2010_12_03 Teatro Donizetti in scena Don Pasquale

Prof. Stefano Fulvio Lo Presti Musicologo
Venerdì 3 dicembre 2010, ore 20.30
Domenica 5 dicembre 2010, ore 15.30

Teatro Donizetti - Bergamo
Gaetano Donizetti
Don Pasquale (Parigi, 1843)
Melodramma in due atti su libretto di Giovanni Ruffini
Interpreti principali:
Paolo Bordogna, Eugenio Leggiadri Gallani (Don Pasquale)
Christian Senn (Malatesta)
Linda Campanella (Norina)
Roberto Iuliano, Ivan Magrì (Ernesto)
Coro e Orchestra Bergamo Musica Festival Gaetano Donizetti
Direttore d'orchestra Stefano Montanari
Regia Francesco Bellotto
Scene Massimo Checchetto
Costumi Cristina Aceti
Datore luci Claudio Schmid
Maestro del Coro Fabio Tartari
In coproduzione con: Teatro Sociale di Mantova, Fondazione Teatro Coccia di Novara

Allegato commento al programma di sala gentilmente inviato da Fulvio Stefano Lo Presti
DON PASQUALE  (TEATRO DONIZETTI, BERGAMO)
D A   N A P O L I   A  P A R I G I   E   V I E N N A
15/12/2010 di Fulvio Stefano Lo Presti

            Gli anni Quaranta dell'Ottocento, ultimo decennio dell'itinerario artistico e dell'esistenza di Gaetano Donizetti (1797-1848), vedono emergere in fulgida sequenza nella prima metà i capolavori concepiti per le scene parigine e viennesi, mentre diventano più sporadiche le creazioni destinate ai teatri italiani. Se, tuttavia, Donizetti non si fosse affrancato pur traumaticamente dalla “sua” Napoli, difficilmente questa radiosa stagione internazionale che conclude la sua carriera teatrale avrebbe potuto sorgere all'orizzonte.
            Nell'autunno 1838 Donizetti lascia la capitale del Regno delle due Sicilie in cui era approdato nella primavera 1822, nel momento in cui Gioachino Rossini preparava già i bagagli per quel viaggio che con vari giri lo avrebbe condotto a Parigi. In quei sedici anni si concentrava quasi tutta la carriera, intensa, travagliata, sofferta, sorprendentemente feconda, del quarantenne Bergamasco. Anche per Donizetti, viaggiatore consuetudinario instancabile dal Settentrione alla Sicilia, era dunque giunta l'ora di levare le tende senza voltarsi indietro verso l'agognata meta di Parigi.[i]
             Ha ormai la quasi certezza Donizetti che la direzione del Real Conservatorio di San Pietro a Majella, di cui ha assunto l'interim dopo la morte di Nicola Zingarelli nel 1837, gli è definitivamente preclusa nonostante le ripetute facili promesse fattegli.[ii]Come se non bastasse gli è piombato addosso il divieto, emanato da re Ferdinando II in persona, di far rappresentare Poliuto, composto per il Teatro San Carlo, al cui soggetto “sacro” - trattandosi della vicenda di un martire cristiano - non si addice, secondo l'intransigente morale borbonica, un ambito “profano” quale la scena di un teatro. Ma la mancata andata in scena dell'opera espone il compositore al pagamento di una penale al teatro per inadempienza contrattuale!
            Persino la casa di proprietà di via Nardones - il lussuoso appartamento in cui si è trasferito nel maggio 1837 - lo spinge ora alla partenza.[iii]Dopo la morte dell'amata Virginia nell'estate del 1837 gli sembra così vuota! Ricordi troppo dolorosi lo circondano tra quelle pareti e lo fanno soffrire, la porta di una certa stanza non trova la forza di aprirla.[iv]

            Malgrado la popolarità di cui gode presso il pubblico napoletano o, forse, proprio a causa di essa, Donizetti non è riuscito a guadagnarsi il favore di una parte dell'intellighenzia partenopea, né a vincere la melliflua ostilità dei “vedovi” di Vincenzo Bellini, vale a dire la congrega di Francesco Florimo - condiscepolo del Catanese nel Conservatorio di cui nel frattempo è diventato archivista e poi sarà bibliotecario - ispiratore di una “fronda”  che trama in maniera subdola contro il foresto e funge da lobby volta a indurre Ferdinando II a non nominare Donizetti direttore del Conservatorio. Il loro candidato, che finirà per averla vinta, è il regnicolo Saverio Mercadante, anch'egli ex allievo del Conservatorio, sul quale Florimo ha premuto con insistenza affinché presentasse la sua candidatura. All'inizio Mercadante, installato dal 1833 nella “strategica” Novara con l'incarico di Maestro di cappella della Cattedrale, non è infatti troppo lusingato dai vantaggi di trasferirsi a Napoli per occupare un posto certo di alto prestigio ma a notevole distanza dalle piazze settentrionali in cui fa rappresentare le sue opere.[v]
            Ferdinando II - sul quale non è facile ancora oggi esprimere un giudizio spassionato - a dispetto di un lato amabile della sua persona e di tante buone intenzioni, non è che un monarca assoluto illuminato in una parte più e  altrove meno, bigotto nel senso che gli manca una visione “laica” dei suoi compiti di sovrano, animato da un benevolo paternalismo che fa breccia nel cuore del popolo semplice e bonaccione e dei più conservatori e tradizionalisti tra i suoi sudditi ma che non gli cattiva necessariamente la fiducia di tanti intellettuali (tra cui i “nefasti” liberali) e di chi ha una visione più lungimirante della realtà, e, poiché resterà sul trono per ventinove anni e mezzo, fino alla vigilia della caduta, repentina simile a quella di un castello di carte, del vasto Regno delle Due Sicilie, è arduo compito non imputargli la più grande responsabilità nella fine ingloriosa di una monarchia che aveva da tempo il proprio avvenire alle spalle.[vi]Che abbia simpatia e stima per Donizetti e che ne apprezzi la musica, è indubbio. Ma già nel 1834, quando aveva conferito da poco a Donizetti la cattedra di contrappunto e composizione al Conservatorio, era scoppiato lo “scandalo” di Maria Stuarda e Ferdinando si era dovuto scomodare in prima persona per sbarrare a quell'opera “sediziosa” la strada della scena, visto che i suoi zelanti censori avevano tardato a emettere un verdetto (o non avevano osato farlo).[vii]Adesso, con questo nuovo “guaio” del Poliuto e i fastidi della nomina del successore di Zingarelli, chissà che il sovrano non tragga un gran respiro di sollievo vedendo partire Donizetti per Parigi.
            Questo secondo viaggio di Donizetti in Francia ha avuto una lunga maturazione, poiché dal rientro a Napoli nella primavera 1835, dopo aver trascorso a Parigi quasi tre mesi tra gennaio e marzo per mettere in scena Marino Faliero al Théâtre-Italien, il compositore ha ardentemente desiderato di ritornare in quella capitale.
            «Parigi naturalmente attirava Donizetti non soltanto perché la censura francese era più di manica larga. Era il prestigio, che poteva derivargli da un successo a Parigi, a coronamento della sua carriera di compositore, il principale richiamo. E, da un punto di vista squisitamente pratico, non disdegnava la prospettiva, che gli si apriva nella capitale francese, di più pingui compensi e di più favorevoli rapporti con gli editori. Né perdeva di vista l'aspetto della più ampia protezione accordata alla proprietà musicale rispetto all'Italia, dove per più di un decennio aveva dovuto lamentare sia la perdita di profitti che le manomissioni della sua musica ad opera di editori pirati.»[viii]

            Dal suo ritorno a Parigi, alla fine di ottobre 1838, Donizetti non perde tempo: stabilisce una serie di contatti, si impegna fattivamente in vari progetti. L'enorme entusiasmo destato in anticipo dalla prima parigina di Lucia di Lammermoor - data al Théâtre-Italien nel 1837 - gli ha in un certo senso preparato il terreno. Si occupa, per cominciare, delle riprese in quello stesso teatro di Roberto Devereux e dell'Elisir d'amore[ix]e parallelamente porta avanti le trattative con l'Académie Royale de Musique (Opéra) già avviate da Napoli.
            Sin da principio Donizetti - buon sangue bergamasco non mente - è stato un lavoratore instancabile, un vero e proprio workaholic[x]e non è certo a Parigi che i suoi ritmi di attività sono destinati a rallentare. Mentre procede alla laboriosa metamorfosi in grand opéra di Poliuto, che diventerà Les Martyrs - prima non facile collaborazione, come non saranno agevoli le successive, con il celebre librettista Eugène Scribe nonché primo cimento all'Académie Royale - altri lavori ingombrano il suo tavolo. Uno di questi è Le duc d'Albe, secondo grand opéra su libretto di Scribe, concepito anch'esso per l'Académie Royale ma mai completato (e ciò più per circostanze esterne che per volontà di Donizetti).[xi]
            Malgrado Donizetti lavori contemporaneamente a diversi telai, il 1839 può sembrare un anno di minore impegno, in cui non dà nessuna opera nuova. Per trovare un anno altrettanto “infruttuoso” nella carriera del Bergamasco bisogna risalire all'ormai lontano 1825, l'anno critico dello sbarco in Sicilia dove lo attendeva la poco esaltante esperienza di Maestro di Cappella per una stagione al Teatro Carolino di Palermo.  È pur vero che Les Martyrs, già completati a metà maggio, avrebbero potuto andare in scena nei mesi successivi, anziché attendere la primavera 1840, senza una serie inenarrabile di lungaggini, ritardi e intoppi, non contando i tempi e la complessità di preparazione degli spettacoli all'Académie Royale. Purtuttavia, nell'estate 1839 va in scena una prima donizettiana: si tratta della versione francese “alleggerita” di Lucia, Lucie de Lammermoor.  Snellire alquanto Lucia e francesizzarla si era reso necessario per adattarla alle modeste risorse del Théâtre de la Renaissance, un teatro privato che viveva per così dire alla giornata non potendo contare su sovvenzioni dello Stato. Lucie segnò uno dei momenti memorabili nell'effimera esistenza della Renaissance, poiché il successo, ben al di là delle aspettative più rosee di Donizetti, la mantenne in cartellone per vari mesi a teatro esaurito.[xii]
            La perentoria affermazione di Lucie alla Renaissance genera un nuovo contratto con questa. Gli stessi librettisti dell'adattamento francese di Lucia, Alphonse Royer et Gustave Vaëz, forniscono a Donizetti L'Ange de Nisida, che il Bergamasco musica mentre compone La fille du régiment per l'Opéra-Comique ed è alle prese con l'interminabile preparazione dei Martyrs.[xiii]
            Preceduti in febbraio dalla briosa e esuberante Fille du régiment, sono finalmente varati in aprile Les Martyrs, primo grand opéra donizettiano. La lunga e fortunata carriera, in particolare in Francia, della Fille si inizia con un mezzo successo, mentre il felice esordio dei monumentali Martyrs all'Opéra, se divide i critici (e sono più quelli che fanno pollice verso),[xiv] conquista il pubblico. Ma, a dispetto dei meriti e ... degli incassi, Les Martyrs non erano destinati a resistere a lungo sulla scena, anzitutto perché ne era stata acclamata eroina Julie Dorus-Gras, che aveva un'acerrima rivale in Rosine Stoltz, “amata e amante giovane” del nuovo direttore dell'Opéra, Léon Pillet.
            La simultanea presenza su varie scene parigine del prolifico “invasore” oltramontano ha intanto di che alimentare i peggiori, non ingiustificati timori del “protezionista” Hector Berlioz, che nel Journal des Débats lancia un grido di allarme: «Non potremo più parlare dei teatri lirici di Parigi, ma dei teatri di Donizetti.»[xv]
            Nel frattempo, travolto dal fallimento, il Théâtre de la Renaissance aveva definitivamente calato il sipario. Impossibile dare L'Ange de Nisida altrove. Fu, tuttavia, una felix culpa, per prendere in prestito la celebre frase di Sant'Agostino: senza l'appuntamento mancato dall'Ange con la scena, non avrebbe visto la luce La favorite.
            Nel giugno 1840 Donizetti parte per l'Italia, passando per la Svizzera, dove si trattiene per una vera e propria vacanza più che meritata, mentre il sospirato soggiorno italiano non è che una parentesi di poche settimane trascorse tra Milano e Bergamo e tra vari impegni. Un viaggio a Roma per mettere in scena Adelia è rimandato (e così Adelia), poiché in agosto lo richiama a Parigi Pillet a cui serve una nuova opera al più presto, ma non Le duc d'Albe, che, non incontrando il gradimento di Rosine Stoltz, resterà accantonato (e incompleto).
           
            All'inizio di settembre Donizetti fa ritorno a Parigi e si rimbocca subito le maniche. Se si deve andare in scena in dicembre, non c'è tempo per scrivere un'opera ex novo. La soluzione più conveniente, che riscuote il favore della Stoltz, è quella di rifondere su un soggetto nuovo, rispondente alle esigenze dell'Opéra (compreso l'irrinunciabile balletto), l'ineseguito Ange de Nisida. Ai librettisti dell'Ange, Royer e Vaëz, si affianca provvidenzialmente Scribe, e dalla “crisalide” di quello spunterà fuori La favorite. Basta un mese a Donizetti per portare a compimento l'estenuante metamorfosi in grand opéra dell'Ange. Bisogna però rilevare che L'Ange è  in notevole misura una sorta di cartone della Favorite, in particolare il quarto atto di quest'ultima che discende quasi tutto dai lombi della quarta parte dell'Ange. Intanto Donizetti, a cui non basta mai il carico di lavoro, trova il tempo per occuparsi dell'allestimento di Lucrezia Borgia al Théâtre-Italien.
            L'acqua fredda del battesimo della Favorite, la sera del 2 dicembre 1840, non le sarà di ostacolo a diventare ben presto un valore sicuro del repertorio francese (non mettendo in conto la popolarità delle successive versioni italiane più o meno fedeli). La fortuna della Favorite aureolò meritatamente la sua protagonista, Rosine Stoltz, che predilesse quest'opera (avendo in seguito l'occasione di cantarla anche in Italia e in italiano). Ma La favorite è associata a un'altra maîtresse, quella di Donizetti: Madame De Coussy, moglie del suo banchiere. Fu sotto l'ospitale tetto di Madame, prodiga verso il Maestro di un'affettuosa  amicizia, che Donizetti trovò l'ispirazione di alcune tra le pagine più grandi del nuovo spartito.

            Avviata sul suo cammino La favorite, Donizetti riparte per l'Italia. A Roma aspettano la posticipata Adelia, che ha composto parallelamente alle prove della Favorite. Là Donizetti incontra per la prima volta il soprano Giuseppina Strepponi, scritturata per la stagione e già illustratasi in parecchi ruoli donizettiani. Taluni si sono dilettati, tra ieri e oggi, a ricamare su questo incontro tra il Maestro e la futura signora Verdi numero 2,  spingendosi incautamente a dare per scontata un'occasionale liaison, che sembra invece da escludere.[xvi]
            La prima di Adelia andò in scena nel febbraio 1841 tra violenti tumulti, dentro e fuori del teatro, estranei ai meriti dell'opera. La forte aspettativa per la nuova opera aveva infatti indotto l'avido impresario del Teatro Apollo Vincenzo Jacovacci a vendere più biglietti dei posti disponibili. Questo “pioniere” dell'overbooking finì conseguentemente in prigione benché per una sola notte e le sorti di Adelia si risollevarono con le rappresentazioni successive. Ma Adelia, pur con innegabili pregi, resta una creazione minore nel catalogo donizettiano.

