2018_09_13 MiTo FLIRT AMERICANI

MiTo, concerti a Milano Festival edizione 2018
 

FLIRT AMERICANI

Una serata dedicata ai ritmi jazz dagli Stati Uniti alla Francia.
L’Orchestra I Pomeriggi Musicali diretta da Alessandro Cadario e Zee Zee, pianista rivelazione di MITO 2017 in un concentrato di luce, vitalità e “blue note”. Con una prima esecuzione italiana.


Giovedì 13 settembre 2018, ore 17, Teatro Dal Verme
Via S. Giovanni sul Muro, Milano

Posto unico numerato, 5 euro
Biglietti in vendita su www.ticketone.it
 
PROGRAMMA

Michael Daugherty (1954)
Sunset strip (1999)
7 PM Nocturne
7 AM

Maurice Ravel (1875-1937)
Concerto in sol maggiore per pianoforte e orchestra
Allegramente Adagio assai Presto

Francis Poulenc (1899-1963)
Sinfonietta
Allegro con fuoco
Molto vivace
Andante cantabile
Prestissimo et très gai

George Gershwin (1898-1937)
Variations on I got Rhythm
trascrizione per orchestra da camera di Iain Farrington
Prima Esecuzione in Italia
 
Orchestra I Pomeriggi Musicali
Alessandro Cadario, direttore
Zee Zee, pianoforte

In collaborazione con I Pomeriggi Musicali

Il jazz è protagonista giovedì 13 settembrealle ore 17, al Teatro dal Verme. Sul palco la pianista cinese rivelazione della passata stagione, Zee Zee, che con la sua meravigliosa abilità nel far vibrare i tasti bianchi e neri, ha incantato i teatri di tutto il mondo e riscosso successo anche a MITO SettembreMusica 2017. Quest’anno fa il bis, affiancata dall’Orchestra I Pomeriggi Musicali, diretta daAlessandro Cadario, in un programma dal sapore jazzistico.

Una serata che testimonia ancora una volta la capacità di MITO SettembreMusica di scoprire, catalizzare e valorizzare le giovani “rising” stars della scena mondiale, affiancandole, al tempo stesso, alle realtà produttive cittadine, in una sinergia vitale con il tessuto artistico delle città in cui si muove e di cui si alimenta, nutrendole a sua volta.

Partita dalla Germania, dove ha iniziato la propria formazione musicale a cinque anni, al suo ritorno nella natia Cina Zee Zee è diventata uno dei giovani artisti più ricercati della nazione. A Milano dialogherà con una delle realtà più emblematiche, storiche e apprezzate del mondo milanese: I Pomeriggi Musicali, che con la loro storia di attenzione per la tradizione e l’innovazione hanno dato un rilevante contributo, anche sul piano della coerenza tecnica e narrativa, al Festival.

In programma quattro compositori: Gershwin e Daugerthy, statunitensi; Ravel e Poulenc, francesi. Per i primi il jazz è di casa. Per gli altri è un potente motore da sfruttare. Il programma è dunque un concentrato di luce, vitalità e blue note.


Maurice Ravel (1875-1937) pensò di comporre un concerto per pianoforte e orchestra tardi nella sua carriera, nel 1927, in vista di una tournée negli Stati Uniti. Il Concerto in sol fu eseguito per la prima volta il 14 gennaio 1932 alla Salle Pleyel di Parigi, con la dedicataria Marguerite Long come solista e il compositore sul podio dell’Orchestra Lamoureux. Molto diverso dall’altro a lui quasi contemporaneo – il Concerto in re per la mano sinistra del 1929, drammatico, cupo, caratterizzato da una netta contrapposizione tra solista e orchestra – il Concerto in sol è leggero, spumeggiante, basato su un gioco complementare e tutto timbrico tra solista e orchestra. Questo concerto rispetta l’articolazione classica in tre movimenti, ma grazie alla grande duttilità della scrittura orchestrale e armonica, assembla un materiale tematico molto eterogeneo, con echi di jazz (che dominano nei movimenti estremi) e di musica da circo, temi popolari, motivi iberici, in particolare baschi e venature blues.

