Spazio Teatro 89 presenta:
27a Rassegna Musicale
“In Cooperativa per Amare la Musica”
in collaborazione con Milano Classica
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| Foto concerto edizione 2025 |
È buona e fa bene - Musica, la cura che innamora dall’11 ottobre 2026 al 21 marzo 2027
Nel valutare quale potesse essere un motto che come da ormai lunga tradizione si prestasse a intitolare e a esprimere sinteticamente i contenuti e gli auspici della nuova rassegna concertistica di Spazio Teatro 89, abbiamo deciso di essere consapevolmente e insolitamente espliciti nell’affermare una delle nostre convinzioni più profonde, ovvero che la musica sia cosa buona, anzi buonissima, un culmine evolutivo della specie umana rappreso in suono ritmo e forma, e che in virtù di questa sua bontà sia anche in grado di portare benessere, alla mente e al corpo, al pensiero e al respiro, alla libertà e all’autocontrollo delle emozioni, perchè la musica è sicuramente anche una cura, sia nel suo senso più limitato di terapia, sia e soprattutto nei suoi significati più ampi e più belli di attenzione, accuratezza, sollecitudine, è insomma evenienza che vive e si sostanzia in un “prendersi cura di” i cui punti di partenza e di arrivo pare proprio coincidano con quella empatica capacità di capire e capirsi che con poetica e poietica parola definiamo amore. In più, evocando il concetto di cura ci è sovvenuto anche un altro collegamento, questa volta più obliquo e perché no anche un po’ ironico, ma non meno prezioso per una stagione che, articolandosi fino al marzo 2027, intercetterà l’anno del bicentenario beethoveniano, per celebrare il quale - ebbene sì, sappiatelo - vi somministreremo robuste dosi di “cura Ludovico”, sia con attesissimi concerti monografici (le imperdibili Variazioni Diabelli interpretate da Davide Cabassi; i cinque Concerti per pianoforte e orchestra in versione cameristica con i Solisti di Milano Classica e cinque giovanissimi talenti della tastiera, l’originalissimo “Signora Beethoven”, spettacolo fra teatro e musica della scrittrice/attrice Rita Charbonnier con il pianista Alessandro Commellato), sia con stimolanti percorsi in cui brani noti e meno noti del Titano di Bonn si confrontano con la creatività di altri autori, come nei recital pianistici di Costanza Principe e di Paolo Salvi, o nei preziosi programmi cameristici intessuti dal violista Giuseppe Russo Rossi partendo dal raro Notturno op. 42 e dal Trio Lumia intorno al sontuoso Trio “Arciduca”. Tanto tantissimo Beethoven dunque, ma non solo: a novembre ospiteremo anche il “secondo tempo” delle Partite di Bach interpretate da Maria Clementi; e a dicembre ci scambieremo gli auguri natalizi con un brillante concerto vivaldiano a cura di Piercarlo Sacco, direttore e concertatore dell’ensemble d’archi dell’Istituto Piseri di Brugherio. Vi aspettiamo come sempre nell’auditorium più accogliente di Milano, insieme al Titano, e con il cuore in mano.