            Tra marzo e la metà di agosto Donizetti è di nuovo a Parigi, relativamente inoperoso. Da un lato conduce trattative per opere destinate a Milano e Vienna, dall'altro compone un Miserere dedicato a Papa Gregorio XVI e mette la parola fine a un atto unico comico, Rita ou Le mari battu, che aveva probabilmente cominciato a comporre nel 1839. Ma alla deliziosa Rita toccherà pazientare fino al 1860 per vedere le luci della ribalta all'Opéra-Comique.
            Dopo un soggiorno in Germania, la fine dell'estate lo vede a Milano. A Parigi ha iniziato a scrivere il melodramma che inaugurerà la stagione di Carnevale e Quaresima 1841-42 del Teatro alla Scala, Maria Padilla, su libretto del veterano Gaetano Rossi.[xvii]La Padilla è una sorta di seguito non premeditato della Favorite dell'anno precedente.[xviii]
            Le stagioni liriche del primo Ottocento offrono anzitutto prime assolute o prime locali, mentre trovano ancora uno spazio limitato le riprese dal repertorio. Maria Padilla va in scena la sera di Santo Stefano 1841[xix]e, in virtù del suadente bel canto romantico di cui è intessuta e della solida drammaturgia, si impone per 23 rappresentazioni, tante quante ne totalizza con pari se non maggiore successo il secondo titolo, Saffo di Giovanni Pacini, nuova per Milano. L'ultima novità, Nabucodonosor, ben presto Nabucco, dell'ancora poco noto Giuseppe Verdi, poiché chiude la stagione, non ottiene che otto rappresentazioni, ma il suo impatto sulla scena è paragonabile allo scatenarsi di un ciclone e fa impallidire i pur cospicui meriti delle opere precedenti. Tant'è vero che verrà ripreso nella stagione di Autunno 1842 totalizzando 57 rappresentazioni. Donizetti, che si è trattenuto a Milano per finire la semiseria Linda di Chamounix attesa a Vienna, ha ascoltato con attenzione il Nabucodonosor di quel giovane Maestro e non manca di apprezzarne e gustarne l'impetuoso ardore, ma con maggiore attenzione il giovane Maestro avrà ascoltato e stimato la Padilla di Donizetti.[xx]
            Quando non manca molto alla partenza per Vienna, Donizetti riceve da Bologna un pressante invito a recarvicisi per dirigere la prima italiana dello Stabat Mater di Rossini. Difficile sottrarsi a una tale richiesta quando è Rossini in persona a rivolgergliela.[xxi]
            A Bologna, dove venticinque anni prima ha concluso la propria formazione musicale, Donizetti dirige di fronte a un pubblico imponente tre esecuzioni dello Stabat Mater il 18 marzo 1842 e i giorni seguenti.[xxii] All'ultima assiste Rossini e il trionfo è condiviso dai due Maestri, che si separano abbracciandosi commossi fino alle lacrime. A Vienna Donizetti avrà presto l'occasione di dirigere di nuovo lo Stabat rossiniano.

            La capitale dell'impero austriaco riserva un'accoglienza calorosa a Donizetti, il quale non deluderà certo i nuovi ospiti. Linda di Chamounix va in scena al Kärntnertortheater (Teatro di Porta Carinzia) il 19 maggio sotto la direzione dell'autore e l'entusiasmo nel teatro affollatissimo è al colmo. Quale Linda, Eugenia Tadolini dispiega le risorse più cospicue di cantante e interprete e Donizetti è il primo a riconoscerlo. Al favore del pubblico si unisce quello della famiglia imperiale che assiste alle rappresentazioni successive.[xxiii]Linda sarà presto applaudita a Parigi, Londra e in altre città grandi e piccole. Donizetti scrive nel frattempo un'Ave Maria a cinque voci dedicandola all'imperatore Ferdinando I.
            Ciò ch'era nell'aria si concretizza senza troppi indugi: alla fine di giugno a Donizetti, «non senza sua lieta sorpresa»,[xxiv]è conferita dall'imperatore la nomina di Maestro di Cappella e di Camera e Compositore di Corte, ricoperta un tempo da Wolfgang Amadeus Mozart. Al prestigio dell'incarico si accompagnano i vantaggi di un invidiabile stipendio e di sei mesi di libertà per continuare a esercitare  «il mestiere del povero scrittore d'opere»[xxv](adesso non più povero però). In precedenza Donizetti aveva rifiutato la direzione del Conservatorio di Bologna offertagli ripetutamente da Rossini.
            Da Vienna riparte presto per Milano e ritorna a Bergamo. In agosto ridiscende alla volta di Napoli, dove al San Carlo Maria Padilla, «benché massacrata da non riconoscersi dalla censura in modo orrendo»,[xxvi] infervora il pubblico e la corte. Gaetano non è uso a pavoneggiarsi - in verità, per dare lezioni di modestia, potrebbe salire in cattedra - ma che la sua fresca nomina a Wiener Hofkapellmeister procuri un travaso di bile ad alquante “vecchie” di San Gennaro non può dispiacergli soverchiamente. Quelle stesse “vecchie” esulteranno a loro volta, a meno di un anno e mezzo di distanza, dopo l'insuccesso sancarliano di Caterina Cornaro in assenza di Donizetti rimasto a Vienna. 
            Poi Donizetti lascia Napoli diretto a Parigi e lungo la strada scrive al fraterno ex condiscepolo bergamasco Antonio Dolci: «Vado a Parigi per le traduzioni di Padilla e Linda; Dio sa cos'altro ci farò.»[xxvii]E invece, nota William Ashbrook, «avrebbe trovato moltissime altre cose da fare, iniziando senza saperlo uno dei periodi più intensi ed estenuanti di tutta la sua prolifica carriera»,[xxviii]quell'ultimo capitolo  che Robert Steiner-Isenmann chiama appropriatamente «Krönung eines Lebenswerks» [coronamento dell'opera di una vita].[xxix]

            A Milano, durante la preparazione della Padilla, ha conosciuto un giovane librettista siciliano, Giacomo Sacchero, che ha scritto per Federico Ricci Corrado d'Altamura, accolto con grande favore alla Scala nel novembre 1841 (e promesso a una bella carriera internazionale).[xxx]Sacchero gli fornisce nel 1842 il libretto di Caterina Cornaro (liberamente basata su La Reine de Chypre di Jacques Halévy [1841]), che Donizetti compone a Parigi tra la fine del 1842 e la primavera 1843. Inizialmente prevista per Vienna, Caterina Cornaro, verrà dirottata in seguito a Napoli.[xxxi]
            Il 18 gennaio 1844 al San Carlo Caterina Cornaro concluderà nell'amarezza di un fiasco immeritato il catalogo donizettiano. Se Donizetti fosse sceso a Napoli per accompagnare sulla scena la sua creatura, questa, nonostante le vessazioni dei soliti, immarcescibili censori borbonici, avrebbe probabilmente incontrato una sorte migliore.[xxxii]Risollevatasi momentaneamente a Parma nel 1845, la Cornaro finirà dimenticata fino al tardivo riconoscimento del XX secolo. Ma ritorniamo all'autunno 1842.

            A Vienna destina invece, rinfrescando un “vecchio” progetto, Maria di Rohan, fosca tragedia di cappa e spada, amore violento e morte, all'epoca di Luigi XIII e Richelieu, anticipatrice alla guisa di Donizetti del Ballo in maschera verdiano.[xxxiii]Ma prima della Rohan (cominciata in abbozzo alla fine di novembre e terminata al principio di febbraio 1843) ha un impegno più incombente da onorare: un'opera comica per il Théâtre-Italien.
            Donizetti ha scelto senza troppi indugi di rispolverare il soggetto di un cavallo di battaglia prerossiniano, Ser Marcantonio di Stefano Pavesi su libretto di Angelo Anelli (1810), tra l'altro ancora in repertorio. Tant'è vero che - casuale coincidenza - è stato ripreso a Vienna in agosto quando Donizetti era già andato via.
            Appropriarsi di un soggetto altrui non desta scalpore a quest'epoca (e non soltanto nella pittura), per non dire che è quasi una consuetudine. Il Marcantonio di Pavesi ha peraltro un precedente nella farsa Diritto e rovescio di Francesco Gardi (1801). Lo schema dell'intreccio è arcisfruttato e affonda le radici nella commedia dell'arte e più indietro ancora nel tempo e consiste nelle progettate nozze da parte di un anziano scapolo, che si illude di raggiungere la felicità con una sposa giovane, le cui aspirazioni - è comprensibile - sono diametralmente opposte.[xxxiv]
            Il suo agente parigino nonché factotum Michele Accursi gli ha procurato un librettista “debuttante” nella persona dell'esule mazziniano genovese Giovanni Ruffini, il cui fratello più giovane Agostino aveva collaborato con Donizetti nel 1835 per modificare il libretto di Marino Faliero di Giovanni Emanuele Bidera. Sulla collaborazione tra il poeta alle prime armi tiranneggiato e il Maestro bergamasco che respira la polvere del palcoscenico (Verdi più tardi non sarà meno tirannico con Francesco Maria Piave) notizie di prima mano si possono leggere nella corrispondenza tra Giovanni Ruffini e la madre in Italia.[xxxv]A forza di riscrivere, tagliare, allungare, modificare, il docile Ruffini non si ritrova autore della stesura finale (quando è quasi al termine dell'impresa, riferisce alla madre: «sempre brodo lungo»; e gli ultimi versi lo fanno «sudare sangue e acqua»)[xxxvi]e, pur accettando il compenso che gli spetta (di cui ha un vitale  bisogno), non se la sente di firmare il libretto di Don Pasquale. Ruffini tuttavia non abbandonerà subito il “tirannico” Maestro e gli scriverà ancora la versione ritmica italiana del libretto di Dom Sébastien di Scribe.[xxxvii]
            «E invece in quell'apparente massacro del testo poetico dobbiamo riconoscere un Donizetti autenticamente drammaturgo, che ha piena coscienza delle regole del teatro per musica e soprattutto sa adeguare le convenzioni poetico-drammatiche alle proprie attitudini compositive.»[xxxviii]
            Donizetti concepisce Don Pasquale per il formidabile quartetto di interpreti a disposizione formato dal soprano Giulia Grisi, dal tenore Mario (che con la bella Giulia forma un tandem inseparabile nella finzione come nella realtà), dal baritono Antonio Tamburini e dal basso Luigi Lablache, quegli stessi, meno Mario e con Giovanni Battista Rubini (di cui Mario ha preso nel frattempo il posto), che nel 1835, sulla stessa scena del Théâtre-Italien, hanno incarnato i personaggi della tenzone a distanza tra Bellini e Donizetti, tra I Puritani e Marino Faliero.
            Indulgendo alle volte in un'amabile civetteria, Donizetti si vantava con gli intimi di aver musicato in poco tempo taluni suoi spartiti. Che in undici giorni abbia composto Don Pasquale è però vero solo in parte, se si tiene conto che ci lavorava ancora mentre si svolgevano le prove (ma fino a Verdi ciò era pressoché consuetudine). In ogni caso prima della metà di novembre la partitura è per così dire completata e alla fine del mese cominciano le prove. Prove che, interrotte o ritardate da malattie a turno dei cantanti, procedono in un clima di glaciale se non ostile indifferenza da parte dell'orchestra del Théâtre-Italien. Con l'eccezione di Donizetti e Ruffini, pochi si aspettano che l'opera incontri successo. Ma scettici e malevoli verranno smentiti con il clamore del trionfo decretato dagli spettatori della prima. Bisogna credere al Journal des Débats del 6 gennaio 1843 quando esordisce con l'ammissione: «De tous les opéras écrits exprès pour le théâtre de Paris, Don Pasquale, est, après celui des Puritains, l'ouvrage qui a obtenu le plus de faveur du public pour lequel il a été composé. Don Pasquale, fait pour être chanté par Mme Grisi, Mario, Tamburini e Lablache, a obtenu un plein succès le mardi 3 de ce mois. Plusieurs morceaux ont été redemandés.» [Tra tutte le opere italiane scritte appositamente per il teatro di Parigi, Don Pasquale è, dopo I Puritani, l'opera che ha riscosso il maggior favore da parte del pubblico a cui era destinata. Don Pasquale, composto per essere cantato da Madame Grisi, da Mario, Tamburini e Lablache, ha ottenuto un successo totale il martedì 3 di questo mese. Vari pezzi sono stati bissati].[xxxix]Ma i critici parigini sono in prevalenza animali a sangue freddo e i più resistono come possono all'entusiasmo del pubblico.
            Don Pasquale è «l'opera comica più celebre del Maestro, un capolavoro che se da un lato risponde a stilemi e a un formulario risalente al secolo precedente, per altri versi è opera moderna, molto diversa dalle altre. [...] è il risultato di un'enorme padronanza dei mezzi drammaturgico-musicali raggiunti dal Donizetti maturo e, benché scaturito come di getto dalla penna del Compositore, è frutto, in realtà, di un travaglio creativo teso alla ricerca di un equilibrio perfetto fra testo e musica.»[xl]
            Il merito del successo spetta anche ai quattro superlativi interpreti, anzitutto a  Lablache, protagonista a pieno titolo, che presta una voce con pochi confronti, una profonda intelligenza musicale e una padronanza scenica irresistibile al vecchio scapolo donizettiano, eroe romantico suo malgrado, poiché, pur diversamente dal radioso Elisir d'amore che lo precede di undici anni, anche Don Pasquale è un'opera buffa romantica.[xli]
E Lablache si mantenne fedele a questo ruolo fino al congedo dalla scena avvenuto nel 1857. A loro volta la Grisi, Mario e Tamburini rimasero a lungo attaccati ai loro personaggi rispettivi.
            Don Pasquale è appena varato che già Donizetti si prepara a ripartire: lo richiamano a Vienna le nuove funzioni alla Corte imperiale. Ma prima di lasciare Parigi viene chiamato a far parte dell'Académie Française in qualità di membro corrispondente.
            Dopo un viaggio estenuante, ritrova Vienna nella morsa di un inverno glaciale. Colpito da febbre, è costretto a mettersi a letto, ma dopo tre giorni è di nuovo in piedi e ha ripreso il lavoro. Deve tra l'altro ultimare Maria di Rohan per la stagione italiana del Kärntnertortheater e a metà febbraio è cosa fatta. Così può cominciare a dedicarsi al monumentale grand opéra Dom Sébastien roi de Portugal, che in autunno aspettano a Parigi, e intanto licenzia Caterina Cornaro destinata a Napoli. Se Verdi, non senza una certa dose di vittimismo, chiamò anni di galera il decennio da Nabucco a Rigoletto, Donizetti dal canto suo avrebbe potuto con maggior ragione considerare anni di galera l'intera sua carriera teatrale.
            Maria di Rohan offre ad Eugenia Tadolini un nuovo ruolo con cui cimentarsi alla grande, per tacere del tenore Carlo Guasco e del baritono Giorgio Ronconi, destinato quest'ultimo a diventare un memorabile Chevreuse in innumerevoli Rohan date un po' ovunque. Il 5 giugno 1843 la Rohan va in scena «sotto la direzione dell'autore e alla presenza della corte e della famiglia imperiale, accorsa al completo dalla villeggiatura per assistere alla novità tanto attesa [...] il secondo trionfo di Donizetti nella capitale asburgica.»[xlii]L'accoglienza da parte del pubblico e dei critici viennesi è infatti unanimemente favorevole. La “violenza” dell'amore, ineluttabilmente associato alla morte, raggiunge un'apoteosi tragica nella Rohan, che sospinge il melodramma romantico verso regioni inesplorate e suona come un annuncio del dopo Donizetti.[xliii]
            Un progetto lasciato a mezzo è l'enigmatico «soggetto fiammingo»[xliv] Ne m'oubliez pas, su libretto di Vernoy de Saint-Georges (che in collaborazione con Bayard aveva scritto quello della Fille du régiment), destinato all'Opéra-Comique. Il libretto non è stato ritrovato e della musica, composta da Donizetti probabilmente nell'estate 1843, sono rimasti sette numeri completi di orchestrazione.
            Dal suo ritorno a Parigi a metà luglio, comincia per Donizetti la lunga via crucis della preparazione di Dom Sébastien all'Opéra. Il libretto dell'impervio Scribe  mescola con innegabile talento inventivo storia e finzione, trasformando il giovane re portoghese, caduto in Africa nel 1578 vittima della propria crociata fanatica contro il Marocco, in un semilibertario per quanto disilluso eroe romantico. In un improbabile ma suggestivo sodalizio con il poeta-soldato Camoëns e Zayda, nobile musulmana che egli stesso ha sottratto al rogo, Don Sebastiano finisce stritolato negli ingranaggi dell'Inquisizione venduta al di lui cugino spagnolo Filippo II. Un tale “pasticcio” storico dimostra in ogni caso che l'abile librettista conosceva a sufficienza l'aggrovigliato periodo della storia del Portogallo tra la fine del regno di Don Sebastiano e l'ascesa al trono portoghese dell'unico erede legittimo rimasto: Filippo II di Spagna.
            Manco a farlo apposta, la grande macchina dell'Académie Royale che “macina” lentamente - ma uno spettacolo va curato in ogni aspetto nei minimi dettagli - non risparmia al Maestro complicazioni, contrattempi, contrarietà e ostacoli vari, senza mettere nel conto i capricci e le ubbie di Madame Stoltz. Donizetti, a cui è toccato per l'«immensa opera in 5 atti» - vera e propria fatica d'Ercole - scrivere «sacchi di musica per canto e ballo»,[xlv]è letteralmente estenuato e il clima quotidiano in cui si trova a dover lavorare non gli è particolarmente propizio. Il male in agguato comincia forse a dare le prime subdole avvisaglie. Se, come ha riferito il biografo Edoardo Clemente Verzino, Donizetti si è realmente lasciato sfuggire le parole «Don Sebastiano mi uccide»,[xlvi]non lo avrà fatto per atteggiarsi a vittima.
            Dom Sébastien va finalmente in scena il 13 novembre 1843 all'Opéra. L'indomani il Théâtre-Italien accoglie la prima locale di Maria di Rohan, rimaneggiata per l'occasione. Due giorni dopo Donizetti riferisce a Dolci: «Dirti quale dei due abbia meglio piaciuto non saprei, ma se gli applausi, se i bis provano un successo ebbi tutto questo.»[xlvii]
            Anche misurato col metro della grandiosità degli spettacoli dell'Académie Royale, Dom Sébastien si impone in magnificenza e impressiona. Il pubblico accorso è entusiasta. Quanto alla la critica, in parte è anch'essa impressionata e favorevole, in parte fa del proprio meglio per intiepidire gli ardori altrui. Ma anche l'ostile Berlioz sul Journal des Débats deve riconoscere, con una certa dose di fair play, taluni meriti del grand opéra donizettiano, elogiando tra gli altri brani la marcia funebre del terzo atto (in seguito sfruttata sia da Liszt che da Mahler), e non manca di far notare che il superbo adagio del grande concertato del quarto atto ha dovuto essere bissato.[xlviii]
            Donizetti non abbandonerà Dom Sébastien, che dedicherà alla regina del Portogallo, e lo sottoporrà a rifacimenti e cambiamenti, tant'è vero che ne sono rimaste varie versioni. Una di queste è quella cosiddetta viennese in italiano, priva del lungo balletto, che Donizetti stesso diresse ma in tedesco nella capitale austriaca nel 1845.
            Con 25 anni di mestiere alle spalle, il «gran Maestro» (così lo chiamerà Verdi)[xlix]detta in questo “testamento” drammaturgico una lezione per i compositori coevi e a venire. Dominando con padronanza il grand opéra (con cui sin dal 1835 ha ambito di misurarsi), ne imbriglia la magniloquenza congenita e si districa elegantemente e con inesauribile vena tra la diversità di situazioni, toni e atmosfere che la vicenda di volta in volta gli presenta. L'invenzione rifulge nella varietà dei pezzi solistici e degli insiemi, con una strumentazione costantemente raffinata ed espressiva, consegnandoci momenti tra i più alti della sua arte. Dom Sébastien non deve temere il confronto con due imponenti esempi del genere che lo precedono, La Juive di Halévy (1835) e Les Huguenots di Meyerbeer (1836), in compagnia dei quali non gli tocca sicuramente la parte del parente povero.[l]