In programma anche una prima esecuzione in Italia, trascrizione per orchestra da camera di Iain Farrington delle Variazioni su I Got Rhythm di George Gershwin (1898-1937). Le Variazioni per pianoforte e orchestra furono composte da Gershwin alla fine del 1933, per una tournée concertistica eseguite da Gershwin stesso per la prima volta a Boston il 14 gennaio 1934. Il celebre tema, costruito su una scala pentatonica, è introdotto gradualmente attraverso vari strumenti e seguito da cinque variazioni che giocano su sofisticati intrecci ritmici, su repentine modulazioni, espansioni e contrazioni del materiale tematico, su stili diversi che vanno dal valzer alla musica cinese al puro stile jazz. Il pianista e compositore inglese Iain Farrington (nato nel 1977) oltre ad aver creato un proprio personale arrangiamento pianistico di I Got Rhythm, ha trascritto le Variazioni di Gershwin per un organico ridotto, simile a quello delle orchestrine di Broadway e con un’orchestrazione più leggera e trasparente.

Una grande varietà di stili caratterizza anche la Sinfonietta di Francis Poulenc (1899-1963), la sua unica composizione strettamente sinfonica (escludendo i concerti e le suite tratte dai balletti), che iniziò a scrivere nell’estate del 1947 su commissione della BBC (per la riapertura, dopo la Guerra, del Third Programme) e che fu eseguita a Londra, il 24 ottobre 1948, sotto la direzione di Roger Désormière. Opera della maturità, la Sinfonietta è caratterizzata da un grande equilibrio formale e da una scrittura elegante, a tratti caustica, traboccante di inflessioni popolareggianti, ritmi di danza, passaggi modali, armonie lussureggianti. Qui emerge il lato spensierato e ironico del compositore, tanto che la struttura neoclassica del brano può apparire come una parodia dei modelli mozartiani e haydniani (anche il titolo Sinfonietta non si riferisce alla sua durata ma alla sua leggerezza) nel puro spirito del Gruppo dei Sei, cui Poulenc aveva aderito negli anni Venti.

Dietro il graffiante polistilismo della musica di Michael Daugherty (nato nel 1954) c’è spesso la storia americana, l’universo sonoro delle metropoli, i miti e le icone popolari statunitensi: la musica dei rapper Elvis Presley Superman, Barbie, per dirne alcune. Ci sono poi composizioni ispirate a luoghi tipicamente americani, come Motown Metal (1994), Niagara Falls (1997), Route 66 (1998), Sunset Strip (1999). Quest’ultima, per orchestra da camera, prende il nome dal celebre Sunset Boulevard (la strada che dal centro di Los Angeles, passando attraverso quartieri chic come Beverly Hills e Bel Air, arriva alla spiaggia sull’Oceano Pacifico), e in particolare dal tratto che attraversa West Hollywood, il Sunset Strip appunto, popolato dal jet set hollywoodiano già negli anni Trenta, divenuto negli anni Sessanta un importante luogo di ritrovo hippie.

In Sunset Strip, eseguito per la prima volta il 7 gennaio 2000, Daugherty crea un paesaggio musicale in movimento, un gioco caleidoscopico e frammentario fatto di piccoli squarci musicali che compaiono e si dissolvono, come se fossero osservati da una macchina in transito su quella strada. Un viaggio immaginario (in tre movimenti, dal tramonto al mattino) che ci porta tra ristoranti, nightclub e discoteche, con un abile gioco contrappuntistico e poliritmico, un’orchestrazione brillante, dominata dalle trombe e dagli interventi delle percussioni.

Il concerto è preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico di Gianluigi Mattietti.

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