Spazio Teatro 89 in sintesi:
• sala e palcoscenico di dimensioni e qualità acustiche ideali per la musica da camera
• programmi vari, rari e interessanti in ambito strumentale e vocale; costante attenzione alla musica del presente
• interpreti di chiara fama e giovani emergenti
• guide all'ascolto sintetiche ma esaurienti a cura della direzione artistica
• connubio di informalità, professionalità e ospitalità nel rapporto tra platea e palcoscenico
• prezzi dei biglietti contenuti, per favorire la partecipazione delle fasce di reddito più deboli
Si ringraziano per il sostegno:
Fondo Morosini per la Musica e la Cultura
Luca Schieppati Tognazzi
Sede dei concerti
Spazio Teatro 89, via Fratelli Zoia 89 - 20153 Milano Autobus: 49, 78. (Nelle vicinanze: MM5 S.Siro Stadio)
Biglietti: interi € 10; ridotti (under 25, over 65, CartaPiù Feltrinelli, Soci Touring Club) € 7
Domenica 11 Ottobre 2026_10_11 ore 17
Nel bosco, al chiaro di luna
Quando la musica incontra la natura
Costanza Principe, pianoforte
L. van Beethoven: Sonata quasi una Fantasia op. 27 n. 2 “Al chiaro di luna”; Andante favorì
R. Schumann: Waldszenen op. 82; O. Messiaen: Catalogue des oiseaux
Da sempre i compositori hanno tratto ispirazione dalla natura, di volta in volta imitandone suoni e voci o evocandone suggestioni ed emozioni da essa suscitate. Le Waldszenen di Schumann, pur non rinunciando ad alcuni aspetti descrittivi (squilli di corni, guizzi angosciati di animali braccati, frusci e svolazzi di profetici uccelli) rientrano soprattutto nella seconda eventualità, privilegiando l’introspezione attraverso l’infinita sottigliezza di cangianti armonie, flessuose linee melodiche, ingegnosi contrappunti, in una scrittura di rara flessibilità che ben esprime la trepida e ambivalente inquietudine nel contatto con una natura cui l’uomo romantico sente al tempo stesso di appartenere e di essere estraneo. In questa prevalenza dell’interiorità, Schumann è sicuramente in sintonia con il Beethoven della Sinfonia pastorale,“più espressione del sentimento che pittura”. E proprio di Beethoven ascolteremo la Sonata “Al chiaro di luna”, titolo apocrifo il cui immediato successo ci fa comunque capire l’efficacia del binomio musica/natura nell’epoca della Naturphilosophie di Schelling e di Goethe; e l’Andante favorì, inizialmente scritto per un’altra Sonata dal titolo apocrifo e naturalistico: l’op. 53, ovvero la cosiddetta “Aurora”. Completamente diverso l’approccio novecentesco di Olivier Messiaen, che nel Catalogue des oiseaux parte dall’annotazione quanto più precisa possibile di suoni e ritmi nel canto degli uccelli, trasformandoli in una scrittura pianistica di rara efficacia per luminosa brillantezza e virtuosistica spettacolarità. Siamo due volte grati a Costanza Principe: per il suo ritorno a Spazio Teatro 89 e per bellezza e originalità del programma proposto.
Domenica 25 Ottobre 2026_10_25 ore 17
Signora Beethoven
La storia della donna che Ludwig odiava
Alessandro Commellato, pf.; Rita Charbonnier, autrice e voce recitante
Monologo per voce e pianoforte, dal romanzo Signora Beethoven di Rita Charbonnier (Marcos y Marcos)
Musiche di Beethoven (Fantasia op. 77, estratti dalle Variazioni op. 35, 107, 120)
Da anni Spazio Teatro 89 esplora formule alternative nel proporre la musica cosiddetta classica, con spettacoli che nell’unire musica, narrazione e recitazione riescano a eludere la staticità vagamente ieratica dei concerti tradizionalmente intesi. In ciò ci siamo trovati in perfetta sintonia d’intenti con la scrittrice Rita Charbonnier, che oltre a competenze letterarie e musicali possiede anche le qualità attoriali per mettere in scena personalmente i propri testi dedicati a figure femminili che in qualche modo ebbero a che fare con i grandi musicisti. Da noi, insieme al pianoforte del maestro Alessandro Commellato, verrà per dare voce a Johanna van Beethoven, che di Ludwig van fu cognata e che da lui venne ingiustamente e implacabilmente vessata. Ecco come l’autrice stessa presenta lo spettacolo:
“Johanna van Beethoven, nata Reiss, ha sposato uno dei due fratelli di Ludwig. Per cinque anni le è toccato combattere in tribunale contro il cognato più famoso d’Europa, che voleva toglierle il figlio: e per riuscire a vedere il suo bambino si è travestita da uomo, come la Leonora del Fidelio. Ora prende la parola, con un bicchiere di buon vino in mano e nessuna intenzione di essere diplomatica. In musica, Alessandro Commellato asseconda e contraddice il suo racconto, mentre Johanna avanza una pretesa che nessuno si aspetterebbe: senza di lei, non avremmo la Nona Sinfonia.”
Domenica 08 Novembre 2026_11_08 ore 17
Fantasie notturne
La luce lunare della viola
Giuseppe Russo Rossi, viola; Luca Schieppati, pf.