            I suoi giorni di gloria erano contati: l'incessante travaglio di più di un quarto di secolo, l'errare zingaresco di città in città e la spola tra Parigi e Vienna degli ultimi anni, sono presto interrotti da un male inesorabile che ha il sopravvento, la paralisi nervosa, la demenza, il buio di una mente che tanto generosamente ha creato. Finisce internato in una clinica psichiatrica nei dintorni di Parigi. Dopo mesi di crudeli sofferenze, lo riportano, ormai inerte residuo di umanità, nella sua Bergamo natale e qui, appena cinquantenne, troverà la sua tomba nella fatidica primavera del 1848.
            Le sue opere continueranno a essere eseguite fin negli angoli più remoti del pianeta. Verdi, divenuto nel frattempo solo e pressoché incontrastato dominatore dell'opera italiana, l'avrà spesso davanti fino al termine della sua lunga esistenza quell'ombra di Donizetti, quasi come la statua del Commendatore... [li]

Prof. Stefano Fulvio Lo Presti Musicologo


[i] Se nelle lettere da Parigi Donizetti accenna talvolta a un suo probabile ritorno a Napoli, non sappiamo quanto ne fosse convinto egli stesso. Può darsi che volesse in questo modo tranquillizzare gli amici laggiù che curavano i suoi interessi, ed anche il cognato a Roma, col sottintendere che non aveva l'intenzione di mettere radici a Parigi.
[ii] Si legga al riguardo la lettera all'amico vercellese ma veneziano d'adozione Agostino Perotti della metà di giugno 1837. (Cfr. Studi Donizettiani 4, Bergamo 1988, n. Z 239a, p. 32).
[iii] «[...]l'appartamento, che ha acquistato in via Nardones 14, [...] è poco meno che una residenza principesca: dispone di una vasta galleria per le feste, di saloni, veranda, ampie camere e servizi igienici di prim'ordine. Donizetti vi aggiunge il tocco di una carrozza per le passeggiate di Virginia e non dimentica di scegliere personalmente la culla per il bambino prossimo a nascere. Né l'una né l'altra saranno mai utilizzate.» (Samy Fayad, Vita di Donizetti, Milano 1995, pp. 221-222).
[iv] In varie lettere scritte al cognato Antonio Vasselli, dopo la morte di Virginia, Donizetti accenna alla porta della stanza di lei che non ha la forza di aprire (cfr. Guido Zavadini, Donizetti. Vita - Musiche - Epistolario, Bergamo 1948, n. 254  [31 agosto 1837], p. 442, n. 263 [21 settembre 1837] p. 449, n. 279 [25 novembre 1837], p. 461). 
[v] Delle sedici opere composte da Mercadante tra il 1831, dopo il ritorno dalla Spagna, e il 1840, soltanto tre ebbero il loro battesimo a Napoli, mentre le altre furono destinate a Milano, Torino, Venezia, Bergamo e Parigi. Delle undici successive che videro la luce quando si era già insediato alla direzione del Conservatorio di San Pietro a Majella, nove vennero composte per i teatri napoletani. (Cfr.: Thomas G. Kaufman, Catalogue of Mercadante's Operas. Chronology of Performances with casts, in: Mercadante. Bollettino dell'Associazione Civica «Saverio Mercadante», n. 1/1996, Altamura 1996).
«Che vi fosse una forte opposizione alla nomina di Donizetti alla carica era noto a molti in città. Nell'ambiente accademico più tradizionalista, con l'inizio della carriera di Bellini, si era formata una fazione antidonizettiana capeggiata da Francesco Florimo, la quale, scomparso il vecchio Zingarelli, esercitava pressione sul ministro Santangelo perché a sostituire il longevo rappresentante dell'antica opera napoletana venisse chiamato Saverio Mercadante, non tanto perché ritenuto più meritevole (questo non lo si disse mai esplicitamente), ma in quanto il maestro pugliese (ecco la scappatoia) possedeva il requisito di essere un “regnicolo”, al contrario di Donizetti, suddito austriaco. [...] però, suddito austriaco Donizetti non lo era più, avendo da sedici anni lasciato la Lombardia; semmai, e a pieno diritto, poteva considerarsi suddito di Ferdinando II, giacché nella sua qualità di direttore dei Reali Teatri e di docente al Conservatorio svolgeva mansioni statali. Per manifestare la loro avversione a Donizetti, i gentiluomini del Conservatorio non avevano dovuto attendere la morte di Zingarelli; essi la esternavano ricorrendo a piccole meschinità di ogni genere, quale quella di ritardare [anche di alcuni mesi] il pagamento del suo stipendio.» (Samy Fayad, op. cit, p. 244).
Donizetti stesso riferisce di tale ritardo nel versargli lo stipendio in una lettera senza data dell'estate 1838 al cognato Vasselli (cfr. G. Zavadini, op. cit., n. 301, p. 479).
Per decidere di nominare Mercadante Ferdinando II indugiò fino al 18 giugno 1840, quando Donizetti si trovava a Parigi da quasi due anni, ma fino all'ultimo «Mercadante era quasi contrario a trasferirsi a Napoli, dove non vedeva una convenienza economica ed artistica.» (Santo Palermo, Mercadante e Donizetti e l'affare del Conservatorio di Napoli, in: Newsletter n. 78 of The Donizetti Society / October 1999, Londra 1999, p. 15).
[vi] Nato a Palermo nel 1810, Ferdinando II sale al trono nel 1830 alla morte del padre Francesco I. Muore a 49 anni nel 1859. Quest'anno è caduto dunque il suo bicentenario, ma a celebrarlo saranno stati soltanto i filoborbonici napoletani in compagnia di altri nostalgici delle neiges d'antan.
Mi sembra eloquente il sottotitolo del recente, breve profilo biografico del penultimo re Borbone di Roberto Maria Selvaggi - tracciato peraltro con una certa indulgenza partigiana che sfiora l'agiografia: Ferdinando II di Borbone. Storia di un sovrano napoletano. Trent'anni di regno tra progresso e reazione, Roma 1996.
Oserei dire che, senza volerlo, il Reale Teatro San Carlo ha in un certo senso “festeggiato” il bicentenario ferdinandeo. Nel marzo e nell'aprile di quest'anno sono andati rispettivamente in scena Maria Stuarda di Donizetti e il balletto Giselle di Adolphe Adam. Ferdinando in persona proibì l'opera donizettiana il cui contenuto politico e religioso gli dispiaceva al massimo. Nella scena della confessione della regina scozzese (che non può non essere una confessione laica, poiché la Stuarda confessa le sue colpe a Talbot, cortigiano della regina Elisabetta, che non è un prete e non è neanche cattolico, benché non rari registi odierni gli affibbino addirittura una lunga tonaca gesuitica) si è visto benissimo che al termine della confessione Maria riceve da Talbot la comunione. In materia di balletto dettava legge la pia regina Maria Cristina di Savoia, prima moglie di Ferdinando e monaca mancata, la quale, nonostante la grande avversione per il teatro (in cui metteva piede soltanto per accompagnare il consorte), faceva del suo meglio per “moralizzarlo”. I ballerini dovevano quindi essere quanto più coperti e assumere pose quanto più castigate. Ora, l'edizione 2010 di Giselle ha destato scalpore per l'apparizione in scena del primo ballerino, Roberto Bolle, completamente nudo. Se interessa la mia modesta opinione, si è trattato di una combinazione di esibizionismo e voyeurismo che nulla aggiungeva alla valenza artistica dello spettacolo, ma la bacchettona Maria Cristina, a quasi centottant'anni di distanza dalla sua “benefica” azione moralizzatrice, ha pienamente meritato questo tardivo schiaffo sulla sua regale guancia.     
[vii] Forse perché la protagonista della Stuarda sarebbe stata Giuseppina Ronzi De Begnis che, come si mormorava, era l'amante di Ferdinando II?
[viii] William Ashbrook, Donizetti. La vita, traduzione di Fulvio Stefano Lo Presti, Torino 1986, p. 123.
[ix] Nello spazio di tre settimane l'esito ottenuto sulla stessa scena da Roberto Devereux (27 dicembre 1838) è diametralmente opposto al successivo dell'Elisir d'amore (17 gennaio 1839). Lo stesso pubblico, che va in estasi assistendo all'Elisir, ha riservato un'accoglienza piuttosto fredda al Devereux «in parte perché [...], dopo Lucia di Lammermoor, si aspettava vocalità pirotecniche dello stesso genere.» (William Ashbrook, op. cit., p. 128).
Fu per l'edizione parigina del Devereux che Donizetti compose l'ouverture con la parafrasi dell'inno nazionale britannico, God save the King, auspicando in tal modo di poter traversare la Manica e dare un'opera a Londra. In tale direzione va probabilmente interpretata la dedica alla regina Vittoria delle Matinées musicales (1841). L'occasione, presentatasi nell'autunno 1841, sfumò  principalmente a causa della mancata collaborazione di Felice Romani, ma questa è un'altra storia.
[x] Maniaco del lavoro.
[xi] Rimando chi volesse approfondire l'argomento a quanto ho scritto in Sylvia prima di Léonor (con interferenze di un duca) e “Mon cher Monsieur Scribe”: una lettera sconosciuta di Verdi, in: Journal 7 of The Donizetti Society / Donizetti and France a cura di Alexander Weatherson e Fulvio Stefano Lo Presti, Londra - Bergamo 2002, pp. 144-175 e pp. 423-459.
[xii] «Nella Lucie [...] lo spartito può sembrare ad una prima lettura superficiale una copia stanca della Lucia italiana. E invece cambia tutto. Accettando di non tradurre in francese 'Regnava nel silenzio', Donizetti abbandona l'immagine di una protagonista [...] che dal suo primo apparire dava segni di follia. [...] Nella versione francese Donizetti sublima il sogno romantico e si rivela compositore di una più grande modernità. Il musicologo sarà anche affascinato dal modo in cui Donizetti come già Spontini, Cherubini o Rossini cerchi di conformarsi al gusto francese. [...] l'introduzione del personaggio di Gilbert costituisce forse il secondo elemento veramente originale. Gilbert non è decorativo come lo sono Normanno e Alisa, [le cui funzioni riunisce nella sua sola persona,] ma si impone come [...] il “vilain” che tradisce tutti e mente su tutto, personaggio subdolo, perfido e intrigante, come lo sarà solo Jago in Verdi.» (Sergio Segalini, Il “rêve” romantico di Lucie, in: [Programma del] 23° Festival della Valle d'Itria. Martina Franca, 25 luglio - 11 agosto 1997, Fasano 1997, pp. 38-39).
[xiii] Gli amici lontani, pur assiduamente informati dalle sue lettere, temono sempre che Donizetti “dissipi” le sue energie nei loisirs parigini (come se il soggiorno parigino fosse per lui un equivalente degli ozi di Capua). Una replica un tantino risentita del musicista la leggiamo nella lettera a Tommaso Persico del 9 ottobre 1839: «Capirai che quando si ha tanto da fare, non vi è tempo a fare il gallo né con vecchie, né con giovani; tuttavia mi secco e mi diverto.» (in: Guido Zavadini, op. cit., n. 328, p. 503). Allo stesso corrispondente il 6 dicembre 1839 fa notare, riferendosi al soprano Almerinda Granchi (“candidata” per qualche tempo al matrimonio col vedovo Donizetti, secondo voci smentite dall'interessato): «La Granchi mi scrisse che qui ho una vecchia, che mi fa regali enormi. [...] non ho bisogno di alcuno, e non ho una spilla da chicchessia.» (in: Guido Zavadini, op. cit., n. 330, p. 505).  
