di Sigfrido, e soprattutto da Volfango. L'opportunità di conoscere e giudicare tale innovazione e insieme il desiderio di risentire i drammi di Wagner nella sede da lui fondata e curata, mi hanno indotto al viaggio estivo e riposante.
La lettura di opuscoli informativi, dei giornali locali, e le più insistenti voci del pubblico, subito avvertivano che in realtà non l'integrità dell'arte da Riccardo stessa fissata nei vari elementi drammaturgici traeva tanta gente nella provinciale cittadina onorata da un tal tempio, ma il « superamento », la « modernizzazione », la « personale interpretazione » scenica.
Appunto la « novità » incuriosiva i nuovi pellegrini, li elettrizzava e disponeva a letizia e soddisfazione.
Indiscussa ammissione del fatto nuovo. Tale inclinazione non è propria della maggior parte del pubblico che si reca a Bayreuth, ma diffusa, si sa, ovunque, ed incoraggiata e goduta. D'altro canto non mancano là e altrove resistenze, opposizioni, sdegni.
Per veder chiaro bisogna formulare un preciso e generale quesito:
quale convinzione storica ed estetica guida al radicale mutamento dell'apparato d'un melodramma, sia antico, sia moderno, che nei tre elementi, il verbale, il musicale e lo scenico, è di fatto una unità, e ha la sua data storica, come momento dell'artista e del gusto sociale?
Questa proposta di ragionamento non ha di solito, e non potrebbe avere, una ragionata risposta. Per lo più si dice: — Oggi così usa, così si fa, si vuoi fare così. — E sono affermazioni del gusto mutevole. Da parte la moda, occorre toccare il problema perenne, e sostenere i concetti di unità, di intangibilità dell'opera d'arte, di fedeltà interpretativa, opposti ai preconcetti rotanti attorno al « moderno sentire e volere », i quali suggeriscono considerazioni soltanto pratiche e, spesso, commerciali.
Non si ha qui spazio per trattare il vasto problema (che ho svolto, mi permetto di ricordare, nel saggio incluso nel volume “Tempi e aspetti della scenografia”, Torino, lite, 1955), ma solo per scegliere fra le molte osservazioni le impressioni durante l'udizione dell'Anello del Nibelungo, (riferite nella Stampa del 9, 11 e 17 agosto 1955), quelle che meglio mostrano la consistenza del così detto « nuovo stile » o « svecchiamento » clell'inscenatura minuziosamente prescritta e approvata da Riccardo, e i risultati.
Affermando il principio dell'intangibilità, non si pretende, è ovvio, la rinuncia o quegli odierni meccanismi atti a vincere le difficoltà ed evitare le manchevolezze, talvolta enormi, che gli inscenatori di ottant'anni fa non poterono dominare.
Si esige che la complessa concezione dell'artista creatore non sia abolita, né falsata.
Qui, a Bayreuth, dove l'esecuzione vocale e strumentale era ottima, e fedele l'interpretazione, la rappresentazione parve impropria, conturbante, nemica.
Per lo più soppresse le azioni dei personaggi, cangiati gli atteggiamenti e le figure, sostituite alle pittoriche immaginazioni di Wagner quelle di tempi posteriori, dei quali egli sarebbe stato il profeta, l'unità drammaturgica risultò infranta.
Fra le felici soluzioni di ardue inscenature è da citare nella Vigilia la rappresentazione del Reno. Striature verdi e gialle luminosamente proiettate su cortine di veli danno l'immagine della corrente. Le Ondine vagano in varia altezza, mai emergendo, scendono, salgono invisibili gradini, corrono, giuocano, inseguono Alberico. Ed ecco perfezionato uno spettacolo difficilmente realizzabile. Una piacevole vista, ma del tutto contrastante col sentimento del dramma, è invece quella del funebre corteo di Sigfrido. Una lunga teoria binaria di uomini va lentissima verso il lontano fondo del palco, tutta avvolta, soffocata, in un cinereo grigiore; è come un pastello tenue, morbido, delicato. E perciò fa a pugni con la dinamica energia dell'espressione della musica, con l'epico, solenne, eroico, fragoroso epicedio. Sgradevole turbamento dell'attenzione.
Questa regia è talvolta minuziosa, realistica, nell'esporre gli oggetti necessari, per esempio quelli della fucina di Mime, talaltra priva di indicazioni, come nel primo atto della Valchiria; quasi al buio, non c'è tavolo, sgabello, panca; un piccolo braciere fa le veci del camino: non si sa donde i personaggi escano; Hunding non è armato; soppressa la porta «della primavera». E il frassino? Striature. L'elsa? Una lampadina elettrica d'un quarto di candela. Così tutta l'azione è annullata. Brunnhilde appare poi, non balzante di roccia in roccia, ma ritta di fronte a Wotan. Monotonia delle positure. Al terzo atto, non « culmine di montagna rocciosa », non « foreste di pini », non armi alle Walkirie, e niente fiamme attorno a Brunnhilde assopita. Soltanto veli scarlatti.
Tanto la musica guizza, tanto la scenografia s'appiattisce.
A diecine s'annoterebbero altre trasgressioni.
La rappresentazione oscilla fra l'osservanza e la trascuratezza delle disposizioni di Wagner, fra il verismo e l'allusivo; meglio, fra il visibile e l'incomprensibile. Equivoca, s'illude di trascendere con l'astrazione quelle necessarie finzioni, la cui materialità Wagner già elesse segni della fantasia e della poesia sue.
Il « nuovo stile » domina i costumi, i trucchi, la mimica.
Ciarpame vien considerato l'armamento e il vestiario prescritto.
Via, i cimieri, gli scudi, le corazze. Le cinque Walkirie non han neppure la lancia. Quando Siegfried ridesta Brunnhilde non ha da « tagliare dalle due parti dell'intera armatura i fermagli ad anello della corazza e togliere gli schinieri». Il palpitante momento della femminile rivelazione è ridotto alla lesta scucitura d'una tunica. Wotan non porta mai il cappello, né nasconde l'occhio. Siegfried, anziché tener Nothung infilzata nella cintura e sempre a portata della mano, l'abbandona ora qua, ora là, quasi distrattamente. Hunding è del tutto inerme. L'esclusione dei bellici strumenti non solo sguarnisce gli eroi, ma anche priva la partitura d'un singolare contributo rumoroso. Infatti i Guerrieri di Gunther non hanno scudi, e perciò non « cozzano le armi con fragore » e ritmicamente.
E non si sa perché si faccia così.
Articolo di ANDREA DELLA  CORTE



