2018_04_04 Cineteatro Agorà di Robecco MACBETTO, l’usurpatore e la donna senz’ombra

CINETEATRO AGORA' di ROBECCO SUL NAVIGLIO
OPERA al CINEMA ALL’AGORA'
CineTeatroAgorà Robecco sul Naviglio
Stagione Lirica, danza e arte
2017 / 2018
Teatro, musica, opera, arte e ....

Opera: mercoledì, 4 aprile 2018_04_04 ore 20:15
Giuseppe Verdi 

MACBETH
Diretta da Antonio Pappano con un cast stellare vede Anna Netrebko, Željko Lucic e Ildebrando D’Arcangelo dal Royal Opera House

In diretta via satellite il dramma di una coppia divisa tra desiderio di progenie e di potere. Nelle nostre stagioni d’opera Macbeth (Macbetto) ritorna dal lontano martedì 23 febbraio 2010, quando proponemmo la versione registrata alla Arena Sferisterio di Macerata.
Giuseppe Verdi (1813 – 1901)
Macbeth (1847 – 1865 – 1874 - 1952)
Personaggi ed interpreti:
Macbeth, baritono - ŽELJKO LUČIĆ
Lady Macbeth, soprano - ANNA NETREBKO
Banco, basso - ILDEBRANDO D'ARCANGELO
Macduff, tenore - YUSIF EYVAZOV
Lady in attesa Francesca Chiejina
Malcolm, tenore - Konu Kim
Dottore - Simon Shibambu
Un servo - Jonathan Fisher
Un sicario - Olle Zetterström
Apparizione - John Morrissey
Royal Opera Chorus
Orchestra of the Royal Opera House
Direttore ANTONIO PAPPANO
Regia Phyllida Lloyd
Scena Anthony Ward
Luci Paule Constable
Coreografia Michael Keegan-Dolan
«La vita non è altro che un’ombra in cammino; un povero attore che s’agita e pavoneggia per un’ora sul palcoscenico e del quale poi non si sa più nulla. È un racconto narrato da un idiota, pieno di strepito e di furore, e senza alcun significato».
Questo è l’originale di William Shakespeare che diventa nella concisione del libretto melodrammatico “La vita è il racconto di un povero idiota, vento e fole che nulla dinota”.
In questo nulla nel quale si svolge il nostro essere umani, Macbeth e la sua Lady si autodistruggono nell’inutile tentativo di ottenere il potere assoluto e di mantenerlo oltre la loro esistenza con i figli che non arriveranno mai, eliminando quelli degli altri che potrebbero compromettere le loro mire. Decima opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave, ma molte parti furono riviste o riscritte da Andrea Maffei. Dopo l’iniziale successo, il 14 marzo 1847, al Teatro della Pergola di Firenze, nell’edizione francese del 1865, Verdi aggiunse l’aria di Lady Macbeth “La luce langue”, nel secondo atto e il Ballo del terzo atto. Esso rappresenta probabilmente la più bella incursione di Verdi nel regno della danza, caro al melodramma francese, unendo la consueta perizia teatrale ad una solida scrittura sinfonica, che si rivela anche con l’uso di quasi tutti i timbri dell’apparato orchestrale. Inoltre egli modificò numerosi passi, ne tagliò altri e riscrisse ex novo il coro “Patria oppressa”. L’opera fu riesumata con strepitoso successo al Teatro alla Scala il 7 dicembre 1952, con Maria Callas nei panni della protagonista femminile. Da allora è entrata stabilmente in repertorio.