[xiv] «Un Credo en quatre actes» [un Credo in quattro atti], il noto parere di Hector Berlioz nel Journal des Débats del 12 aprile 1840 si riferisce però al libretto di Scribe (cfr.: Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva, a cura di Annalisa Bini e Jeremy Commons, Milano 1997, p. 814). Sempre Berlioz, nella stessa recensione, prima di maltrattare Les Martyrs, irride il rigore dei censori napoletani ai danni di Poliuto, probabilmente ignaro che Ferdinando II in persona - nipote guarda caso di Luigi Filippo d'Orléans - si era preso il disturbo di vietarlo: « Il est difficile de deviner ce que ladite censure a pu voir de dangereux dans ce drame inoffensif» [è difficile indovinare ciò che la censura ha potuto individuare di pericoloso in questo dramma inoffensivo]. (Ibidem, p. 811).
Resta il fatto che la famiglia reale francese - senza Luigi Filippo che non era melomane - tenne ad assistere a Les Martyrs e la regina Maria Amelia di Borbone, zia per l'appunto del re delle due Sicilie, ricevette poi a corte Donizetti accettandone la dedica dello spartito dell'opera. Alla regina non dovette dispiacere, se lo lesse, quanto aveva osservato tra l'altro l'anonimo recensore di Le Corsaire: «Le caractère général de cette musique est celui auquel M. Donizetti nous a habitués; de la fraîcheur, de la grâce toujours; souvent de la force et de la grandeur. [...] L'ensemble en est profondément  original et à la hauteur des plus grands maîtres.» [Il carattere generale di questa musica è quello a cui il Signor Donizetti ci ha abituati: freschezza e grazia sempre, sovente forza e grandezza... L'insieme è profondamente originale e degno dei più grandi maestri.] (Ibidem, p. 810).   
[xv] Ripreso da: William Ashbrook, op. cit., p. 133.
[xvi] Anche perché è improbabile che, se la Strepponi non fosse diventata più tardi la seconda moglie di Verdi, tali ipotesi e ricami avrebbero avuto ragione d'essere.
[xvii] «Benché il testo di Maria Padilla venga comunemente attribuito a Rossi,» - tiene a precisare William Ashbrook - «sarebbe più esatto indicare anche il nome di Donizetti come coautore del libretto.» (William Ashbrook, op. cit., p. 149). Lo dichiara lo stesso Donizetti in una lettera al cognato. (Cfr.: Ibidem).
[xviii] Maria Padilla fu l'amante di Pedro il Crudele re di Castiglia, il cui padre, Alfonso XI il re della Favorite, aveva avuto come amante Leonor de Guzman. Alla morte di Alfonso, Leonor venne gettata in prigione e morì, a quanto sembra, strangolata dal giovanissimo re (l'appellativo di crudele peraltro non era affatto usurpato). A meno di vent'anni di distanza, il figlio di Leonor Enrique de Trastamara detronizzò il fratellastro Pedro e lo fece uccidere e diventò re di Castiglia.
[xix] Il Protomartire del 26 dicembre fungeva allora da “protettore” delle stagioni di Carnevale e Quaresima.
[xx] Qui, dieci anni prima di Rigoletto, un padre si commuove al pianto della figlia, in un lungo e movimentato duetto, forse la pagina più alta  della Padilla. Chi oserebbe sostenere che 'Ah! se ti restan lagrime - misera ancor non sei' sia meno ispirato e vibrante di 'Piangi, fanciulla, e scorrere - fa il pianto sul mio cor' di Rigoletto?
Il verdiano Charles Osborne, forte di una vasta conoscenza di Donizetti, osserva: «The lengthy father-daughter duet, 'Padre, padre, oh rio dolore', for Ruiz and Maria is positively Verdian in its intensity, its affecting pathos, and its freedom of form. [... ]. This is an opera which deserves to be heard more often.»[L'esteso duetto padre-figlia, 'Padre, padre, oh rio dolore', per Ruiz e Maria è decisamente verdiano quanto a intensità, commovente drammaticità e libertà formale... Questa è un'opera che merita di essere ascoltata più frequentemente]. (In: Charles Osborne, The Bel Canto Operas of Rossini, Donizetti, Bellini, Londra 1994, p. 285).  
[xxi] «[Rossini] ha puntato i piedi perché a dirigerlo sia Donizetti, “l'unico in Italia” dice, “che possa farlo”[...]. Donizetti scrive al cognato: “Tu vedi che a simile invito non si replica. Non voglio già dirigere, ché tremerei davanti a lui, ma voglio essergli riconoscente”.» (Samy Fayad, op. cit., p. 301).
[xxii] L'occasione non venne lasciata sfuggire da Verdi, che si recò a Bologna e fu poi accolto cortesemente da Rossini. (Cfr.: Claudio Casini, Verdi, Milano 1994, p. 68).
[xxiii] Sin dall'elegante ouverture, ricavata dal primo tempo del XVIII Quartetto per archi (1836), Linda, che in taluni momenti richiama La sonnambula di Bellini e sotto certi aspetti sembra anticipare Luisa Miller di Verdi, cattiva il pubblico. «Musicalement, on admire le soin de l'orchestration [...], la fluidité du discours musical [...], une grande fraîcheur dans l'invention mélodique» [Sul piano musicale si ammira la cura nell'orchestrazione... la fluidità del discorso musicale... una grande freschezza nell'invenzione melodica]. In: Gilles de Van, Gaetano Donizetti, Parigi 2009, p. 134.  
[xxiv] Guido Zavadini, op. cit., p. 105.
[xxv] Ibidem, Lettera a Giovanni Simone Mayr , n. 25 [Palermo, 21 dicembre 1825], p. 244.
[xxvi] Studi donizettiani 1, Bergamo 1962, lettera a Giovanni Ricordi, n. 94 (Z 439a) [Napoli, 28 agosto 1842],  p. 88.  
[xxvii] Guido Zavadini, op. cit., n. 443 [Genova, 15 settembre 1842], p. 628.
[xxviii] William Ashbrook, op. cit., p. 159.
[xxix] In: Robert Steiner-Isenmann, Gaetano Donizetti. Sein Leben und seine Opern, Berna 1982, p. 292.
[xxx] Il catanese Giacomo Sacchero (1813-1875) era, guarda caso, prozio della nonna materna dell'autore di questo scritto.
[xxxi] Dirottamento resosi necessario dopo che Donizetti apprese, fortemente contrariato, che un'altra Cornaro, quella di Franz Lachner, era in procinto di essere ripresa a Vienna.
[xxxii] Oserei dire, benché non occorra alcuna audacia per sostenerlo, che, ancora fino a Puccini, era importantissima, per non dire indispensabile, la presenza attiva del compositore durante le prove e alla prima di una nuova opera. 
[xxxiii] La guisa ma anche la Guisa di Donizetti. Nell'autunno 1837 si accingeva a comporre, per darlo alla Fenice di Venezia nel Carnevale 1837-38, «Un duello sotto Richelieu, una specie di Caterina di Guisa [di Carlo Coccia (1833)].» (Guido Zavadini, op. cit., lettera ad Antonio Vasselli, n. 264[Napoli, 23 settembre 1837], p. 450). Quel progetto tuttavia venne poco dopo abbandonato e Donizetti e Cammarano ripiegarono su Maria de Rudenz poiché il poeta aveva incontrato difficoltà nella stesura del libretto. Difficoltà nondimeno superate nel 1839 quandò Cammarano lo fornì, intitolandolo Il conte di Chalais, a Giuseppe Lillo, che con questo melodramma riscosse un franco successo al San Carlo nell'autunno di quell'anno (Il conte di Chalais totalizzò infatti 16 rappresentazioni e fu tra le opere più eseguite della stagione 1839-40). Donizetti era dunque male informato sull'esito del Conte di Chalais («che Lillo vestì di musica senza successo» - in: Guido Zavadini, op. cit., lettera ad Antonio Vasselli, n. 456 [Parigi, 28 novembre 1842], p. 640). Lo stesso libretto di Cammarano, previa una serie di modifiche apportate a Parigi quasi certamente da Giovanni Ruffini, divenne la Maria di Rohan di Donizetti, che da Vienna avrebbe spiccato il volo per molte altre scene.    
[xxxiv] Ser Marcantonio diventa don Pasquale nell'opera donizettiana, che viene ambientata - e non è un'ambientazione di comodo - nella Roma ottocentesca. Don Pasquale è infatti un personaggio romano della commedia dell'arte con un profilo abbastanza simile a quello disegnato da Donizetti e Ruffini. (Ringrazio vivamente l'amico Prof. Francesco Cento di Genova, il cui Dizionario donizettiano, ancora inedito, è per me fonte inesauribile a cui attingere).
[xxxv] Cfr. Alfonso Lazzari, Giovanni Ruffini, Gaetano Donizetti e il “Don Pasquale”, Firenze 1915.
[xxxvi] Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva, op. cit., pp. 1087-1088.
[xxxvii] Ruffini abbandonerà presto la librettistica e si trasferirà in Gran Bretagna dove si dedicherà alla narrativa in lingua inglese.
[xxxviii] La citazione così prosegue: «Perché di fronte ad una vicenda che aveva tutti i caratteri della serialità non c'era proprio bisogno di “logica” drammatica, come sembrava pretendere invece il librettista, non era necessario esplicitare tutti i nessi scenico-teatrali, non ci si doveva dilungare in belle esposizioni liriche o intrighi comici paradossali. Era inutile insomma cercare l'originalità in una topica beffa teatrale, a quattro personaggi, il cui esito è scontato e predisposto fin dal primo atto: lì tutto è riconoscibile; per chi ha consuetudine con l'opera buffa anche settecentesca e con la librettistica comica a cavallo dei due secoli il libretto sembra un concentrato di luoghi comuni; ma se l'effetto è quello di un'originale Stilmischung [stile composito], se i personaggi hanno tratti “moderni” il merito è indubbiamente della musica donizettiana.» (Daniela Goldin Folena, Interni borghesi, in: Classic Voice Opera, “Don Pasquale” [di] Donizetti, n. 15, Ottobre-novembre 2003, Milano 2003, pp. 6-7).
[xxxix] Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva, op. cit., p. 1106.
[xl] Francesco Attardi Anselmo, Dal “Ser Marcantonio” al “Don Pasquale” in: Journal 7 of The Donizetti Society, op. cit., pp. 339-341.
[xli] Il quarantacinquenne Donizetti non è l'irriverente ventiquattrenne Rossini, che bastona allegramente Don Bartolo nel Barbiere di Siviglia (1816). Gaetano prova affetto e nel suo intimo almeno in parte solidarizza con il settantenne celibatario, vittima di un inganno necessario, ancor più che con gli altri suoi personaggi.  Eroe romantico Don Pasquale, è anzi “tragico”, anticipando così il distante John Falstaff verdiano.
[xlii] Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva, op. cit., p. 1150.
[xliii] «Si tratta di un tipico melodramma romantico, genere [...] del quale Maria di Rohan costituisce l'ultimo e più compito esempio in tutta la [...] produzione [donizettiana].» (Ibidem, p. 1149).
[xliv] Guido Zavadini, op. cit., lettera ad Antonio Vasselli, n. 470 [Vienna, 30 gennaio 1843], p. 652.
[xlv] Guido Zavadini, op. cit., Lettera a Teodoro Ghezzi, n. 507 [Parigi, 5 ottobre 1843], p. 690.
[xlvi] Edoardo Clemente Verzino, Contributo ad una Biografia di Gaetano Donizetti con lettere e documenti inediti, Bergamo 1896, p. 125.
[xlvii] Guido Zavadini, op. cit., lettera ad Antonio Dolci, n. 521 [Parigi, 16 novembre 1843], p. 704.
[xlviii] Cfr.: Le prime rappresentazioni delle opere di Donizetti nella stampa coeva, op. cit., pp. 1233-1235.
[xlix] Guido Zavadini, op. cit., Appendice B, lettera di Giuseppe Verdi al Marchese Caracciolo S. Teodoro, n. 40 [... 1855], p. 953.
[l] «Seppur diseguale, l'ultima fatica del compositore rimane uno dei vertici della sua arte: ricco di innovazioni teatrali e musicali, calato nella differente drammaturgia del teatro lirico francese, esso troverà degna continuazione nel Don Carlos.» (Fabrizio Dorsi, Giuseppe Rausa, Storia dell'opera italiana, Milano 2000, p. 397).
[li] Statua di Gaetano Donizetti, posta nell'atrio del Teatro alla Scala. Opera dello scultore milanese Giovanni Strazza, venne inaugurata il 10 marzo 1874. L'aveva commissionata l'editore di musica Francesco Lucca, che la donò al Municipio della città per collocarla nell'atrio del Teatro.