2020_05_02 Straordinaria novità del 1955 il Giradischi LUXOR

Una straordinaria novità,
il giradischi svedese completamente automatico
LUXOR
esclusività per l'Italia
Con una sola manovra si ottiene:
• la messa in moto alla velocità desiderata
• il cambio della puntina
• la ricerca del primo solco sonoro
Il cambiadischi funziona con dischi diversi, anche se mescolati.
giradischi  L.  22.000
(con  supporto  di  metallo L. 24.000) -  cambiadischi L. 42.000
PREZZI AL PUBBLICO
G.RICORDI & C. S.R. L.
Milano, Via Berchet, 2



Inserzione apparsa su RICORDIANA rivista della Casa Ricordi nel numero di Luglio-Agosto 1955.
Se non avessi conservato nell'archivio di Concertodautunno questi reperti sembrerebbe incredibile ma questa era la straordinaria invenzione e a prezzi folli per allora, figuratevi che nel 1970 ben quindici anni dopo lo stipendio mensile di un tecnico elettronico al primo impiego era di 120.000 Lire.
Un quinto dello stipendio mensile era necessario per l'acquisto,  rapportato ad oggi con uno stipendio di 1.200€ costerebbe 240€.

2020_04_25 Un Blog che è una vera miniera per gli appassionati della lirica

La "pazza mentalità da collezionista", e la fine dei giorni.

Anno 2020 primavera di epidemia per l'infezione mondiale da Corona Virus (Covid-19) un tempo per restare in casa sperando di salvarsi e nel contempo scorrere pagine e pagine di pubblicazioni on-line sino ad imbatterti in un BLOG che ha una raccolta incredibile di omaggi ad artisti lirici che non sono certo conosciuti da tutti ma che vale la pena scoprire.. Ecco la traduzione di come l'autore si presenta.


Fri, 23 November 2012 What was I thinking?????
My very dear opera friends,
                     You may or may not understand a "crazy collector's mentality," but as I approach age 77, I look around and feel that some day I do not want my enormous collection to go into a dumpster. My joke is that when I met Anja Silja a few years ago after a Jenufa, I asked her for the Elena Makropolous formula so I could have 356 years more to listen to my tapes. She must have thought "who is this nutcase?"