J.S. Bach/Z. Kodaly: Fantasia Cromatica; G. Ph. Telemann: Fantasia n. 7
L. van Beethoven: Notturno op. 42; P. Hindemith, Sonata "Fantasie" op. 11 n. 4
Il repertorio solistico della viola è tanto esiguo quanto straordinariamente di pregio, e il programma impaginato per noi dal violista Giuseppe Russo-Rossi, interprete colto, sensibile e virtuoso del cui ritorno a Spazio Teatro 89 siamo estremamente felici, ce ne offre una esauriente antologia che parte dal barocco di Telemann, con una delle sue tanto meravigliose quanto poco note Fantasie per viola sola, e arriva alla fluente, esuberante Sonata-Fantasia di Hindemith, capolavoro in cui convivono senza attriti intensità espressionista, costruttivismo neoclassico e lirismo romantico. Al centro del percorso, il raro Notturno op. 42 di Beethoven, unica opera di Ludwig van per viola e pianoforte, auto-trascrizione dalla Serenata per Trio d’archi op. 8 che, nella nuova veste strumentale, aggiunge alla nostalgica grazia settecentesca dell’originale una “tinta” più modernamente romantica. In apertura del concerto, un altro brano per viola sola, la Fantasia cromatica di Bach trascritta da Zoltan Kodaly, omaggio novecentesco a uno dei più impervi e stupefacenti capolavori barocchi, nonché stimolante esercizio di “straniamento timbrico” nel passare dalle sferraglianti sonorità del clavicembalo alla voce lunare della viola.
Domenica 22 Novembre 2026_11_22 ore 17
Clementi plays Bach
Le Partite di Johann Sebastian Bach (2)
Maria Clementi, pianoforte
Johann Sebastian Bach: Partite n. 3, n. 4, n. 5
Pubblicate singolarmente fra il 1726 e il 1730 e poi riunite quale prima delle quattro parti del Clavier-Übung, le Sei Partite di Johann Sebastian Bach sono ormai da tempo uscite dall’ambito didattico in cui lo stesso titolo della raccolta pareva volerle relegare (Clavier-Übung significa Esercizi per tastiera) per entrare stabilmente nel repertorio dei pianisti concertisti. Stabilmente sì, ma non integralmente: se assai gettonate sono sempre le prime due, più infrequente è poter ascoltare dal vivo le altre quattro. Siamo dunque grati a Maria Clementi - il cui smagliante nomen-omen è chiaro segno di predestinazione per affrontare un repertorio che unisca preparazione accademica di altissimo livello, consapevolezza storica e sensibilità interpretativa – per questa sua “integrale”, che dopo il primo capitolo (anzi vien da dire il “primo tempo”, trattandosi di Partite) dell’anno scorso in cui abbiamo ascoltato le Partite n. 1, 2 e 6, conclude quest’anno il percorso, nel beneaugurante giorno di Santa Cecilia, con le n. 3, 4 e 5, in una mirabile ed equilibrata di alternanza astrazione contrappuntistica, danzante eleganza e cantabilità ora profonda ora fiorita.
Domenica 13 Dicembre 2026_12_13 ore 17
Viva Vivaldi!
La leggerezza del Genio, fra sacro e profano
Piercarlo Sacco, direttore e concertatore
Zara Dimitrova, soprano; Külli Tomingas, mezzosoprano
Ensemble d’archi dell’Istituto Piseri di Brugherio
Musiche di Antonio Vivaldi
Concerti per violino e archi op. 3, n. 9 e n. 12; Concerto per due violoncelli e archi RV 531
Concerto per due violini e archi op. 3 n. 11
Mottetto “Nulla in mundo pax sincera” RV 630; Cum dederit, dal Nisi Dominus RV 608
Alla prestigiosa carriera solistica e cameristica, con un repertorio che spazia dal barocco alla musica contemporanea, il violinista Piercarlo Sacco da molti anni affianca anche una intensa attività didattica presso importanti istituzioni, e il concerto che ci propone quest’anno rientra proprio in quest’ultimo ambito: tornerà da noi infatti nella veste di direttore, concertatore e, in senso più ampio, mentore dell’ensemble d’archi formato dagli studenti dell’Istituto Piseri di Brugherio, con un programma interamente dedicato al genio estroso di Antonio Vivaldi, la cui musica di gioiosa vitalità è sicuramente auspicio per le imminenti festività natalizie, nonchè stimolante pietra di paragone per l’ensemble giovanile che la eseguirà. Il repertorio sarà sia strumentale che vocale, sia sacro che profano, con alcuni brani eseguiti dalle voci del soprano Zara Dimitrova e del mezzosoprano Külli Tomingas, tra i quali il mottetto “Nulla in mundo pax sincera”, titolo il cui senso purtroppo è rimasto inalterato dal ‘700 di Vivaldi alla nostra bellicosa attualità.