2010_12 Auditorium di Milano Fondazione Cariplo programma di fine anno

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Musiche di Ligeti, Debussy, Brahms
Con Matteo Fossi e Marco Gaggini
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NINO ROTA "la leggerezza dell'essere"
In collaborazione con la Fondazione Cini
Direttore Giuseppe Grazioli

Domenica 16 gennaio 2011_01_16
Musiche da Otto e ½ e La scuola di guida
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CRESCENDO IN MUSICA
Sabato 22 gennaio 2011_01_22
MAGIA PER BAMBINI
Musiche da Ravel con Roberto Perata
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2010_11_19 Concerto di Natale a 4Mani

Stagione 2010 - Varese, i solisti e l'orchestra
Domenica 19 dicembre 2010_12_19 ore 21.00
Cassano Magnago (VA)
Chiesa di San Giulio - piazza San Giulio
Concerto di Natale a 4Mani
Ingresso libero
ORCHESTRA CAMERISTICA DI VARESE
http://www.cameristicadivarese.org
direttore: Fabio Bagatin
Soliste: Sabrina Dente e Annamaria Garibaldi
Info su: http://www.duomacle.it

Programma:

G. F. Händel
Sinfonia e Pastorale (Pifa) da “Il Messia”
Grave – Allegro Moderato – Pifa, Larghetto e mezzo piano
L. Kozeluh
Concerto per Pianoforte a 4 mani e Orchestra
Allegro – Adagio – Rondò, Allegretto
Solisti: Sabrina Dente – Annamaria Garibaldi
A. Corelli
Concerto Concerto Grosso Op. 6 N° 8
“Fatto per la Notte di Natale”
Vivace – Grave – Allegro – Adagio, Allegro, Adagio – Vivace –
Allegro – Pastorale ad libitum, Largo
F. J. Haydn
Sinfonia N°45 in Fa# minore “Degli Addii”
Allegro Assai – Adagio – Minuetto, Allegretto – Finale, Presto,
Adagio

2010_11_18 Gershwin e Piazzolla al parco Trotter

Sabato 18 dicembre 2010_12_18
ore 17.00 - Milano
ex Chiesetta Parco Trotter con ingressi in Via Giacosa 46 e Viale Padova 69 a Milano (MM1 Rovereto)
Viaggio fra le due Americhe
Musiche di S. Joplin, G. Gershwin, A. Piazzolla
Sabrina Dente e Annamaria Garibaldi
Info su: http://www.duomacle.it
Ingresso libero
info: 328 8149 749
http://www.associazionemusicalefranceschi.net/itinerari%20musicali.html

2010_12_23 Liturgia di Natale a San Lorenzo Maggiore

Giovedì 23 dicembre 2010, ore 17.30
Basilica San Lorenzo Maggiore
Corso di Porta Ticinese 39, Milano
LITURGIA di NATALE
Celebrata da S. Em. Card. Gianfranco Ravasi

Messa di Natale
Liturgia con Concerto spirituale
preceduta da un
Concerto Spirituale
Ore 17,30 Concerto Spirituale
Matteo Galli, organo

Programma
Alessandro Marcello (1684 -1750)
Concerto in re minore BWV 974
s.i. – adagio - presto
trascrizione di J. S. Bach del concerto per oboe e archi in re min

Domenico Zipoli (1688 – 1726)
Pastorale

Claude Balbastre (1727 – 1799)
Premier Noel “Votre Bonté Grand Dieu”

Padre Davide da Bergamo (1791 – 1863)
“L’arrivo de’ pastori alla capanna” pastorale per organo

Vincenzo Bellini (1801 – 1835)
Sonata per organo

Ingresso libero
INFO:
Le Voci della Città
info@levocidellacitta.org
tel 02. 3910 4149
http://www.levocidellacitta.org

2010_12_19 Due Haydn a confronto

Domenica 19 dicembre 2010_12_19
Spino d’Adda, Chiesa Parrocchiale ore 21.00
HAYDN & HAYDN 
tra Vienna e Salisburgo

Coro e Orchestra del Collegium Vocale di Crema

Direttore Giampiero Innocente
Info su: www.collegiumvocale.it

PROGRAMMA
M. Haydn (1737-1806): Exsultate Deo
M. Haydn (1737-1806): Missa Sancti Johannis Nepomuceni  MH 182
Kyrie Gloria
G. Valerj (1760-1822): Sonata IX per organo (Riccardo M. Seresini)
 Credo
M. Haydn: Hodie nobis coelorum Rex, dai Responsori per il Natale
Sanctus Benedictus Agnus Dei
N. Moretti (1763-1821): Sonata X  per organo
F.J. Haydn: Die Himmel erzählen, dalla “Creazione”Hob. XXI:2
F.J. Haydn (1732-1809): Andante dal Concerto per tromba e orchestra, Hob VIIe
(solista: Francesco Panico)
F.J. Haydn: Vollendet ist das Grosse Werk, dalla “Creazione” Hob. XXI:2
- Coro: Vollendet ist das Grosse Werk
- Aria: Zu dir o Herr
- Coro: Vollendet ist das Grosse Werk

Omaggio natalizio
N. Moretti (1763-1821): Pastorale per organo
Tradizione inglese: The Gabriel’s message
Tradizione inglese: Suo gan
H. Gauntlett (1805-1876): Once in Royal David’s city


Due fratelli, una grande tradizione musicale, un concerto che li riunisce e offre la possibilità di un confronto: questo vuole essere il programma dei concerti “Haydn & Haydn” pensati e proposti dal Collegium Vocale di Crema per il dicembre 2010.
Di fronte alla indiscussa grandezza di Franz Joseph, vero dominatore della scena viennese ed europea di fine settecento, sta il fratello Michael, rimasto in una città più piccola come Salisburgo a raccogliere l’eredità di quel Wolfgang Amadeus Mozart fuggito senza troppi rimpianti per la capitale dell’impero asburgico.
Evidente è la differenza di stili musicali dei due fratelli Haydn, e proprio per questo il confronto si rivela ancor più interessante e stimolante per l’ascoltatore.
Michael è un musicista universale, compone per ogni genere, ma la sua indubbia specialità è la musica sacra, disseminata in centinaia di opere che lo vedono ancor oggi protagonista nelle grandi chiese salisburghesi.
Il suo è un destino particolare: successore di Mozart, il cui confronto non deve essere stato facile, decide di accogliere senza riserve le indicazioni dell’arcivescovo Colloredo, (con cui Mozart ebbe un insanabile conflitto poi giunto alla rottura definitiva), un vescovo che ha sempre amato introdursi nelle opere dei suoi musicisti con una presenza forte. Michael fa della disciplina non una ragione per mortificare lo slancio e la creatività delle sue opere ma la ragione di una esistenza posta al servizio della liturgia, e la sua musica ne è esempio trasparente.
Ancor oggi poco conosciuto in Italia rispetto al fratello Franz Joseph, Michael sa essere una perfetta sintesi delle esigenze musicali, liturgiche, disciplinari e culturali: sarà l’ultimo “Kappelmeister” (maestro di cappella) del Duomo di Salisburgo prima che questo ruolo, nato molto prima di Bach in area tedesca, muti definitivamente nelle forme.
I cittadini di Salisburgo sono particolarmente attaccati alla memoria di Michael Haydn: mentre il loro più grande cittadino, Mozart, fu sepolto a Vienna, Michael è onorato nella cappella centrale della Peterskirche.

La Messa “Sancti Joannis Nepomuceni”, datata 21 maggio 1772, è dedicata al martire e patrono della Boemia, chiamato anche il "santo dei ponti", Johannes Nepomuk (ca. 1340-1393, canonizzato nel 1729).
La messa è composta secondo lo stile formale espressamente richiesto dall’arcivescovo conte Hieronymus Colloredo, quando Michael Haydn era maestro di cappella del Duomo di Salisburgo.
Nelle sezioni finali del Gloria e Credo Haydn non rinuncia al virtuosismo vocale e agli artifici polifonici che tradizionalmente caratterizzano questi passaggi delle messe in musica: il ruolo che avrebbero avuto i solisti di canto viene affidato alle sezioni del coro, aumentando così lo spessore sonoro delle melodie. In questa composizione sembra non essere ancor terminata l’epoca del barocco musicale: molti passaggi, l’uso degli strumenti, il tempo di esecuzione collegano la messa con il periodo precedente a quello mozartiano.
In particolare il Benedictus rivela un’anima più antica: evidenti sono i riferimenti ad uno stile di orchestrazione e di canto tipici del barocco tedesco.

La Creazione (Die Schöpfung, Hob. XXI:2). è il più famoso oratorio di Franz Joseph Haydn.
Composto tra il 1796 e il 1798, presenta come tema la Creazione del Mondo narrato nella Genesi.
Haydn fu stimolato nella composizione di un grande opera durante i suoi viaggi in Inghilterra del 1791-2 e 1794-5, dove ebbe occasione di sentire gli oratori di Georg Friedrich Händel.
Il lavoro sull'oratorio durò dall'ottobre del 1796 all'aprile del 1798, un lavoro che portò Haydn allo sfinimento e che ebbe come risultato una grave malattia dopo la prima rappresentazione.
La Creazione venne presentata per la prima volta al Burgtheater di Vienna nel marzo del 1799 e il successo fu talmente ampio da essere rappresentata ogni anno durante il resto della vita di Haydn.
Seguì una traduzione del testo in inglese e la prima rappresentazione al Convent Garden di Londra nel 1800.
I brani qui scelti sono ampiamente rappresentativi della complessità, della maestosità e della evoluzione musicale del classicismo viennese e fanno comprendere come quest’opera sia da annoverare tra le grandi opere musicali di sempre.
I cori “Die Himmel erzählen” (I cieli narrano la gloria di Dio) e “Vollendet ist das grosse Werke” (La grande opera è compiuta) sono affidati alla moltitudine celeste che canta la gloria del Creatore: polifonia, fughe e contrappunti disegnano le forme di una musica di grandissimo valore che esalta l’esecutore e l’ascoltatore.


Collegium Vocale di Crema

Violini I: Stephen Beszant, Lucy Manfredi, Viviana Carniti
Violini II: Emanuela Barbieri, Stefania Ruini, Claudia Galvani, Anna Pecora
Violoncello: Irene Alzani
Contrabbasso: Nicola Moneta
Timpani: Pietro Micheletti
Flauto: Marco Pedrabissi
Oboe: Emanuele Rovetti
Clarinetto: Consuelo Corvi
Trombe: Fabio Carioni, Michele Bubbico, Francesco Panico
Trombone: Stefano Seregni
Organo: Riccardo M. Seresini

Daniela Assandri, Elisa Barbaglio, Elisa Cazzamalli, Silvia Corbani, Cinzia Denti, Sara Franceschini, Maria Grazia Gagliardoni, Chiara Ghiozzi, Marta Invernizzi, Lorena Mariani, Piera Pelizzari, Loretta Trabattoni, Ilaria Ventura, Sara Zigatti
Chiara Abbondio, Francesca Doldi, Claudia Guarneri, Elena Mattea, Adriano Bianchi, Vanna Moretti, Doriana Peroni, Claudia Pislor, Alberto Premi, Elisa Rossi
Angelo Arpini, Fabio Corlazzoli, Matteo Caravaggi, Alberto Galvani, Francesco Paveglio
Luca Arpini, Stefano Castellazzi, Nicola Fava, Edoardo Gammarelli, Giorgio Ghiozzi, Pierangelo Mulazzani, Daniele Pandini, Simone Riccetti, Doriano Soldati, Renato Zigatti

2010_12_18 Gattinara Stagione all'Auditorium Lux

Sabato 18 dicembre 2010_12_18 ore 21.00
Auditorium LUX via Lanino, 30 - Gattinara
Stagione 2010/11
NOTE SU SCHUMANN
Paola Borriello, attrice
Alessandro Maffei, pianoforte

Manifestazione nel Bicentenario della nascita di R.Schumann
Questa serata è dedicata a Robert Schumann, ricorrendo il bicentenario della nascita. Fa il paio con lo spettacolo che è stato dedicato a F.Chpoin in novembre, e per la stessa ragione. L'esperimento ha un preciso intento divulgativo: riuscire a dare un collegamento ipertestuale alla musica, in modo da rendere fruibili dei capolavori come questi anche a chi non ha mai avuto la possibilità di potervisi confrontare. Le parti affidate alla narrazione sono affidate a Paola Borriello.
Un'occasione in cui grande letteratura e musica immortale si incontrano, per servire un pubblico preparato e per prepararne uno nuovo.

http://www.auditoriumlux.org
Direzione artistica di John Alexander Petricich

Info artisti:

Paola Borriello, attrice

2010_12_18 Rassegna Concertistica "A TUTTO CORO!"

Sabato 18 dicembre 2010_12_18 alle ore 21.00
Novi Ligure, Alessandria, Conzano
Coro Mario Panatero Alessandria
RASSEGNA "A TUTTO CORO!"
In collaborazione con la rassegna “Orchestra in Provincia 2010”
Museo del Ciclismo - Novi Ligure
ingresso € 6

Domenica 19 dicembre 2010_12_19 ore 21
Parrocchia San Giovanni (corso Acqui, zona Cristo) - Alessandria
Ingresso libero

Giovedì 23 dicembre 2010_12_19 - ore 21
Parrocchia Santa Lucia - Conzano
Ingresso libero

Giacomo Carissimi 
Jephte, oratorio per soli, coro e orchestra
e brani dalla tradizione natalizia

Soprano: Erika Grimaldi
Tenore: Enrico Iviglia
Basso: Davide Baronchelli
Contralto: Silvia Ciliberti
Soprano: Francesca Semino
Coro di Alessandria “Mario Panatero”
Ensemble barocco dell’Orchestra Classica di Alessandria
Chitarrone: Massimo Marchese
Clavicembalo: Andrea Campora
Organo: Alessandro Trespioli
Direttore: Gian Marco Bosio

2010_12_12 Per i cento anni del Teatro Sociale

Per i cento anni del Teatro Sociale
IL CORO DEL REGIO DI PARMA
IN TRIONFO A FINALE EMILIA

Domenica 12 dicembre il Lions Club di Finale Emilia ha dedicato il proprio tradizionale Concerto degli Auguri ai Cento Anni del Teatro Sociale commemorato da un applaudito e suggestivo intervento di Daniele Rubboli il quale, dopo aver innestato la valenza di questo teatro e soprattutto dei teatri che lo hanno preceduto nella Finale E. del Risorgimento, ha concluso la sua commemorazione, prima agganciandosi all'Unità d'Italia e poi chiedendo a quelle antiche pietre di fare ascoltare al pubblico qualche ricordo della loro memoria, evocando così le voci storiche di Giuseppe Borgatti, Emilio Livi, Vincenzo Guicciardi, Vera Amerighi Rutili, Alberto Lionello e Arrigo Pola, tutti artisti che hanno infiammato le stagioni operistiche e di prosa nei primni 50 anni di storia del teatro.
La parola è passata poi al Maestro Martino Faggiani, altro istrione di grande fascino, il quale ha incantato il pubblico con un coinvolgente "racconto" sull'arte di Giuseppe Verdi, sulla sua capacità di rinnovarsi continuamente, portando tutti a meglio leggere e interpretare le splendide pagine corali delle sue opere piu' celebri dal Nabucco al Macbeth. Il tutto testimoniato dalle esecuzioni, perfette, del Coro del Teatro Regio di Parma che hanno raccolto autentiche ovazioni. Gran finale bissato con una splendida esecuzione dell'Inno di Mameli e, mentre si cantava "Fratelli d'Italia", dal loggione sono stati lanciati migliaia di volantini tricolore fra il tripudio generale.
Molti applausi anche per gli efficacissimi interventi del sindaco Soragni e per l'organizzatore dello spettacolo, Roberto Grillenzoni, anima e vita del Lions Club della città modenese.
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da uff. stampa Laboratorio lirico europeo di Milano t 02.2842836 - 337299585

2010_12_20 Al Martinitt una rassegna di liederistica con il soprano Barbara Costa

Teatro Martinitt a Milano in Via Pitteri 58 ore 21.00.
Lunedì 20 dicembre 2010_12_20
SOGNO, MAGIA, MITO
Lunedì 31 gennaio 2011_01_31
AMORE E NOSTALGIA
7 marzo 2011_03_07
NATURA
Sempre al Teatro Martinitt alle 21.00
Barbara Costa, soprano
Inessa Filistovich, pianoforte
Maestro Roberto Miele, assistente e primo corno al Teatro alla Scala di Milano


La rassegna si compone di tre incontri, tutti dedicati alla Liederistica, che trattano man mano un particolare aspetto romantico dei Lieder di compositori quali Schubert, Schumann, Strauss, Chaikovsky, Brahms, Mahler e Wagner (eseguiti, a seconda del tema trattato, in tutti o alcuni dei concerti).
Sito del teatro Martinitt all'indirizzo www.teatromartinitt.it - musica - trio classico e leggere i programmi e tutte le indicazioni necessarie.