Venerdì 23 novembre 2012 Cosa stavo pensando?????
Miei carissimi amici dell'opera,
Potreste capire o meno la "pazza mentalità da collezionista", ma mentre mi avvicino all'età di 77 anni, mi guardo intorno e sento che un giorno non vorrei che la mia enorme collezione [musicale] finisca in un cassonetto. Ho incontrato [il soprano] Anja Silja qualche anno dopo una sua Jenufa, e le ho chiesto [quale fosse la sua] formula [per cantare ancora] Elena Makropolous in modo da poter avere [ancora] 356 anni in più per ascoltare i miei nastri. Deve aver pensato "chi è questo pazzo?"
                I have been discarding reels and cassettes (ever hear of them?), but what remains is still an enormous collection of CD's,VHS videos, and LP's, not just the items I used for a 25 year "Pirate business" but lots of commercial material. For example, do you know anyone who has over 50 Elektras or every Ring that was ever recorded?
Ho scartato bobine e cassette (avete sentito parlare di queste?), Ma ciò che rimane è ancora un'enorme raccolta di CD, video VHS e LP, non solo gli oggetti che ho usato per 25 anni per fare il "business pirata" [registrazioni pirata di esecuzioni live], ma molti materiali normalmente in commercio. Ad esempio, conoscete [forse] qualcuno che ha oltre 50  edizioni di Elektra [R.Strauus] o ogni tutte le edizioni del "Ring" [R.Wagner] che siano mai state registrate?
                  I look around and wonder what I was thinking when I would visit Tower Records after a Met performance and buy something like the complete works of Heinrich Schlachenheimer (??)This is why I am so glad Tower closed because I can save a little money!
Mi guardo intorno e mi chiedo cosa stessi pensando quando avrei visitato la Tower Records dopo un'esibizione al Met e avrei comprato qualcosa come l'opera completa di Heinrich Schlachenheimer (??)[tanto per dire che avrebbe acquistato comunque l'opera omnia di un esimio sconosciuto]. Ecco perché sono così contento che Tower abbia chiuso, perché posso risparmiare un bel po' di soldi!
             In your travels (and I am also speaking to singers or opera-lovers who reside in other countries), you might know some younger opera lovers, similar to a 17 year old Charlie Handelman who knew every note of Zinka Milanov's repertory.(and most of the words.) Also,you may be affiliated with a school like MSM where young students can enjoy some of my enormous collection...rather than have it lay around and gather dust.
Nei tuoi viaggi (e parlo anche ai cantanti o amanti dell'opera che risiedono in altri paesi), potresti conoscere alcuni giovani amanti dell'opera, simili a un Charlie Handelman di 17 anni che conosceva ogni nota del repertorio di Zinka Milanov.(e la maggior parte delle parole). Inoltre, potresti essere affiliato a una scuola come MSM in cui i giovani studenti possono godersi parte della mia enorme collezione ... piuttosto che lasciarla in giro e raccogliere polvere.
            This does not mean that I am discarding everything, but let's face it....there is just too much...and I would like to "spread the wealth" to those of you who might be interested. Of course, you would need a truck, a U-haul, or a large tenor to pick stuff up. Why should it sit around here and some day be discarded, although my executor can do what he wants with it..but it would be an enormous job.
Questo non significa che sto scartando tutto, ma ammettiamolo ... ce n'è davvero troppo ... e vorrei "diffondere la ricchezza" a quelli di voi che potrebbero essere interessati. Certo, avresti bisogno di un camion, U-haul [grande camion noleggiabile] o un grande sforzo per raccogliere la roba. Perché dovrebbe sedersi qui giorni per essere scartato, anche se il mio esecutore può fare quello che vuole con esso ... ma sarebbe un lavoro enorme.
             Well, that is where I am at the moment, and please feel free to write or phone me if you have any ideas..but do not give anything to anyone who never heard of Claudia Muzio!
Love  Charlie  Placido21@aol.com Category:general -- posted at: 7:27pm EDT
Bene, è lì che sono in questo momento, e per favore sentiti libero di scrivermi o telefonarmi se hai qualche idea ... ma non dare niente a nessuno che non abbia mai sentito parlare di Claudia Muzio!
Con affetto Charlie Placido21@aol.com Categoria: generale - pubblicato alle 19:27 EDT

2020_04_23 Giovanna d'ARCO in musica e non solo

Giovedì 23 aprile 2020, tempo di epidemia e peste, come se fossimo in guerra, guerra che sconvolse la Francia e nella quale una giovane donna rivesti le armi guerriere per salvarne le sorti:


GIOVANNA D'ARCO - JEANN D'ARC
Teatro Regio di Parma al Teatro Farnese
2, 9, 15, 20 ottobre 2016
GIOVANNA D’ARCO
Fondazione Teatro Regio di Parma 
Festival Verdi al Teatro Farnese
domenica 2 Ottobre 2016, ore 20.30 fuori abbonamento
domenica 9 Ottobre 2016, ore 20.30 fuori abbonamento
sabato 15 Ottobre 2016, ore 20.30 fuori abbonamento
giovedì 20 Ottobre 2016, ore 20.30 fuori abbonamento
GIUSEPPE VERDI
GIOVANNA D’ARCO
Dramma lirico in tre atti su libretto di Temistocle Solera dal dramma Die Jungfrau von Orléans di Friedrich Schiller
Editore Casa Ricordi, Milano
Personaggi ed Interpreti
Carlo VII, re di Francia (tenore) LUCIANO GANCI
Giovanna, figlia di Giacomo (soprano) VITTORIA YEO
Giacomo, Pastore in Dom-Remi (baritono) VITTORIO VITELLI
Delil, Ufficiale del re (tenore) GABRIELE MANGIONE
Talbot, supremo comandante degli inglesi (basso) LUCIANO LEONI
Ufficiali del Re, Borghigiani, Popolo di Remis, Soldati francesi, Soldati inglesi, Spiriti eletti, Spiriti malvagi, Grandi del regno, Araldi, paggi, fanciulle, Marescialli, Deputati, Cavalieri e Dame, Magistrati, Alabardieri, Guardie d'onore (Coro)
Giovanna innocente LINDA VIGNUDELLI
Giovanna guerriera LARA GUIDETTI
I VIRTUOSI ITALIANI
CORO DEL TEATRO REGIO DI PARMA
Maestro concertatore e direttore RAMON TEBAR
Regia SASKIA BODDEKE e PETER GREENAWAY
Aiuto regia SARA THAIZ BOZANO
Video edit a cura di ELMER LEUPEN
Scene ANNETTE MOSK
Costumi CORNELIA DOORNEKAMP
Luci FLORIAAN GANZEVOORT
Video design PETER WILMS
Coreografie LARA GUIDETTI
Maestro del coro MARTINO FAGGIANI
Nuovo allestimento del Teatro Regio di Parma
Durata complessiva 2 ore e 20 minuti circa, incluso un intervallo di 20 minuti
Il video era disponibile dalle ore 20.00 di mercoledì 22 aprile 2020 fino alle ore 24.00 di giovedì 23 aprile 2020.
Storia dentro la storia. È il seicentesco Teatro Farnese di Parma, fantasia barocca intagliata nel legno, ad abbracciare il nuovo allestimento di Giovanna D’Arco disegnato da Saskia Boddeke e Peter Greenaway.
Luciano Ganci, Vittorio Vitelli, Vittoria Yeo, Gabriele Mangione e Luciano Leoni interpretano quella che nel 1845 lo stesso Verdi definì “la migliore delle opere senza eccezione e senza dubbio”. Passioni terrene e purezza sovrannaturale trovano colore e intensità nelle interpretazioni de I Virtuosi Italiani e Coro del Teatro Regio di Parma diretti da Ramon Tebar.

Oggi il Teatro Regio di Parma ha messo in linea per un tempo limitato l'edizione al tetro Farnese del 2016. Questo mi ha suscitato il desiderio di raccogliere qui alcune delle varie vesti musicali che sono state pensate per raccontare la storia della giovane e sfortunata fanciulla francese.
Giovanna d'arco in musica: Il personaggio della santa guerriera ha ispirato compositori di epoche diverse, il più eseguito è sicuramente Giuseppe Verdi ma in anni diversi anche Čajkovskij, Honegger, Rossini, Marco Enrico Bossi.

Gioachino Rossini (1792-1868)
GIOVANNA D'ARCO - 1832
cantata per contralto e pianoforte
In tempi moderni è stata rielaborata in forma orchestrale da Salvatore Sciarrino e da Marco Taralli. La versione di Sciarrino è stata commissionata dal Rossini Opera Festival del 1989 e ha visto come interprete della prima esecuzione Teresa Berganza sotto la direzione di Alberto Zedda. È stata poi riproposta ancora nel 1997, sempre al Rossini Opera Festival. La versione di Taralli invece è stata commissionata nel 2011 dal Festival Rossini in Wildbad ed interpretata da Marianna Pizzolato sotto la direzione di Antonino Fogliani. Tra le interpreti della Cantata di Rossini a Teatro alla Scala ricordiamo Marilyn Horne (1979), Teresa Berganza (1988) e Joyce Di Donato (2007).
► Info da Wikipedia

Giuseppe Verdi (1813-1901)
GIOVANNA D'ARCO - 1845
Dramma lirico di Giuseppe Verdi, su libretto di Temistocle Solera, rappresentato per la prima volta il 15 febbraio 1845, tratto parzialmente dal dramma Die Jungfrau von Orleans (La Pulzella d'Orléans) di Friedrich Schiller.
Info da Wikipedia
► 2015_12_07 Teatro alla Scala apertura della Stagione 2015-2016 Lunedì 7 dicembre 2015 ore 18.00 Teatro alla SCALA di Milano Giuseppe Verdi GIOVANNA D'ARCO Inaugurazione Stagione d’Opera e Balletto
► Dicembre 2015 "Giovanna d'Arco Teatro alla Scala di Milano Eccomi reduce dalla visione delle generale di GIOVANNA D'ARCO (grazie ad un'altra Giovanna che gentilmente mi ha procurato l'ingresso!). Che dire, la Pulzella è diventata la "Posseduta di Orleans" in questo nuovo lussureggiante - scenicamente - allestimento scaligero, credo che questo segni il trionfo della grafica e delle videoproiezioni e il definitivo tracollo della REGIA. Decidiamoci a prendere atto che le varie epoche giungono al tramonto: finita quella degli AUTORI (addio verdi o Rossini, quali dei contemporanei passerà ai posteri), finita l'era dei DIRETTORI (Toscanini, Karajan, Abbado, Muti quanti di oggi emergeranno in modo assoluto tanto da ... passare ai posteri), finita l'era dei CANTANTI (Callas, Di Stefano, Tebaldi, Del Monaco ma Domingo, Cappuccilli, Freni o Ricciarelli, oggi c'è una marea di professionisti ma quale genio brilla?), finita l'epoca dei REGISTI (dove sono gli Strehler, Ronconi o i Visconti) chi rimane? 
Gli scenografi, gli scenotecnici, loro si che sono i veri geni delle rappresentazioni contemporanee come in questo caso.  Poi non ditemi che c'è qualcosa di nuovo in una povera pazza ricoverata con continue visioni, ma scusate non era tale ambientazione anche per la Giselle di Mats Eks (1997 Giselle in manicomio e il principe resta nudo) oppure per l'Amleto di Alessandro Preziosi, con il principino sull'orlo di una crisi di nervi nel suo lettino dove forse si è sognato tutto? 
Quindi persa ogni speranza di una visione drammaturgica delle messe in scena, che diano un senso al testo ed alla musica, accontentiamoci delle visioni sciorinate. 
Ogni nuovo allestimento è un capolavoro alla Hieronymus Bosch dove c'è di tutto e ognuno ci veda quello che vuole.  Peccato che ormai anche cantanti e musicisti abbiano rinunciato a trovare un senso nel loro lavoro."
2015_10_11 Agorà Stagione La grande Arte Stagione Balletti Bolshoi
► 2015_12_05 Concerti di Spazio Teatro 89 - Milano 150 anni dopo. Con Giovanna d'Arco la Scala riscopre la sua tradizione 