Atto I
In Scozia. Macbeth e Banco sono di ritorno da una vittoriosa battaglia. Incontrano le streghe che stanno compiendo i loro riti “Che faceste, dite su. Ho sgozzato un verro e tu?”. Ai due fanno una profezia “Salve o Macbetto, di Glamis sire. Salve o Macbetto, di Caudor sire. Salve o Macbetto, di Scozia Re”, mentre a Banco diranno che la sua progenie regnerà. In quel mentre i messi comunicano a Macbeth che re Duncano lo ha nominato proprio sire di Caudor “Due vaticini compiuti or sono, mi si promette al terzo un trono”: in lui nasce la prima idea di conquistare il potere regale.
Al castello l’ambiziosa Lady Macbeth attende la venuta del marito; legge la lettera nella quale egli gli racconta dei vaticini “Stupito io n’era… Ambizioso spirto tu sei Macbetto Vieni! t’affretta, cavatina”. Al sapere che Duncano, attuale Re di Scozia, passerà la notte nel loro castello, le viene l’ispirazione di spingere il marito a uccidere il re per succedergli subito al trono “Or tutti sorgete ministri infernali”. Macbeth medita l’assassinio ed ha una prima apparizione di un pugnale che precorre il suo pensiero ”Mi si affaccia un pugnal l’elsa a me volta”. Lady Macbeth nella notte va in cerca del marito e lo coglie alla uscita della camera di Duncano che ha appena trucidato “Fatal mia donna un murmure”. Sconvolto dal delitto compiuto Macbeth non ha il coraggio di tornare a riportare l’arma del delitto. Sarà la stessa Lady a riportarla e ad imbrattare le guardie addormentate per incolparle “Vedi le mani ho lorde anch’io poco spruzzo e monde sono”. Al mattino Macduff e Banco vanno per svegliare il Re e ne scoprono l’assassinio, del quale viene incolpato il figlio di Duncano, Malcolm, che si trova costretto a fuggire in Inghilterra. Tutti invocano la maledizione di Dio sull’uccisore “Schiudi, Inferno, la bocca, concertato
Atto II
Ora che Macbeth è re di Scozia, per rafforzare il loro potere la moglie lo convince a liquidare Banco e soprattutto il figlio di costui, Fleanzio, nel timore che si avveri la seconda parte della profezia “La luce langue il faro spegnesi”, romanza di Lady Macbeth (della seconda versione) nella quale evoca ancora la notte a coprire le mani degli omicidi sicari. Banco sta raggiungendo il castello insieme al figlio e ricorda la notte in cui fu ucciso il Re “Studia il passo mio figlio ... Come dal ciel precipita”. I sicari di Macbeth riescono ad assassinare Banco, ma Fleanzio riesce a fuggire. Segue il banchetto a corte, nel quale la Lady intona un brindisi “Si colmi il calice” interrotto dalle frequenti visioni del fantasma di Banco che terrorizzano Macbeth ed allontanano gli ospiti. Macbeth decide di tornare ad interrogare le streghe.
Atto III
Nella caverna incontra le misteriose donne (che hanno la barba), ma il loro vaticinio è oscuro: egli resterà signore di Scozia fino a quando la foresta di Birman non gli muoverà contro e nessun “nato di donna” potrà nuocergli, ma “la stirpe di Banco regnerà”. Nella scena si inserisce il ballo delle streghe che fu scritto per la rappresentazione parigina. Macbeth sviene. Quando si riprende la Lady lo incita a non tremare ma ad uccidere anche la moglie e i figli del nobile profugo Macduff, che insieme a Malcolm sta radunando in Inghilterra un esercito per muovere contro Macbeth.
Atto IV
Nella prima scena i profughi scozzesi, uomini, donne, fanciulli, cantano il coro più famoso “Patria oppressa” nel quale raccontano la loro triste vita sotto l’oppressione del tiranno. Macduff in disparte, addolorato, pensa alla moglie ed i figli assassinati a cui non fu scudo “La paterna mano”. L’esercito degli insorti giunge nei pressi della foresta di Birnam al comando di Malcom che invita tutti “Svelga ognuno e porti un ramo, Che lo asconda, innanzi a sé!”.Con questi avanzano mimetizzati dando l’impressione che l’intera foresta si avanzi (come nella profezia). Lady Macbeth, nella scena del sonnambulismo, è sopraffatta dal rimorso e invano sfrega le sue mani “Nemmeno l’oceano potrebbe a me lavar”. Esce di scena invitando a letto il suo amore Macbetto e muore nel delirio. Macbeth, rimasto solo, medita sulla inutilità della vita “Sol la bestemmia, ahi lasso! La nenia tua sarà.” Quando lo avvisano che la Regina è morta la vita non conta più nulla per lui “La vita!... che importa?... È il racconto d’un povero idiota!Vento e suono che nulla dinota!” e si getta furente nella battaglia. Sarà ucciso in duello da Macduff, l’uomo che, ironia della sorte, non è nato naturalmente ma “Strappato fui dal sen materno” con una sorta di parto cesareo, che avvera anche la seconda parte del vaticinio “nessun nato di donna ti nuoce”. L’opera si chiude con il coro festante che inneggia al nuovo Re di Scozia “Macbeth, dov’è? Ov’è l’usurpator” coro della vittoria. (Macbeth ha un’aria alternativa “Mal per me che m’affidai”)

Note di Mario Mainino www.concertodautunno.it

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