Domenica 24 Gennaio 2027_01_24 ore 17
Tre per un Trio
L’Arciduca musico, l’Ongarese a Londra, il Salisburghese sul Baltico
Trio Lumia
Francesca Leonardi, pf.; Germana Porcu Morano, vl.; Matilda Colliard, vcl.
L. van Beethoven: Trio op. 97 “Arciduca”
F.J. Haydn: Trio Hob. XV/25 “Gypsy”; A. Pärt: Mozart Adagio
Chi sia l’Arciduca musico è abbastanza facile: Rodolfo d’Asburgo-Lorena, ultimo figlio dell’imperatore Leopoldo II, arcivescovo dell’arcidiocesi boema di Olomouc in Boemia e poi cardinale,e soprattutto appassionato musicista allievo di Ludwig van Beethoven nonché dedicatario di un numero impressionante di capolavori del Maestro, tra i quali appunto il sontuoso Trio op. 97 detto “dell’Arciduca”. Meno intuitivo è forse riconoscere gli altri due personaggi-brani musicali cui allude il titolo del nostro concerto: l’Ongarese a Londra è il Trio “Gypsy” scritto da Haydn durante una delle sue trasferte nella capitale britannica e concluso da uno spigliatissimo Rondò “All’Ongarese”. Infine, il Salisburghese sul Baltico è il divino Mozart, il cui malinconico Adagio dalla Sonata per pianoforte K 280 è stato trascritto per Trio dall’estone Arvo Pärt. A interpretare questo viaggio attraverso l’Europa tra ‘700 e ‘900 sarà per noi il Trio Lumia, formato da tre giovani musiciste il cui versatile talento ha saputo trovare un perfetto equilibrio fra individualità solistiche e alchimie cameristiche.
Domenica 07 Febbraio 2027_02_07 ore 17
Suggestioni, ossessioni, pulsazioni
Beethoven e i Romantici, fra eredità e reminiscenze
Paolo Salvi, pianoforte
R. Schumann: Esercizi in forma di Variazioni su un Tema di Beethoven
F. Schubert: Improvviso op. 90 n. 3; B. Campodonico: Allegretto (Bagatella für Beethoven)
L. van Beethoven: Sonata quasi una Fantasia op. 27 n. 1
F. Liszt: Fantasia quasi Sonata Apres une lecture du Dante
I lettori di libri gialli sanno che gli indizi non sono prove, ma sanno anche che possono comunque essere probanti qualora siano “gravi, precisi e concordanti”. Orbene, la piccola ipotesi proposta dal programma di questo concerto è basata su indizi e non su prove, ma si ritiene che tali indizi siano molto convincenti. L’ipotesi è che l’Allegretto della 7a Sinfonia di Beethoven, con la sua costante pulsazione di dattili (lunga-breve-breve) e spondei (lunga-lunga) alternati, sia divenuto per Schubert fonte di ispirazione ricorrente e persino ossessiva. Gli indizi constano di varie composizioni schubertiane che utilizzano la stessa pulsazione (l’elenco è lungo, ma ricordiamone almeno alcune: i Lieder Der Tod und das Mädchen, Der Wanderer e Trockne Blumen; gli Improvvisi op. 90 n. 3 e op. 142 n. 3; il secondo tema del Lebensstürme). E poi vi sono gli indizi indiretti rinvenibili in Schumann, grande assimilatore di tracce musicali significanti, che nel terzo movimento della sua Fantasia sovrappose citazioni del fatale Allegretto beethoveniano e dello schubertiano Improvviso op. 90 n. 3, e che proprio al Tema della 7a dedicò una serie di enigmatici e incompiuti “Esercizi in forma di Variazione”. A questa ipotesi, che farà da riferimento anche a un breve brano di Beatrice Campodonico (Allegretto – Bagatella für Beethoven), il colto e sensibile pianista Paolo Salvi accosta anche un altro confronto diretto fra le feconde ispirazioni del Titano di Bonn e la generazione romantica, con l’ascolto ravvicinato della beethoveniana Sonata quasi una Fantasia op. 27 n. 1 e della Fantasia quasi Sonata “dopo una lettura di Dante” di Franz Liszt, ambiziosa struttura in cui convivono le simmetrie delle forme classiche, la libertà dell’improvvisazione, la sinestesia del poema sinfonico.