Pëtr Il'ič Čajkovskij - Piotr Illic Tchaikovsky (1840-1893)
LA PULZELLA D'ORLÉANS - 1881
Opera in quattro atti e sei scene su libretto del compositore stesso a partire da fonti diverse: La Pulzella d'Orléans (Die Jungfrau von Orleans) di Friedrich Schiller; Giovanna d'Arco di Jules Barbier, il libretto di Auguste Mermet per la propria opera Jeanne d'Arc e la biografia di Giovanna d'Arco di Henri Wallon.Dedicata al direttore d'orchestra Eduard Nápravník, rappresentata  al teatro Mariinskij di San Pietroburgo, il 13 febbraio 1881.
Ricordo che Mirella Freni fu una grande interprete del ruolo di protagonista in questa versione in russo.
► Info da Wikipedia



Marco Enrico Bossi (1861-1925)
GIOVANNA D’ARCO - 1911/1913
Cantata op. 135, poema sinfonico-vocale. Mistero di Luigi Orsini. Prima esecuzione in Italia a cura de «La riforma musicale». Teatro Vittorio Emanuele -Torino, 5 dicembre 1914.
Marco Enrico Bossi, compositore e organista italiano , nel 1961 Peter Maag diresse questo raro mistero "Giovanna d’Arco"  con Raina Kabaivanska protagonista.
Secondo Roberto Zanetti “Giovanna d’Arco nacque da quel momento d’approfondimento linguistico e tecnico che l’arte del Bossi conobbe intorno al 1910, come risposta personale a quanto andava avvenendo anche da noi e così impegnando il musicista nel trattamento quasi impressionistico della materia sonora, conseguendo soluzioni linguistiche, tecniche e espressive più avanzate e più varie che non quelle ottenute nel Canticum Canticorum e nel Paradiso perduto, ma anche una concezione architettonica globale più libera e meglio articolata”[4]. Il Mompellio vi rileva inoltre “idee più decisamente personali, sviluppo sempre basato sul principio tematico ma meno rigido e nelle simmetrie meno sillogistico. Maggiore curiosità nella continuazione delle melodie, maggiore libertà d’atteggiamenti, a cui molto contribuisce la rinnovata concezione armonico-tonale del compositore
Info tratte da ...

Arthur Honegger (1892 - 1955)
JEANNE D'ARC AU BÛCHER - 1938
Giovanna d'Arco al rogo oratorio drammatico in 1 prologo e 10 scene per voci, recitanti, coro misto a 4 voci e coro infantile,  su libretto di Paul Claudel. L'opera, commissionata da Ida Rubinštejn, debuttò al Kunstmuseum di Basilea il 12 maggio 1938, con la stessa Rubinštejn nel ruolo di Giovanna d'Arco.
Alla Scala la Giovanna d’Arco al rogo di Honegger giunge nel 1954 in italiano in un’edizione leggendaria: dirige Gianandrea Gavazzeni, le voci recitanti sono quelle di Ingrid Bergman e Memo Benassi, la regia è di Roberto Rossellini.
► Info da Wikipedia
► Vedi struttura dell'opera