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2010_12_16 La Barriera Anteprima cinematografica

CINEMA TEATRO ODEON Via Berruti - Vigevano
Quella sera dorata

GiovedÏ 16 dicembre 2010_12_16 ore 21,15

Regia: James Ivory.

Anno: 2009. Titolo Originale: The City of Your Final Destination. Durata: 118 min. Origine: Gran Bretagna / Usa. Genere: Drammatico. Sceneggiatura: Ruth Prawer Jhabvala. Fotografia: Javier Aguirresarobe. Tratto da: romanzo "Quella sera dorata" di Peter Cameron (Adelphi, coll. Fabula).

Attori: Anthony Hopkins (Adam Gund), Laura Linney (Caroline Gund), Charlotte Gainsbourg (Arden Langdon), Omar Metwally (Omar Razaghi), Hiroyuki Sanada (Pete), Alexandra Maria Lara (Deirdre), Norma Aleandro (Sig.ra Van Euwen), Ambar Mallman (Portia).

Omar Rezaghi, 28enne dottorando iraniano dell'Universit‡ del Kansas, ha finalmente ottenuto un incarico prestigioso: scrivere la biografia dello scrittore uruguayano Jules Gund, autore di un unico libro, ma di grande successo, e morto suicida con un colpo di arma da fuoco. Tuttavia, la vedova, il fratello e l'ultima amante di Gund, che vivono tutti insieme nella tenuta di Ochos RÏos, non hanno alcun desiderio di veder arrivare un intruso a ficcanasare nei loro fatti privati. Omar dovr‡ quindi trovare il modo di farsi accettare dalla bizzarra famiglia Gund, e allo stesso tempo, venendo a conoscenza dei fatti della vita del protagonista della biografia e del suo entourage, imparer‡ a capire molte cose anche di se stesso.

• Presentato in anteprima, fuori concorso, alla 4™ edizione del Festival Internazionale del Film di Roma (2009).

 

Niente paura

VenerdÏ 17 dicembre 2010_12_17 ore 21,15

Regia: Piergiorgio Gay.

Anno: 2010. Durata: 85 min. Origine: Italia. Genere: Documentario. Sceneggiatura: Piergiorgio Gay e Piergiorgio Paterlini. Fotografia: Marco Sgorbati

Partecipazioni: Luciano Ligabue, Stefano Rodot‡, Carlo Verdone, Paolo Rossi, Margherita Hack, Fabio Volo, Beppino Englaro, Umberto Veronesi, Javier Zanetti, Don Luigi Ciotti.

Film sull'identit‡ nazionale nell'epoca delle "passioni spente", della crisi radicale della politica, in senso lato. In modo non ideologico, ma attraverso le storie personali di uomini e donne comuni, di personaggi noti e dello stesso Ligabue, il film offre una panoramica su come siamo e come eravamo, da dove veniamo e quale Paese siamo diventati oggi.

• Fuori concorso alla 67™ Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2010).

 

Toy Story 3 - La grande fuga (film per i pi_ piccoli e le famiglie)

Sabato 18 dicembre 2010_12_18 ore 21,15 – Domenica 19 dicembre ore 16,00

Woody e Buzz sono tornati: mentre Andy si prepara alla partenza per il college, i suoi fedeli amici giocattoli si ritrovano in un asilo, dove giocare con dei bambini indomabili, con piccole dita appicicose, non Ë molto piacevole. Ecco che spinti dal motto tutti per uno - uno per tutti, pianificano la grande fuga. All'avventura si uniranno molti nuovi personaggi, alcuni di plastica, altri di peluche, tra cui lo scapolo amico di Barbie, Ken, l'istrice Prickles e Lotso Grandi Abbracci, l'orsacchiotto rosa che profuma di fragola.

(86 minuti)

Uomini di Dio

GiovedÏ 2010_12_23 e VenerdÏ 24 dicembre 2010_12_24 ore 21,15

Regia: Xavier Beauvois.

Anno: 2010. Titolo originale: Des hommes et des dieux. Durata: 120 min. Origine: Francia. Genere: Drammatico. Sceneggiatura: Etienne Comar, Xavier Beauvois. Fotografia: Caroline Champetier.

Attori: Lambert Wilson (Christian), Michael Lonsdale (Luc), Olivier Rabourdin (Christophe), Philippe Laudenbach (CÈlestin), Jacques Herlin (AmÈdÈe), Lo'c Pichon (Jean-Pierre).

Un monastero in mezzo ai monti del Maghreb, anni '90. Otto monaci cistercensi francesi vivono serenamente in mezzo alla popolazione musulmana di un vicino villaggio, aiutando le persone con la medicina e dando loro ciÚ che manca e di cui hanno bisogno. Tuttavia, il massacro di un gruppo di operai stranieri porta scompiglio e panico tra gli abitanti del villaggio. Le autorit‡ locali cercano di dare ai monaci una protezione, ma costoro rifiutano la proposta e poco tempo dopo ricevono la visita di un gruppo integralista, capeggiato da Ali Fayattia, che rivendica di essere l'autore del massacro. Da quel momento la vita dei monaci non sar‡ pi_ la stessa e il frate priore del convento, padre Christian, ben presto sar‡ costretto a riunire i suoi confratelli per prendere una determinata presa di posizione...

• Grand Prix e Premio della Giuria Ecumenica al 63_ Festival di Cannes (2010).

 

 

Rapunzel - L'Intreccio della Torre (film per i pi_ piccoli e le famiglie)

Sabato 25 dicembre 2010_12_25 ore 21,15 – Domenica 26 dicembre 2010_12_26 ore 16,00

Flynn Rider, il bandito pi_ ricercato e pi_ affascinante del regno, si ritrova costretto a stringere un patto con una ragazza dai lunghissimi capelli d'oro che vive imprigionata all'interno di una torre. L'improbabile coppia intraprende una rocambolesca fuga in compagnia di un cavallo poliziotto, un camaleonte ultraprotettivo e una burbera banda di balordi. Grazie al suo bell'aspetto, la sua parlantina e una discreta dose di fortuna, il baldo fuorilegge ha sempre avuto vita facile. Ma una volta rifugiatosi nella misteriosa torre la buona sorte sembra avergli voltato le spalle per sempre. Flynn viene messo fuori combattimento, legato e preso in ostaggio dalla bella e stravagante Rapunzel...

Biglietti e convenzioni

• Spettacoli giovedÏ e venerdÏ (ingresso unico) euro 6,00

• Spettacoli sabato e domenica (ingresso unico) euro 5,00

i bambini fino a 4 anni non pagano

• Associati Barriera e NOI (Assoc. Oratori e Circoli) euro 4,00

 

2010_12_18 Danze irlandesi con i Gens D'Ys

GENS D'YS  - Accademia Danze Irlandesi

Organizza

Sabato 18 Dicembre 2010_12_18 Ore 21.30

Le Notti di Ys - "SPECIALE NATALE"

Musica dal vivo con

Inis Fail Ceili Band

Una serata tra danze irlandesi e bretoni, per ballerini ma anche per amici e curiosi. Inoltre, per chi lo volesse, è possibile prenotare l'apericena con un piatto caldo e un sacco di altre cose buone a buffet oltre alle bevande.

(ingresso con apericena 15 euro, bambini fino ai 10 anni: 10 euro)

L'orario previsto per l'inizio dell'apericena è alle 20.00

Alle 21.30 si balla!!!!

Presso

Salone delle Feste- Museo del Tessile

via Volta – Busto Arsizio (VA)

per arrivare: uscita autostradale MI-VA Busto Arsizio seguire le indicazioni per il centro, arrivati al violone alberato Duca D'Aosta seguire le indicazioni turistiche per il museo del Tessile (che assomiglia ad un castello).

Ingresso senza cena: 5,00 euro (per i soci muniti di tessera la consumazione è compresa)

Per prenotazioni e informazioni: umberto.crespi@fastwebnet.it cell. 335/7155360

2010_12_16 Auditorium Milano LaVerdi

Auditorium di Milano Fondazione Cariplo
Giovedì 16 Dicembre 2010_12_16 ore 18.30
Cajkovskij: musica e tormenti d'amore
A cura di Fausto Malcovati con la partecipazione Mario Marcarini

16, 17, 19 dicembre 2010_12_16, 2010_12_17, 2010_12_19
Temi e atmosfere autobiografiche nella Quinta di Cajkovskij
Musiche di di Schumann e di Cajkovskij
con John Axelrod
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laVerdi invita venerdì 17 dicembre tutti i giovani sotto i 35 anni a partecipare all'Happy Hour>>

2010_12_26 Aria di Natale con il Festival dei Cori di Porana

Domenica 26 Dicembre 2010_12_26 alle ore 15
Auditorium di Lungavilla
Festival dei Cori – Memorial Don Sandro Magnani
Coro della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese (Comolpa)
diretto da Eraldo Pedemonte
Canterini Liguri-Piemontesi
Coro La Miniera, da Sesto S. Giovanni

Festival dei cori rinviato al 26 Dicembre

Inizialmente previsto per lo scorso 28 Novembre, ma rinviato a causa delle abbondanti nevicate che hanno interessato tutto il Nord-Italia, il Festival dei Cori tornerà all’Auditorium di Lungavilla Domenica 26 Dicembre alle ore 21, con un galà natalizio organizzato da Porana Eventi in collaborazione con Parrocchia e Pro Loco di Lungavilla, che vedrà la partecipazione di gruppi popolari, gospel, spiritual, oltre agli Amici della Lirica dell’Oltrepò.
Nel frattempo, Domenica 5 Dicembre, la neve non ha impedito l’esibizione del gruppo pavese Liricanto diretto da Gilberto Massarotti che, con celebri arie di operette e melodie natalizie, ha già portato nell’atmosfera delle festività tutti coloro che sono arrivati in Auditorium, dove tra l’altro sono stati allestiti i primi mercatini natalizi della parrocchia. I cinque componenti di Liricanto rappresentano una realtà professionale molto variegata, che accompagna spesso cerimonie e manifestazioni in provincia di Pavia: molti applausi per il soprano Graziella Brega, voce conosciuta in Oltrepò per le sue esibizioni in rassegne, concerti, opere liriche; una rivelazione il controtenore Giampaolo Simone, accompagnato da Gilberto Massarotti al pianoforte, insieme al baritono Adriano Sacchi ed al tenore Gianfranco Massarotti.
E’ ancora possibile iscriversi al Galà natalizio dei cori: per informazioni chiamare lo 0383.804175 (in orari di ufficio), o visitare il sito www.porana.it

A confronto gruppi canori provenienti da tre regioni

La rassegna "Sulle Note di Feste&Patroni" parte per una nuova avventura musicale organizzata dall'Associazione Porana Eventi in collaborazione con le Parrocchie di Porana e Lungavilla. Giunto alla dodicesima edizione e nato per ricordare uno dei sacerdoti più amati dalla piccola comunità parrocchiale, è oggi a tutti gli effetti una delle vetrine nazionali più prestigiose. Tra i cori partecipanti segnaliamo il Coro della Comunità Montana dell'Oltrepò Pavese (Comolpa), diretto da Eraldo Pedemonte, che proporrà brani legati al territorio della Valle Staffora, ma anche i Canterini Liguri-Piemontesi, che valorizzeranno le tradizioni canore dell'Appennino e il Coro La Miniera, da Sesto S. Giovanni, con un repertorio originale ed inedito; capitolo a parte, tutto gospel, merita il gruppo genovese Folksingers.
I gruppi saranno valutati da una giuria qualificata presieduta dal sacerdote cantautore Don Matteo Zambuto e dall'insegnante di musica e compositore Maurizio Castoldi , titolare della M. C. Studio di Pavia: anche in questa edizione Castoldi premierà la miglior voce solista con una registrazione su cd. Oltre al giudizio da parte della giuria di qualità ci sarà anche quello popolare, grazie al voto del pubblico presente: ma non si tratta di una vera e propria sfida, tengono a sottolineare gli organizzatori di Associazione Porana Eventi, quanto di una buona occasione di confronto culturale, musicale e sociale tra i partecipanti.
Da non dimenticare che il Festival dei cori ha anche una appendice natalizia, la sera del 26 Dicembre, in occasione del Gran Galà Natalizio dei Cori e degli Amici della Lirica dell'Oltrepò, ospitato sempre dall'Auditorium di Lungavilla, a partire dalle 21. Per informazioni chiamare lo 0383.804175 (in orari di ufficio), o visitare il sito www.porana.it

Associazione Porana Eventi
c/o via Pirandello 20
27045 - Casteggio (PV)
Tel. 0383.804175
Fax 0383.803007

2010_12_19 Tosca all'Auditorium di Rho

Associazione lirica Rhodense
Domenica 19 dicembre 2010
Auditorium di via Meda ore 15,30
Giacomo Puccini
TOSCA
Opera lirica completa
Tosca - soprano Sae Kyung Rim
Mario Cavaradossi - tenore Alessandro Mundula
Barone Scarpia - baritono Sergio Bologna
Sagrestano - Paolo Vessella
Cesare Angelotti - basso Carlo Oggioni
Coro "Calauce"
Orchestra della Provincia di Lecco
Direttore Diego Crovetti

Scenografie e costumi Bonacini-Riva
Regia Nina Bacchetto

Ingresso 25 Euro

Prevendita biglietti da Carli Dischi Via Madonna
Si ringraziano
Provincia di Milano
Amministrazione Comunale di Rho ed i numerosi sponsor

2011_02_10 Concorso musicale Internazionale di Asti 10 - 13 febbraio

Associazione Musicale Tempovivo
Concorso musicale Internazionale di Asti 10 - 13 febbraio
E' on-line il bando del
VI Concorso Internazionale di esecuzione musicale
"Città di Asti" & I Concorso pianistico internazionale "giovani concertisti"
Edizione 2011 (10 - 13 febbraio)
Lo trovate sul sito www.tempovivo.it
Associazione musicale "Tempo Vivo"
Direttore artistico:
M° Sebastian Roggero www.sebastianroggero.it
M° Flavio Duretto

2010_12_14 Arcimoboli in scena il Manzoni nella nuova versione del suo coapolavoro

dal 14
al 30 dicembre
Teatro degli Arcimboldi - Milano

I PROMESSI SPOSI - Opera Moderna

Il 14 dicembre 2010_12_14 debutta l'opera moderna più attesa dell'anno.