Domenica 21 Febbraio 2027_02_21 ore 17
Dica “33”
Le Variazioni Diabelli di Beethoven
Davide Cabassi, pianoforte
L. van Beethoven: 33 Variazioni su un Valzer di Anton Diabelli, op. 120
Da alcuni anni l’eletta schiera di interpreti che si sono dedicati all’esecuzione integrale delle Sonate per pianoforte di Beethoven si è arricchita di un nuovo protagonista: Davide Cabassi, che procede nella colossale impresa consapevole dei gloriosi precedenti da cui attingere ispirazione, ma senza mai rinunciare alla sorgiva spontaneità del suo pianismo, da sempre votato a una calda, eloquente, gioiosa espressività, dunque perfettamente in sintonia con l’esortazione che Beethoven inserì prima dell'inno alla Gioia: “Amici, non questi suoni, bensì altri più piacevoli e gioiosi!”.
Dopo aver eseguito e inciso un ampio numero di Sonate. Cabassi affronta adesso alle monumentali 33 Variazioni su un Valzer di Diabelli, capolavoro estremo nel quale Beethoven riversa ispirazioni di ogni genere, riflessioni storiche ed estetiche, commossa partecipazione, ironico distacco. Alla gioia (beethoveniana) di ospitare nuovamente un interprete che ci onora della sua presenza fin dalle primissime annate della nostra rassegna, si unisce dunque l’orgoglio di presentare una autorevole interpretazione di un brano che per la sua evidente, trascendentale difficoltà esecutiva e concettuale è da sempre di rarissima esecuzione.
Domenica 07 Marzo 2027_03_07 ore 17
Domenica 21 Marzo 2027_03_21 ore 17
I magnifici cinque
I 5 Concerti di Beethoven per pianoforte e orchestra
I Solisti di Milano Classica
Pianisti:
Valeria Bianchi, Deng Fuke, Cezar Platon, Gabriele Corsello, Sebastiano Benzing
7 marzo: Concerti n. 1, n. 2 e n. 3
21 marzo: Concerti n. 4 e 5
Scritti fra il 1795 e il 1809, i cinque Concerti per pianoforte e orchestra di Beethoven delineano un percorso di progressiva elaborazione di forme e contenuti che si pone come un ponte solido e perfettamente compiuto fra l’influenza mozartiana e le molteplici successive derivazioni, con i primi due Concerti che pur nel rispetto delle ereditate convenzioni esibiscono un virtuosismo modernamente spettacolare, il Terzo che definisce una sorta di paradigmatico “stile Impero” affine al gusto delle coeve opere di Cherubini e Spontini, fino alla rivoluzionaria libertà di concezione del Quarto,in cui il dialogo fra solista e orchestra si fonde in un’ininterrotta e inesauribile effusione lirica, e del Quinto, primo esempio di “concerto sinfonico” in cui il pianoforte è trattato al pari di una sezione dell’orchestra, con una scrittura totalmente integrata in partitura che non prevede le tradizionali cadenze affidate all’estro creativo del solista. Ascoltare questi cinque capolavori - nella versione con quartetto d’archi di Franz Lachner (1803-1890) - suddivisi in due concerti nell’arco di due settimane è sicuramente esperienza ad altissimo tasso di emozione, tanto più perché affidati alla sensibile maestria dei Solisti di Milano Classica e, per le parti solistiche, al talento di cinque giovani interpreti che alle precoci qualità tecniche e musicali sapranno unire l’energico, contagioso entusiasmo della loro invidiabile età.