Walter Braunfels (1882-1954)
SZENEN AUS DEM LEBEN DER HEILIGEN JOHANNA 1943
"Scene dalla vita della santa Giovanna (D'Arco)",  azione in un preludio e tre parti, Op. 57
Libretto dell'autore basato sugli atti del processo di Giovanna del 1431.
Braunfels iniziò la composizione dopo aver partecipato alla premiere di Mathis der Maler di Hindemith nel maggio 1938, e aveva completato l'opera nel 1943. Il libretto, scritto dal compositore, si basa sugli attuali documenti francesi e latini del processo di Giovanna d'Arco nella loro traduzione tedesca (1935), ci sono anche alcuni riferimenti alla commedia Saint Joan di George Bernard Shaw e altre interpretazioni del 20 ° secolo di Giovanna d'Arco. Il libretto produce molte delle ingenue dichiarazioni di Joan testualmente dai documenti del processo.
Info su ...
► WALTER BRAUNFELS • JEANNE D’ARC fu eseguita al Festival di Salisburgo il 1 agosto 2013  Manfred Honeck, Conductor Salzburger Festspiele

Touve R.Ratovondrahety (organista,pianista dell' Opera de Paris)
Giovanna d’Arco La passion de Jeanne D’Arc 
Musiche originali ed.2012
Sabato 23 agosto 2014 Chiesa di S. Ambrogio – Stresa
Nell'ottobre 2012 una delle sue creazioni per coro e orchestra fu eseguita in prima all'International Silent Film Festival in Pordenone, Italia, accompagnando la proiezione del film "La passione di Giovanna d'Arco"(The Passion of Joan of Arc) nella regia di Carl Theodor Dreyer. Il Festival delle settimane Musicali di Stresa ha ripreso questa iniziativa due anni dopo nel 2014.
LA PASSION DE JEANNE D' ARC - 2012, musique du long métrage  pour "La Passion de Jeanne d' Arc" de Dreyer, pour Choeur, Cuivres, Orgue, Voix d'enfants et Violoncelle Solo ( durée 1h30, Crée au Festival Giornate del Cinema Muto, Pordenone, Italie, Octobre 2012, recrée au Festival International de Stresa, Lac Majeur, Italie, le 23 Août 2014)

Charles Péguy (1873-1914)
Peguy letterato di talento, socialista, si convertì al cattolicesimo nel 1907, ma per la sua intransigenza non fu mai accettato completamente da nessuna delle due comunità. La sua opera più famosa, “I misteri di Giovanna d’Arco” si compone di quattro diverse opere, uscite in tempi diversi, opere in prosa e in versi sciolti, che per il linguaggio moderno, ripetizioni quasi ipnotiche e per il contenuto profondamente religioso, assolutamente non banale, sono estremamente suggestive e interessanti, in ordine:
  • “Il mistero della carità di Giovanna d’Arco”, 
  • “Il portico del mistero della seconda virtù”,
  •  “Il mistero dei santi innocenti” - postuma, 
  • “Il mistero della vocazione di Giovanna d’Arco” postuma.
“Il mistero della carità di Giovanna d’Arco” è una sceneggiatura a tre voci: Giovanna d’Arco, tredicenne, Hauviette, la sua amica di dieci anni, e madame Gervaise, giovane suora appena convertita, con cui Giovanna vuole confrontarsi per porle i suoi dubbi di fede. Giovanna e madame Gervaise, entrambe visionarie, discutono e dibattono a lungo su temi religiosi, e madame Gervaise, più matura, con un lungo monologo che a volte passa dalla prosa ai versi sciolti, rintuzza più volte l’orgoglio (personale e patriottico) e la presunzione dell’adolescente Giovanna, che non accetta di subire l’invasione della Lorena da parte degli inglesi e si vergogna dell’acquiescenza dei suoi cari e della popolazione locale.

Marta Morazzoni
"Il fuoco di Jeanne" (Guanda)
La vita e la leggenda di Giovanna d'Arco in una nuova e appassionante visione:
meno eroina e più umana. "Nata a Domremy o a Parigi? Morta sul rogo nel 1431 o nel suo letto nel 1450? Pastora o principessa, santa o indemoniata? La vicenda di Jeanne d’Arc è un gioco di specchi, in cui ognuno può vedere ciò che vuole: la guerriera che spezzò l’assedio di Orléans; la contadina inviata da Dio a spianare a Carlo di Valois la strada verso il trono ..." [vedi ..]

2017_10_07 CONCERTO – EVENTO CÓRDOBA E I SUOI CORTILI in Auditorium

Sabato 7 Ottobre 2017 Alle 20.30
Auditorium di Milano Fondazione Cariplo Largo Gustav Mahler 20136 Milano
(In Occasione Della Festa Nazionale Di Spagna)
CONCERTO – EVENTO
"CÓRDOBA E I SUOI CORTILI" 
LA CITTÀ ANDALUSA SI RACCONTA
A MILANO CON LA MUSICA CLASSICA SPAGNOLA
OLTRE IL GUADALQUIVIR - 1ª EDIZIONE MILANO - FIP GUADALQUIVIR “CÓRDOBA E I SUOI CORTILI”
Posto unico €24,00 / ridotto 1º € 20,00 / ridotto 2º € 15,00

