1982_01_14 Scala F - Angela Finocchiaro scrive e interpreta una storia che commuove

La Compagnia Teatrale PANNA ACIDA
presenta al
TEATRO VERDI DELLA VIA PASTRENGO
dal 14 gennaio al 7 febbraio 1982
ANGELA FINOCCHIARO e CARLINA TORTA
in 
SCALA F
scritto e realizzato da
Angela Finocchiaro - Amato Pennasilico - Carlina Torta

(foto dallo spettacolo 'Panna acida')

Erano gli anni in cui facevo la tessera INVITO A TEATRO del Comune di Milano, grazie alla quale era possibile scegliere diversi teatri per accedere a spettacoli memorabili con costi accessibili.
Si andava dal Piccolo Teatro a teatri di "periferia" come il Verdi della via Pastremgo, dove si vedevano gli spettacoli di "Quelli di Grock", una compagnia teatrale di Milano fondata nel 1974, e nel 1982 potei assistere al secondo spettacolo della novella compagnia Panna Acida, scritto ed interpretato da Angela Finocchiaro che era in scena con Carlina Torta.
Uno spettacolo di grande poesia, ripicche e condivisione di due vecchine in un appartamento nel quale condividevano la vita e le piccole cose quotidiane. Una scena spoglia con un baule, nel quel purtroppo, simulando l'ultimo letto, il personaggio interpretato da Carlina Torta si addormenta per l'ultima e definitiva volta. Una scena che a distanza di più di quaranta anni rimane negli occhi e stimola ancora le lacrime. 
Questi sono i grandi, direi IMMENSI, capolavori teatrali degni di passare alla storia, figli di un tempo d'oro del teatro, che è inimmaginabile per chi non lo abbia vissuto.


La presentazione dello spettacolo:
E' la giornata di due donne anziane: Pinuccia e Camilla. Vivono insieme, non hanno ormai più niente da fare se non muoversi fra le solite faccende di ogni giorno: i bisogni corporali, il mangiare, le medicine. 
L'emarginazione e la solitudine sono le condizioni più evidenti dei due personaggi; non esistono legami con l'esterno se non in forma di ricordo. Così le scarpe del marito defunto sono per Pinuccia, non solo un'occasione di rievocazione, ma la possibilità di ricostruire, con l'aiuto di Camilla, l'incontro d'amore e la danza.
E ancora; il telefono non esiste ed il solo nominarlo è il segnale da cui parte il gioco dell'invenzione dei due personaggi.
Il rapporto fra le due donne si delinea in una obbligata dipendenza fatta di ansiose attenzioni, dispetti; attraverso liti che scoppiano violentissime e muoiono rapidamente.
La sera le raccoglie da sole, stanche e senza voglia di dormire: c'è eccitazione perché domani è il compleanno di Camilla. Ma la notte porta con sé la paura per una partenza che potrebbe avvenire, anch'essa, domani.

"Abbiamo voluto, in "Scala F" affrontare il tema della morte come mancanza, separazione, solitudine, distanza dalla vita, come un avvenimento ineluttabile. E per parlare di questo abbiamo scelto la vecchiaia, una condizione secondo noi emblematica dove, nella lotta tra il desiderio di vita e il senso di morte, quasi nulle sono le mediazioni della realtà.
Anche questo spettacolo è stato elaborato col metodo dell'improvvisazione e della creazione collettiva.
Attraverso l'improvvisazione - quindi filtrati in noi e nella nostra esperienza - abbiamo ricercato questi personaggi di anziani (né stereotipi né realistici), ma con le caratteristiche di una condizione che già riconosciamo in noi e che ci dà angoscia e paura.
Come in "Panna Acida" il linguaggio in cui tutto ciò trova espressione è quello comico ed ironico; non solo perché questo è il linguaggio più immediato per noi, ma perché crediamo, attraverso la comicità, di poter comunicare al pubblico anche le nostre esperienze e riflessioni più drammatiche senza creare inutili mostri ed angosce.
Questa è la nostra strada: la ricerca e la pratica di un teatro più diretto, di gioco, di comunicazione, di improvvisazione, di attori. Un teatro che assolva la sua duplice funzione di spettacolo come stimolo da una parte e come messa in discussione dall'altra." Panna Acida