Il Teatro Degli Arcimboldi festeggia riservando agli amici della community biglietti di platea e galleria ad un prezzo eccezionale!

Su myspace e facebook trovi tutte le nostre informazioni e promozioni!

L'offerta è valida fino esaurimento dei posti disponibili.

 

2010_12_18 Teatro Besostri di Mede, il pianoforte di Massimo Cottica

Sabato 18 dicembre 2010_12_18 ore 21.00
Teatro Besostri - Mede
Evento fuori cartellone
Un concerto per pianoforte dedicato a Chopin/Schumann nel bicentenario della nascita.

Massimo Cottica, pianoforte


Ingresso euro 10,00.
Le prenotazioni e prevendite sono aperte presso il Comune di Mede il mercoledì e il venerdì dalle ore 9 alle ore 12,30.
Info: www.teatrobesostri.it; info@teatrobesostri.it; telefono 0384-822201; 392 8668009;335 7848613.
 
Programma
 
Frédéric Chopin (1810-1849): dai 24 Preludi op. 28:
01. Agitato in Do Maggiore
03. Vivace in Sol Maggiore
15. Sostenuto in Re Bemolle Maggiore
22. Molto agitato in sol minore
23. Moderato in Fa Maggiore
24. Allegro appassionato in re minore
02. Barcarola in Fa Diesis Maggiore op. 60 - Allegretto
 
Robert Schumann (1810-1856): da "Kreisleriana" (Fantasien) op.16 - dedicata a Frédéric Chopin
1. Äußerst bewegt
2. Sehr innig und nicht zu rasch - Intermezzo I, Sehr lebhaft - Erstes Tempo - Intermezzo II, Etwas bewegter - Langsamer (erstes Tempo) - Erstes tempo
3. Sehr rasch - Noch schneller - Etwas langsamer - Schnell und spielend
 
"La musica dischiude all'uomo un regno sconosciuto, un mondo che nulla ha in comune con quello esteriore dei sensi."
"Non vi è alcuno strumento che, come il pianoforte, raccolga in pieni accordi il regno dell'armonia e sviluppi i suoi tesori in forme e figure che stupiscono il conoscitore."
(E.T.A.Hoffmann)
 
* Intervallo *
Frédéric Chopin (1810-1849):
1. Notturno op. 9 n. 1 in si bem. minore. Larghetto
2. Valzer op. 64 n. 2 in do diesis minore. Tempo giusto
3. Polonaise op. 53 in La Bemolle Maggiore "Eroica". Maestoso
4. Mazurca op. 24 n. 4 in si bemolle minore. Moderato
5. Studio op. 10 n. 12 in do minore. "La caduta di Varsavia". Allegro con fuoco
6. Studio op. 25 n. 10 in si minore. Allegro con fuoco - meno mosso - Tempo I
7. Scherzo n. 2 op. 31 in si bemolle minore. Presto
 
Produzione e ideazione di Isabella Stefania Gottardis

2010_12_12 Brera con gusto, concerti con ingresso libero all'Ist.Musicale di Novara

A partire dal mese di dicembre, il
Civico Istituto Musicale Brera - Novara
darà l’avvio alla Rassegna
Brera con gusto
presso l’Auditorium “Annalisa Torgano”.

L’iniziativa, a cadenza mensile, proseguirà fino a giugno, proponendo concerti ed intrattenimenti vari di genere culturale con allievi, docenti ed amici collaboratori dell’Istituto.

Domenica 12 dicembre 2010_12_12 ore 21,00

“Golden Age” (the progressive band) in “White Light”
Claudio Macaluso pianoforte, tastiere, arrangiamenti
Fabrizio Parlamento batteria, percussioni
Raffaele Fiore (Flos) voce, basso, chitarre
esperimento percettivo: tecniche olistiche e aromaterapia di Michela Riva

Martedi 21 dicembre 2010_12_21 ore 21,00

Gruppo orchestrale ragazzi in “Carosello musicale”
“Gruppo Aradia” in “Il Solstizio d’inverno” musiche celtiche
le erbe….per saperne di più, a cura di  Erboristeria Rossi

Sabato 15 gennaio 2011_01_15 ore 16,30

Duo  Guido Parma violoncello  Antonietta Incardona pianoforte
Musiche di Massenet, Popper, Mascagni, Saint-Saens, Cilea
degustazione di ….. a cura di       in fase di definizione

Sabato 19 febbraio 2010_02_19 ore 21,00

“B come Barocco” un momento di incontro con l’epoca barocca attraverso la letteratura, il repertorio musicale, coreografico e altro ancora !
Monica Rosolen coreografa e ideatrice
Alyosa Forlini-Giusy Zanfa  danza
Dino Scalabrin violino
Gianfranco Manzin flauti
Giorgio Delrosso viola da gamba, chitarra barocca
Antonella Panighini clavicembalo
esposizione di abiti in stile barocco a cura di     in fase di definizione


Sabato 19 marzo 2011_03_19 ore 21,00


Gruppo celtico “Aradia” in “The return of Taliesyn”
Claudio Macaluso tastiere e arrangiamenti
Laura Caldarera flauto
Erica Meda oboe
Fernanda Saravalli fisarmonica
Dino Scalabrin violino
Anita Bordoni voce
degustazioni celtiche a cura Agriturismo “Il pesco selvatico”

Sabato 30 aprile 2011_04_30 ore 21,00


“Le Cantate” musiche di Handel e Scarlatti
Maria Grazia Nobili soprano
Laura Caldarera flauto
Antonella Panighini cembalo
in fase di definizione

Sabato 21 maggio 2011_05_21 ore 21,00

Duo Dino Scalabrin violino Claudio Macaluso pianoforte
Musiche di Corelli, Mozart, Bolzoni
(manoscritto-Biblioteca dell’Istituto Brera), Desderi
mostra di quadri a cura di Giulia Ghigo e Lidia Tchoumakova

Sabato 11 giugno 2011_06_11 ore 21,00


“La serva padrona”
intermezzo buffo in due parti di G. Federico, musica di G.B. Pergolesi
per soprano, basso e mimo
degustazione dolci a cura di Boriolo Biscotti


Tutti le serate sono ad ingresso libero, fino ad esaurimento posti.

Il primo appuntamento, domenica 12 dicembre alle ore 21,00, è offerto dal gruppo “Golden Age” con una serata di Rock progressivo:
Claudio Macaluso  pianoforte, tastiere, arrangiamenti
Fabrizio Parlamento batteria, percussioni
Raffaele Fiore (Flos) voce, basso, chitarre
La formazione a trio permette al gruppo di essere coerente con la propria formazione musicale, con le proprie radici culturali e filosofiche.
Molto utilizzata negli anni ’70 da varie formazioni, la struttura a trio, vede la sua massima espressione in un gruppo musicale britannico, Emerson Lake & Palmer, a cui il gruppo Golden Age fa indubbiamente riferimento e del quale propone in concerto alcune delle più complesse interpretazioni.
Nello spettacolo “White Light” i riferimenti ai Master del rock sono molteplici, non mancano citazioni dal più autorevole Progressive italiano e brani originali di propria recente composizione.
Il percorso musicale proposto è un’esperienza attraverso le emozioni e viene abbinato ad una inusuale quanto stimolante esperienza somato-sensoriale tale per cui le emozioni vengono abbinate alle tonalità dei brani, alle tematiche trattate dai testi e ai “profumi” diffusi.
Per tale esperienza ci si è rivolti a Michela Riva naturopata, esperta di tecniche olistiche e aromaterapia, collaboratrice del Dott.Fiore presso il Centro di Medicine naturali Spazio RIZA  di Milano, autrice di pubblicazioni in materia e presente alla serata per la realizzazione di questo esperimento percettivo.

Il secondo appuntamento, martedi 21 dicembre alle ore 21,00, propone una fresca neoformazione orchestrale di ragazzi impegnata in una fantasia-carosello musicale ed il Gruppo “Aradia” con brani di musica celtica.
La serata dunque è divisa in due momenti, entrambe alla ricerca di atmosfere  particolari, di ricordi, di colori a volte violenti a volte sfumati, in cui dal laboratorio didattico si passa ad un gruppo di ricerca volto al passato più remoto. E’ un salto nella tradizione, in quello che, seppur in modi diversi, rappresenta un nostro bagaglio culturale: dal luogo comune al classico, dal tradizionale allo sperimentale! Anche le formazioni rispecchiano questa commistione e prevedono sia strumenti tradizionali che elettronici, utili per un’immagine precisa di appartenenza ad una determinata realtà ed impronta musicale.
Saranno di complemento alla serata le riflessioni a voce alta sull’utilizzo delle erbe dell’Erboristeria Rossi, un timido approccio ai rimedi naturali, un aiuto richiesto a madre-natura scavando a rovescio: quale sorprese può riservarci un tuffo nel passato?

2010_12_04 Concerto multimediale di Fabio Baldina

Sabato 4 dicembre 2010_12_04 ore 21.00
Chiesa di San Valeriano - Robbio (PV)
Omaggio a Chopin e Schumann
Fabio Baldina, pianoforte
Il concerto proporrà alcune delle più celebri pagine di questi autori che saranno illustrati visivamente da alcuni filmati appositamente creati
Ingresso Libero

Scene infantili
Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Robert Schumann (1810-1856) Scene infantili (Kinderszenen) Op. 15
http://www.youtube.com/watch?v=rknvDSu9JG0





Chopin Preludi
Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) - Preludes Op. 28: N. 3 Sol maggiore (Vivace) - N. 4 Mi minore (Largo) -N.22 Sol minore (Molto agitato)
http://www.youtube.com/watch?v=gwilFkrgZa8





Arabeske
Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Robert Schumann (1810-1856) - Arabeske Op. 18
http://www.youtube.com/watch?v=iMBaz9ePK4A




Polonaises
Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849)
- Polonaises: Op. 40 n. 1 “Militare” (Allegro appassionato)
http://www.youtube.com/watch?v=5S1rWsuYKZg





Notturno

Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Nocturnes: Op. 9 n. 2 in Mi bem. maggiore (Andante) Op. postuma in Do diesis minore (Lento con gran espressione)

http://www.youtube.com/watch?v=4ZfuC9GKDus





Improvviso
Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Impromptus: Fantasie-Impromptu Op. 66 in Do diesis minore
http://www.youtube.com/watch?v=mCw_eQBFfhg





Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Mazurkas: Op. 7 n. 1 (Vivace) Op. 67 n. 2 (Cantabile) - Op. 67 n. 4 (Moderato animato) - Op. 68 n. 2 (Lento)
http://www.youtube.com/watch?v=8axJQFJ48Kc





Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Valzer: Op. 64 n. 2 in Do diesis minore
http://www.youtube.com/watch?v=HaixP4xCfXA






Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Valzer: Op. 69 n. 2 in Si minore
http://www.youtube.com/watch?v=BJf44agFPu8





Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Frederic Chopin (1810-1849) Grande Valse Brillante Op. 18 La bem. maggiore
http://www.youtube.com/watch?v=vlPhXJBdH8I





Robbio 4 dicembre 2010 pf.Fabio Baldina Ludwig van Beethoven Sonata al chiaro di luna
http://www.youtube.com/watch?v=zXoltOWRmes





2010_11_ 28 MusicaeArena la rassegna

Musica e Arena
duelli armonici
tutte le domeniche dal 28 novembre 2010 al 30 gennaio 2011
alle 9.30 e alle 11.30
Sala Appiani dell'Arena Civica di Milano
 
Domenica 28 Novembre 2010_11_28 ore 9.30 e ore 11.30
NAPOLEONE, LA MUSICA E CHERUBINI: STORIA DI UN RIFIUTOLuca Schieppati, pianoforte, Külli Tomingas, mezzosoprano
Piercarlo Sacco, violino

Domenica 5 Dicembre 2010_12_05 ore 9.30 e ore 11.30
IL COMPLESSO DI EDIPO: MUSICA ED ENIGMISTICA
Lucio Bigi enigmista, Tiziano Bellelli chitarra

Domenica 12 Dicembre 2010_12_12 ore 9.30 e ore 11.30
LE DISSONANZE
QUARTETTO D'ARCHI MANTEGNA: Roberto Noferini violino, Serena Canino
violino, Luca Moretti viola, Matteo Pigato violoncello

Domenica 19 Dicembre 2010_12_19 ore 9.30 e ore 11.30
SMOKING CHOPIN
 
Domenica 26 Dicembre 2010_12_26 ore 9.30 e ore 11.30
ORGANO VS HAMMOND
Alberto Marsico, organo classico e organo Hammond, Gio Rossi, batteria

Domenica 2 Gennaio 2011_01_02 ore 9.30 e ore 11.30
ENCANTO
FLAMENCO TANGO NEAPOLIS: Salvo Russo, pianoforte, voce e percussioni,
Giovanna Famulari, violoncello e voce, Lucio Pozone chitarra flamenca e
Massimo De Lorenzi, chitarra
Danza: Alessia Demofonti baile flamenco, Daniela Demofonti e Lucas Gatti
tango argentino.

Domenica 9 Gennaio 2011_01_09 ore 9.30 e ore 11.30
AMOR SACRO E AMOR PROFANOLorenzo Munari, fisarmonica - Valentina Vanini, mezzosoprano

Domenica 16 Gennaio 2011_01_16 ore 9.30 e ore 11.30
JAZZ IN BACH, SCHUMANN, SCRIABIN, ROTA...RUDY MIGLIARDI QUARTET: Rudy Migliardi trombone, Roberto Olzer
pianoforte, Marco Mistrangelo contrabbasso, Marco Castiglioni batteria

Domenica 23 Gennaio 2011_01_23 ore 9.30 e ore 11.30
BEBO + MASSIMO FERRA: FERRA VS FERRA
Bebo Ferra e Massimo Ferra, chitarre

Domenica 30 Gennaio 2011_01_30 ore 9.30 e ore 11.30
PIZZICA SCHERMA: LA DANZA DEI COLTELLICompagnia Arakne Mediterranea
Compagnia di Scherma Salentina
L' ingresso è gratuito con prenotazione obbligatoria:La prenotazione si effettua telefonando al 345.4220303 il giorno antecedente la data del concerto, dalle ore 10 alle ore 17. Prenotando si ha diritto ad un tagliando di ingresso da ritirarsi presso la sede dei concerti.
Per gli spettacoli del 26 dicembre e del 2 gennaio la prenotazione è anticipata rispettivamente ai giorni 23 e 30 dicembre. La prenotazione è da ritenersi valida fino a 10 minuti prima dell'inizio dei concerti. 