Solisti dell’Orchestra FIP Guadalquivir:
Evgeny Syrkin, violino I
Alicia Rando, violino II
Dimitri Hoffman, viola
Francesco Martignon, cello
Gianluca Muzzolon, violoncello
Piermario Murelli, contrabasso
Soprano: Inmaculada Almeda
Chitarra: Francisco Luis Bernier I,Francesco Mariotti II
Pianoforte: María Dolores Gaitán
Danza: Marta Gálvez, Juan Carlos Avecilla
Voce recitante: Sebastián Ferrada
Scenografia: Enrique Martínez

PROGRAMMA musicale
E. Granados Oriental Intermezzo
L. Boccherini Fandango D Maggiore G448
E. Palomo (compositore di Córdoba) Nanna Sefardì
F.G. Lorca - E.Syrkin
Canzoni Popolari Spagnole
Anda, jaleo
I quattro mulattieri
Le tre foglie
I giovani di Monleón
Le morillas di Jaén
Sevillanas del XVIII secolo
Il Caffe di Chinitas
Nanna di Siviglia
I pellegrini
Zorongo
Romanze di Don Boyso
I re del mazzo di carte
La Tarara, canzone infantile

I. Albéniz Córdoba
J.Turina L`orazione del torero op.34

M. de Falla
Sette Canzoni Popolari Spagnole
Paño moruno
Seguidilla murciana
Asturiana
Jota
Nanna
Canzone
Polo

Danza spagnola n.1. di “ La Vida Breve”
Selezione dalla suite del “Amor Brujo” Pantomima e danza rituale del fuoco

VEDI FOTOSERVIZIO DI CONCERTODAUTUNNO

Info:Tel. 02.83389401/2/3


Con “Oltre il Guadalquivir” - 1ª Edizione Milano - FIP Guadalquivir “Córdoba e i suoi Cortili”, approdo milanese della manifestazione spagnola “Festival Internacional de Piano Guadalquivir (FIP Guadalquivir) – Le mille e una Córdobas”, la città di Cordova, celebre per i suoi cortili storici patrimonio dell’Unesco dal 2012, si presenta a Milano con due iniziative: “Moda e Gioielli di Córdoba”, una mostra in cui sono esposte, tra le altre, le creazioni di Elio Berhanyer, stilista di moda tra i più famosi e celebri a livello mondiale, e, in occasione della Festa Nazionale di Spagna, “Córdoba e i suoi Cortili”, un concerto – evento di musica classica spagnola rivisitata con sonorità popolari che guida un percorso sensoriale e conoscitivo attraverso la danza, l’architettura, il design, l’artigianato, l’enogastronomia tipicamente cordovesi. A fare da sfondo una scenografia di forte impatto che ricrea sul palco i tipici cortili di Cordova. Come filo conduttore la musica capace di coinvolgere e creare occasioni di incontro di altissimo livello tra differenti realtà e culture. La città andalusa, seguendo il leitmotiv della manifestazione “Córdoba e i suoi Cortili”, si presenta come elemento innovatore capace di valorizzare Milano secondo la filosofia cordovesa. Fondatrice e direttrice del festival a Cordova e della sua edizione a Milano María Dolores Gaitán Sánchez, pianista di fama internazionale, riconosciuta dalle istituzioni spagnole come una delle più importanti artiste iberiche in Italia.
Partecipano il ballerino di flamenco Juan Carlos Avecilla e la pianista María Dolores Gaitán Sánchez, direttrice e fondatrice del Festival Internacional de Piano Guadalquivir (FIP Guadalquivir) – Le mille e una Cordobas” e della sua edizione italiana “Oltre il Guadalquivir”.

Dopo il grande successo di pubblico all’inaugurazione del 14 settembre scorso, presso l’Instituto Cervantes di Milano, della mostra “Moda e Gioielli di Córdoba” (www.milan.cervantes.es), in programma fino al 25 ottobre 2017, la manifestazione “Oltre il Guadalquivir - 1ª Edizione Milano - FIP Guadalquivir “Córdoba e i suoi Cortili” (www.guadalquivirpianistico.org) prosegue e si conclude con il concerto - evento " Córdoba e i suoi cortili" in programma all’Auditorium di Milano Fondazione Cariplo di Largo Mahler il 7 ottobre 2017 alle 20.30, in occasione della Festa Nazionale di Spagna. “Oltre il Guadalquivir” rappresenta l’approdo in Italia del “Festival Internacional de Piano Guadalquivir (FIP Guadalquivir) – Le mille e una Córdobas” (Cordova e Villa del Rio) che si tiene dal 22 settembre al 1° ottobre. Fondatrice e direttrice del festival a Cordova e della sua edizione a Milano María Dolores Gaitán Sánchez, pianista di fama internazionale, riconosciuta dalle istituzioni spagnole come una delle più importanti artiste iberiche in Italia.