Dalla Rassegna Stampa di allora:
Per due donne in «Scala F»
L'età delle paure
Una bella prova di Angela Finocchiaro e Carlina Torta
MILANO - In uno splendido racconto Marcel Schwob immagina che le fanciulle di Mileto si uccidano a frotte dopo aver scorto la propria immagine futura, degradata dal tempo e dalla vecchiaia, nello specchio di un tempio sacro a Minerva. 
Per Angela Finocchiaro e Carlina Torta, le giovani attrici che avevano interpretato il fortunato Panna acida, lo specchio di Minerva è il palcoscenico del Verdi, dove le due, con tenerezza tra ironica e straziata, si proiettano nell'invenzione di una decadente senescenza in cui, dietro a una sorta di impassibile oggettività, si avverte come un riversarsi di fantasie e sentimenti personali, quasi un palpitante e perplesso “come saremo”.
Si parlava qualche giorno fa, a proposito di un altro spettacolo, del delinearsi sulle ribalte italiane di un vero e proprio teatro della terza età, di una drammaturgia che scava nella vecchiaia come fatto espressivo oltre che come aggregato di problemi sociali ed esistenziali: ed è proprio quanto hanno fatto in “Scala F” le due ragazze, studiando e documentandosi per qualche mese, andando anche a conversare con le ospiti dei ricoveri, ed elaborando poi le impressioni raccolte in un lavoro di improvvisazione che è approdato, da quanto visto, soprattutto alla creazione di due maschere, emblemi di una vecchiaia intesa come dimensione assoluta e universale.
Pinuccia e Camilla, le due protagoniste, sono due anziane signorine di cui viene ricostruita l'ideale giornata: nella scena quasi totalmente vuota, se si esclude una madia che diviene una specie di letto-bara, si assistono reciprocamente, si scambiano affettuose cattiverie, ricordano il passato, si concedono ingenue civetterie, combattono come possono una solitudine che non si può scacciare. 
Scala F è tutto qua, in questa puntigliosa mimesi, in questa sorta di figurazione iper-realista in cui si avverte un riverbero stanislavskiano, in questo occhio distaccato e al  tempo stesso amorevole che si appunta su una scheggia di vita in cui c'è tutto e niente, banalità quotidiana e coscienza della morte, vacuità dei piccoli gesti e riflessione sul decantarsi dei destini individuali. 
Un copione in fieri, con qualche pausa, qualche sottolineatura eccessiva, forse l'inizio di una ricerca che ancora deve precisarsi: ma lo spettacolo c'è già tutto, commovente, emozionante, qua e là persino spiritoso, grazie soprattutto alla sorprendente performance interpretativa di queste bravissime attrici che, senza bisogno di trucco o posticci, giocando soltanto sugli abiti, sul linguaggio, su uno straordinario rigore vocale e gestuale, si costruiscono addosso due personaggi pienamente autonomi e vitali, convincenti, amabili, struggenti. 
Un pubblico molto folto, alla prima, ha seguito con attenzione, e anche con quel pizzico di tristezza del caso: ma gli applausi, alla fine, sono stati festosi, e tanti.
Articolo di Renato Palazzi [giornalista e critico teatrale  spentosi a 74 anni nel 2021]

2 commenti:

  1. “Scala F. L’amore al tempo di Pinuccia e Camilla”.
    https://it.wikipedia.org/wiki/Angela_Finocchiaro
    scrive, interpreta e allestisce, sempre con Carlina Torta e Amato Pennasilico, il secondo spettacolo del nuovo gruppo teatrale "Panna Acida", Scala F (1981),

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  2. https://www.okmugello.it/articolo/scala-f-lo-spettacolo-storico-di-angela-finocchiaro-e-carlina-torta_31771

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