INFO: Comune di Milano  - Settore Tempo Libero
tel. 0288464127/58165 www.comune.milano.it
Amici della Musica Milano
tel. 02.89122383 www.amicidellamusicamilano.it

Duelli, contrasti, incontri e scontri, fusioni, fratture, armonie e dissonanze, questi gli ingredienti della terza edizione della rassegna alla Sala Appiani dell'Arena Civica di Milano, iniziativa promossa dal Comune di Milano, Settore Sport e Tempo Libero e realizzata da Amici della Musica Milano. Edizione che conferma la linea artistica dei concerti e spettacoli “intorno ai contrasti” fra forme musicali, generi, strumenti, storie...
Importante novità di quest'anno è il doppio appuntamento. Raccogliendo infatti le richieste del pubblico si è deciso di duplicare, letteralmente, gli spettacoli, per i più mattinieri alle 9,30, per chi vuole godere il sonno domenicale, alle 11.30. Come già nelle precedenti edizioni, la rassegna non chiude durante le ferie natalizie, anzi, propone le date del 26 dicembre e del 2 gennaio.
E ne vedremo (anzi, ascolteremo) delle belle! Contrasti storici come quello fra Napoleone e Cherubini, (28 novembre) o stilizzati nella danza, come la danza dei coltelli, della Pizzica Scherma, (30 gennaio) sfide in famiglia, come fra i due fratelli e chitarristi Ferra, (16 gennaio) o sfide enigmistiche, con il Complesso di Edipo (5 dicembre).
E poi duelli che sono invece più ricerche di punti di contatto, come quello fra il flamenco, il tango e la canzone napoletana, Encanto (2 gennaio) o fra il jazz e la musica classica di Bach, Schumann, Scriabin, (23 Gennaio) del Rudy Migliardi quartet.
La curiosa storia di uno strumento che avrebbe dovuto sostituirne un altro (26 dicembre - Organo Hammond vs Organo classico) e quella di due generi musicali, sacro e profano, che condivisero non solo i compositori ma anche composizioni, forme e melodie (9 gennaio).
Uno spettacolo comico, imperdibile, Smoking Chopin (19 dicembre) e un assaggio di differenti dissonanze musicali (2 dicembre).
Dopo cotanti scontri e duelli non resta che sanare i contrasti con un momento di convivialità! Come nelle precedenti edizioni, infatti, gli spettacoli saranno preceduti (dalle 9.00) o seguiti (dopo il concerto delle 11.30) da una degustazione di prodotti della provincia milanese.


dal 28 Novembre 2010 al 30 Gennaio 2011
Sala Appiani, Arena Civica
viale Byron, 2 - Milano
MUSICA E ARENA
CALENDARIO

Domenica 28 Novembre 2010 ore 9.30 e ore 11.30
NAPOLEONE, LA MUSICA E CHERUBINI: STORIA DI UN RIFIUTO
Külli Tomingas mezzosoprano, Piercarlo Sacco violino, Luca Schieppati pianoforte

Il nostro primo appuntamento è dedicato a chi volle l'Arena Civica, affidandone il progetto all'architetto Canonica: Napoleone Bonaparte.
Ascolteremo alcuni degli Autori da lui prediletti, come Paisiello e Spontini, insieme ad altri musicisti coevi che, pur non entrando direttamente in contatto con  l'Imperatore, seppero cogliere gli slanci e le contraddizioni dell'epoca napoleonica: Rossini, definito da Stendahl “il Napoleone della musica”; Beethoven, che prima scrisse e poi strappò la dedica al Bonaparte della Sinfonia “Eroica”; Paganini, che per qualche anno fu a Lucca maestro di Elisa Bonaparte.
Un particolare rilievo abbiamo riservato a  Luigi Cherubini, sia per il ricorrere del 250° della nascita, sia per metterne in risalto, assieme alle virtù musicali, anche quelle del carattere: fu uno dei pochi infatti a saper dire di “no” a Napoleone quando questi, incontratolo a Vienna, gli chiese di seguirlo a Parigi; l'orgoglioso maestro preferì rifiutare, memore di alcuni appunti mossi dal sovrano alla sua musica.

Domenica 5 Dicembre 2010 ore 9.30 e ore 11.30
IL COMPLESSO DI EDIPO: MUSICA ED ENIGMISTICA
Lucio Bigi enigmista, Tiziano Bellelli chitarra

Cos’hanno in comune enigmistica e musica? Il Complesso di Edipo. Ch’è sì un riferimento al mito e all’indovinello della Sfinge, come pure a una teoria psicanalitica, ma soprattutto è il complesso, nella fattispecie un duo: l’enigmista Lucio Bigi e Tiziano Bellelli alla chitarra. E' a dir poco curioso, infatti, notare come i termini “giocare” e “suonare” in altre lingue si traducano nello stesso identico modo: in inglese (to play), in francese (jouer) e pure in tedesco (spielen). La ragion d'essere e la logica di questo spettacolo è proprio questa: utilizzare due fra i più straordinari strumenti di libertà e di comunicazione, la parola e la musica, e assemblarle in forma giocosa e desueta, creando uno spettacolo unico nel suo genere, divertente e nel quale anche il pubblico è continuamente parte attiva.

Domenica 12 Dicembre 2010 ore 9.30 e ore 11.30
LE DISSONANZE
QUARTETTO D'ARCHI MANTEGNA: Roberto Noferini violino, Serena Canino violino, Luca Moretti viola, Matteo Pigato violoncello

I “duelli armonici”, in musica, sono le dissonanze, ne ascolteremo in tre brani, degli infiniti esempi possibili: nel celeberrimo quartetto per archi K 465 di Mozart, detto "delle Dissonanze", noto anche per i tentativi di correzione di eminenti studiosi che interpretarono come "errori" le dissonanze usate; in alcuni Contrappunti bachiani dell'Arte della Fuga, dissonanti sì ma proprio perchè scritti con un linguaggio contrappuntistico; infine in un quartetto di John Cage, String quartet in four part, del 1950, in cui la dissonanza non è più in funzione dialettica con la consonanza ma finisce per appartenere ad un altro lessico armonico, organizzato, in questo caso, in un percorso estremamente personale ma non per questo meno affascinante ed espressivo.


Domenica 19 Dicembre 2010 ore 9.30 e ore 11.30
SMOKING CHOPIN La sfida della comicità
TEATRO DEL CHIODO: Thomas Usterli, violino, Lorenzo Manetti, pianoforte

Mimi, clown, acrobati ma soprattutto validissimi musicisti, Thomas e Lorenzo raccontano la musica attraverso sketch esilaranti che prendono spunto dai “tic“ dei concertisti o dalle miriadi di piccoli incidenti che possono accadere sul palcoscenico. Con grande stupore ci si accorge quasi subito che le gags e tutte le abilità messe in gioco non sono altro che un modo naturalissimo di narrare, chiarire e svelare, con grande coerenza, le intime trame della musica.

Domenica 26 Dicembre 2010 ore 9.30 e ore 11.30
ORGANO VS HAMMOND
Alberto Marsico, organo classico e organo Hammond, Gio Rossi, batteria

La storia del hammond nato come strumento da chiesa, che avrebbe dovuto sostituire il più ingombrante e costoso organo a canne, diventato voce del jazz, del blues, della musica gospel e, in misura inizialmente minore ma poi sempre crescente, del rock e del pop. Accanto l’organo classico per un suggestivo confronto di timbri, epoche, repertori. Entrambi gli strumenti saranno a disposizione di Alberto Marsico, musicista, compositore ma anche virtuoso e studioso dell’hammond.

Domenica 2 Gennaio 2011 ore 9.30 e ore 11.30
ENCANTO
FLAMENCO TANGO NEAPOLIS: Salvo Russo, pianoforte, voce e percussioni, Giovanna Famulari, violoncello e voce, Lucio Pozone chitarra flamenca e Massimo De Lorenzi, chitarra
Danza: Alessia Demofonti baile flamenco, Daniela Demofonti e Lucas Gatti tango argentino.

Encanto è uno spettacolo dalle atmosfere vivaci, romantiche e suggestive: un viaggio che parte dal cuore della Napoli viscerale, tocca la passione della cultura gitano-andalusa e giunge alla sensualità e all’eleganza dell’anima del popolo porteño.
Le musiche, composizioni originali e arrangiamenti, rappresentano l’essenza di una contaminazione che unisce le tre culture e che,
attraverso l’arte, diventa espressione di un linguaggio unico ed universale.
E’ così che “Tu sì ‘na cosa grande” diventa la musa che ispira la pasiòn flamenca, che “Maruzzella” ricrea l’atmosfera delle milonghe argentine e che “Scalinatella” irrompe con tutta l’energia dell’espressività napoletana in una vera e propria “juerga flamenca”. Encanto è “l’incantesimo” che si rivela attraverso l’arte della musica e della danza in uno spettacolo tutto da assaporare e soprattutto da vivere.

Domenica 9 Gennaio 2011 ore 9.30 e ore 11.30
AMOR SACRO E AMOR PROFANO
Lorenzo Munari, fisarmonica - Valentina Vanini, mezzosoprano

Una formazione inusuale e suggestiva per la ricchezza dei timbri, flessibilità e facilità dell'ascolto per un originale excursus da Caccini a Schubert, passando per Monteverdi e Mozart. L’intento è quello di raccontare la storia dei due generi, sacro e profano, che, per molto tempo, si sono scambiati non solo compositori e forme musicali ma anche melodie e strumenti.

Domenica 16 Gennaio 2011 ore 9.30 e ore 11.30
JAZZ IN BACH, Schumann, Scriabin, Rota...
RUDY MIGLIARDI QUARTET: Rudy Migliardi trombone, Roberto Olzer pianoforte, Marco Mistrangelo contrabbasso, Marco Castiglioni batteria

Il programma, ad un occhio distratto, potrebbe anche apparire quello di un concerto classico: Bach, Schumann, Scriabin...Ma il quartetto di Rudy Migliardi riserva agli ascoltatori una bella sorpresa, quella di aver saputo rovesciare gli ormai troppo scontati schemi di trascrizioni di melodie celebri in chiave jazz, perchè questo quartetto ci conduce nella scoperta o riscoperta di quanto ci sia “di jazz” nelle composizioni di Bach, ma anche in quelle di Schumann, Scriabin, Rota... Un bel progetto di Rudy Migliardi, trombonista con un grande carriera alle spalle, come tanti jazzisti con una solida formazione classica tanto che i suoi primi contratti da musicista furono alla Scala di Milano, successivamente nell'orchestra del Regio di Torino, e soltanto dopo qualche anno nell'Orchestra Ritmica della Rai di Torino.

Domenica 23 Gennaio 2011 ore 9.30 e ore 11.30
BEBO + MASSIMO FERRA: FERRA VS FERRA
Bebo Ferra e Massimo Ferra, chitarre

Due straordinari chitarristi, fratelli, tra i più attivi nella scena nazionale e punti di riferimento per la chitarra jazz, dopo vent'anni di lontananza artistica e geografica (Massimo in Sardegna, Bebo a Milano) si riuniscono per realizzare insieme un progetto in cui prevale la dimensione acustica delle chitarre classiche e folk, o a dodici corde. Due chitarre per due stili molto diversi.

Domenica 30 Gennaio 2011 ore 9.30 e ore 11.30
PIZZICA SCHERMA: LA DANZA DEI COLTELLI
L’amicizia, l’ amore, l’odio, la vendetta
COMPAGNIA ARAKNE MEDITERRANEA
COMPAGNIA DI SCHERMA SALENTINA

La danza dei Coltelli è una danza rituale di coppia, a tema antagonista, che in passato prevedeva la presenza di coltelli nelle mani dei danzatori e radunava i migliori suonatori di tamburello attorno ad interminabili ronde di danze e sfide, che si protraevano per tutta la notte. Oggi i coltelli sono sostituiti dalle dita indice e medio della mano, che colpiscono, come armi affilate, il petto dell’avversario, il tutto accompagnato da movimenti danzanti agili ed eleganti. E' prevalentemente danzata da uomini e si accompagna con tamburelli e armonica a bocca a ritmo di tarantella-pizzica: le azioni, i gesti, gli attacchi e le parate derivano dagli antichi codici d'onore e di rispetto che regolavano la gerarchia e le dispute nel mondo degli zingari commercianti di cavalli.

INFO: Comune di Milano  - Settore Tempo Libero
tel. 02-88464127/58165
www.comune.milano.it
Amici della Musica Milano
tel. 02.89122383
www.amicidellamusicamilano.it 
PRENOTAZIONI
345.4220303 il giorno antecedente la data del concerto, dalle ore 10 alle ore 17


2010_12_19 I Piccoli Pomeriggi offrono il Concerto di Natale

Quarta stagione - Teatro dal Verme - Milano
Domenica 19 dicembre 2010_12_19 ore 11.00
Concerto di Natale
Coro delle voci bianche del Teatro Sociale di Como
Coro "Akses" di Milano
Maestri del coro: Lidia Basterrechea, Dario Grandini
Orchestra I Piccoli Pomeriggi Musicali
Direttore: Francesco Pavan
Biglietti: Adulti 5,00 euro (+ prevendita) - Bambini 3,00 euro (+ prevendita
PROGRAMMA:
Pachelbel: Canone
The first Nowell - tradizionale inglese
Adeste fidelis - tradizionale
Haendel: Aria dal Concerto grosso n.12 op 6
Irving Berlin: White Christmas
A la nanita nana - tradizionale castigliana
Ignoto: Ecco il Messia
Benjamin Britten: The birds
John Rutter: A clare benediction
W.A Mozart Ave Verum
Astro del ciel – tradizionale
Jingle bells – tradizionale
 
Per informazioni: Teatro Dal Verme – Via San Giovanni Sul Muro, 2 – Milano tel. 02.87905
http://www.ipiccolipomeriggi.it/
http://www.dalverme.org

2010_12_18 Orchestra e Coro Beethoven al Palazzo della Regione

Sabato 18 dicembre 2010_12_18 alle ore 17.00
SALA DELLA REGIONE presso il PIRELLONE - Milano
CONCERTO DI NATALE
ORCHESTRA E IL  CORO  " BEETHOVEN"
Diretti dal  m° ADRIANO  BASSI
Verranno eseguiti brani di MOZART, VIVALDI, BERTONI, BEETHOVEN
Il  concerto e' stato organizzato dalla PRESIDENZA DEL CONSIGLIO REGIONALE
PER  INFORMAZIONI 347.6779797
 

Contatore visite e album degli ospiti (se volete lasciare un commento, grazie)