L’obiettivo della manifestazione milanese è quello di raccontare la città di Cordova attraverso i suoi tratti più caratteristici: l’architettura, i gioielli, la moda e l’enogastronomia tipicamente cordovesi. Guida di questo percorso sensoriale e conoscitivo la cultura musicale classica spagnola, capace di coinvolgere e creare occasioni di incontro tra realtà artistiche di altissimo livello. Seguendo il leitmotiv “Córdoba e i suoi Cortili” la città andalusa si presenta come elemento innovatore capace di valorizzare Milano secondo la filosofia cordovesa attraverso due eventi unici di forte impatto.

Il concerto - evento "Córdoba e i suoi cortili", serata di musica, tradizioni, arte, design e cultura cordovese, presenterà le intense ed ancestrali sonorità spagnole attraverso i grandi artisti della città di Cordova e i “Solisti dell`Orchestra FIP Guadalquivir di Cordova”, una realtà che è nata otto anni fa all`interno del festival grazie all`importante convivenza tra musicisti di altissimo livello invitati alla manifestazione. Le loro performance - con un accento più marcatamente folcloristico attraverso la sinergia della chitarra, del canto, del ballo e della percussione corporale - raccontano la storia della musica classica spagnola colta ispirandosi alle sonorità e alle danze della tradizione più popolare.


A collegare un brano musicale all’altro una voce recitante che interpreta poesie di autori spagnoli contemporanei e storici. Un programma del tutto innovativo che, con differenti formazioni musicali, spazia in numerosi generi, sullo sfondo di una scenografia d`impatto che ricrea visivamente l`essenza architettonica e cromatica dei cortili di Cordova - riconosciuti Patrimonio dell’Unesco nel 2012 - trasportando idealmente il pubblico nella città del califfato. Autore delle scenografie è Enrique Martínez, commissario anche della mostra “Moda e Gioielli di Córdoba”, di cui sarà possibile vedere nel foyer dell’auditorium, nella sola serata del 7 ottobre, una selezione dei vestiti e gioielli esposti all’Instituto Cervantes, tra cui gli abiti di Elio Berhanyer, designer di fama internazionale che, assieme al maestro Balenciaga, è considerato lo stilista di maggior rilievo della moda spagnola.


MOSTRA “MODA E GIOIELLI DI CÓRDOBA”

Sede della mostra:
Instituto Cervantes Milano
Via Dante 12 – 1º piano 20121 Milano
Tel. 02 72 02 34 50 cenmil@cervantes.es
Info:
www.milan.cervantes.es
www.guadalquivirpianistico.org
Periodo di esposizione: 14 settembre - 25 ottobre 2017
Orari: Dal lunedì al venerdì dalle 15:00 alle 19:00
Ingresso libero
Come raggiungere la sede espositiva: Metro - linea 1, fermata Cairoli o Cordusio

Il rinfresco per gli ospiti del Consolato di Spagna era curato da
La casa Iberica - Viale Premuda, 1 Milano
info@lacasaiberica.it
www.
lacasaiberica.it

2020_04_12 Esplosione di contenuti on-line da vedere in casa durante il tempo dell'epidemia CoronaVirus Covid19

#laculturanonsiferma

Non ci sono nuovi spiragli che permettano di uscire dalla fase di blocco in casa, unico modo che si è trovato per contenere la diffusione del contagio di Corona Virus Covid-19.
Ma la chiusura in casa non è una modifica di condizioni di vita per pensionati più o meno soli e a basso reddito, non parlo dei vecchietti da maldive, ma di chi esce solo per andare al supermercato.
Se nel proprio orizzonte culturale si è interessati a qualcosa di più tosto de "Il grande fratello" su internet si stanno realizzando tantissime proposte. Sia in diretta streaming con l'appuntamento ad una data/ora sia che i contenuti si lascino disponibile per un determinato lasso di tempo o disponibili senza scadenza.
In questo post ho pensato di raccoglierne alcuni secondo i vari generi.


MUSICA CLASSICA - LIRICA - BALLETTO

► I Pomeriggi Musicali Milano Un cartellone on Facebook Nel frattempo restano attivi i siti ipomeriggi.it e dalverme.org sui quali pubblicheremo tutti gli aggiornamenti man mano che arriveranno. Sulle pagine facebook dei Pomeriggi, facebook.com/ipomeriggi/ e del Teatro facebook.com/teatrodalverme/ pubblicheremo ogni giorno nuovi contenuti per ripercorrere insieme i momenti più belli delle ultime Stagioni, per ritrovare vecchi amici e, soprattutto, per ascoltare la musica che tanto amiamo.
► Easter@Philharmonie Festival Berliner Philharmoniker
► MEI ON LINE: ECCO TUTTO IL PALINSESTO DELLA SETTIMANA DAL 13 AL 19 APRILE DELLE DIRETTE IN STREAMING , LEZIONI ON LINE, VIDEOCLIP SUL SITO E POI RUBRICHE E CLASSIFICHE – TUTTO GIORNO PER GIORNO
► Balletto di Milano sul canale Youtube una serie di produzioni disponibili

TEATRO

► Le belle bandiere. Dallo scrigno ecco cinque serate di teatro
► Archivio Vivo Letture teatrali

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