2016_05_21 Haydn e Beethoven chiudono la Stagione Musicale Totem 2016

Sabato 21 maggio 2016 alle 21:00
Teatro Lirico di Magenta
CONCERTO DI CHIUSURA
DELLA STAGIONE 2015-2016
violoncello Gaetano Nasillo
Orchestra “Città di Magenta”
direzione di Andrea Raffanini

Franz Joseph Haydn (1732-1809)
Concerto n 2 in Re maggiore per violoncello e orchestra, Hob:VIIb:2  (1783)
Allegro moderato – Adagio – Rondò. Allegro
         
Ludwig van Beethoven (1770-1821)
 Sinfonia n. 2 in Re maggiore op. 36 (1802)
 Adagio molto – Larghetto – Scherzo – Allegro molto  


Teatro Lirico di Magenta
Sabato 21 maggio 2016 alle 21:00
CONCERTO DI CHIUSURA
DELLA STAGIONE 2015-2016
violoncello Gaetano Nasillo
Orchestra “Città di Magenta”
direzione di Andrea Raffaninihttp://www.concertodautunno.it/160521-magenta/160521_magenta.htm            

Anche la Stagione Musicale 2016 si avvia alla conclusione dopo aver riscosso in questi mesi una più che positiva risposta dal pubblico in termini di abbonamenti e biglietti venduti nei diversi spettacoli e dopo il felice risultato della Stagione di Musica da Camera al CineTeatro Agorà di Robecco. Se le fasi di progettazione della stagione sono sempre lunghe e complesse - cercando un equilibrio tra nuovi programmi da proporre, disponibilità di solisti e direttori impegnati nelle loro tournée da far coincidere con le date della stagione, materiali da preparare – il finale arriva quasi inaspettatamente. “Ma siamo già alla fine? “

Prima di salutarci e darci appuntamento al prossimo anno ci aspetta ancora un grande concerto che vedrà impegnati oltre quaranta elementi sotto la direzione di Andrea Raffanini. Sabato 21 maggio alle 21 la serata di chiusura propone un interessante programma che darà grande spazio sia al solista al violoncello Gaetano Nasillo sia all’Orchestra Città di Magenta: il Concerto n 2 in Re maggiore per violoncello e orchestra di Franz Joseph Haydn e la Sinfonia n. 2 in Re maggiore op. 36 di Ludwig van Beethoven.

Teatro Lirico Magenta, via Cavallari, 2 – 02 97003255 – www.teatroliricomagenta.it
Orario biglietteria:         martedì/giovedì 10-12; 17-19  sabato 10-12.  serata del concerto: un’ora prima dell’inizio spettacolo

Note di sala a cura di Andrea Raffanini
Haydn e Beethoven: quasi padre e figlio, dal punto di vista musicale. Di figli musicali, a dir la verità, Haydn ne ha avuti molti, almeno un’intera generazione, che dalla sua vivacissima fantasia ha saputo attingere a piene mani. Sono pochi gli strumenti a cui non abbia dedicato almeno un concerto, e, se non proprio da solisti unici, magari in duo o quartetto; quando non avesse avuto l’occasione di dedicare un’intero brano, ecco comparire, sparsi nelle più di cento sinfonie, inaspettati “soli” che sanno valorizzare sempre al meglio le caratteristiche timbriche ed espressive dello strumento. Sarà stata l’oasi di pace della reggia degli Esterházy dove Haydn ha passato tanti anni della sua vita, con a totale disposizione un’orchestra di altissimo livello che gli ha sempre permesso, oltre che di esprimere la sua instancabile arte, anche un raffinato senso dello humor musicale. Fatto sta che al violoncello ha dedicato due concerti che sono entrambi due capolavori assoluti. Vent’anni dopo il primo in Do maggiore, nel 1783 Haydn scrive il secondo concerto, in Re maggiore, che, dopo essere stato ritenuto creazione di colui per il quale era stato pensato, il violoncellista di corte Antonin Kraft, finalmente, nel 1951, con il ritrovamento dell’autografo, è stato definitivamente attribuito a lui. E non potrebbe essere altrimenti, visto come lo strumento protagonista viene “spremuto” in tutte le sue possibilità, virtuosistiche (si vedano primo e ultimo movimento) ed espressive (il secondo), ma sempre con quella “classe” e quel senso della misura che ha fatto di Haydn il classico per eccellenza. Classico, naturalmente, anche nella concezione strutturale, con un controllo talmente superiore della forma (campeggia nei movimenti estremi la forma-sonata, con i suoi due temi e la tipica tripartizione) che gli permette, al suo interno, divagazioni tonali e tematiche che mai dimenticano l’equilibrio generale del discorso musicale.
Quello della forma, non a caso, fu un problema che diede non pochi pensieri proprio al più diretto discendente artistico di Haydn: Ludwig van Beethoven. L’audacia sperimentale del primo fu pienamente colta dal secondo, ma anche trasformata da procedimento puramente musicale a qualcosa di profondamente esistenziale. Se Haydn ha scritto 104 sinfonie e Beethoven, quasi un contemporaneo, solo 9, il motivo non risiede solo nella scelta di genere, ma soprattutto nel significato artistico e filosofico che l’opera d’arte sta assumendo, anche grazie a Beethoven, in quegli anni. Se per Haydn scrivere musica era soprattutto un lavoro, per Beethoven, oltre e forse più di questo, era una missione. Ogni sinfonia di Beethoven, per rimanere solamente su questo genere, è un capitolo aperto su una problematica formale nello specifico e musicale più in generale; affrontare una sua sinfonia significa attraversare una fase di un percorso del pensiero musicale. La seconda sinfonia, in Re maggiore anch’essa come il concerto della serata, è una della maggiormente debitrici nei confronti di Haydn; ne sono un esempio l’ampio (ma molto di più rispetto al predecessore) Adagio iniziale, la struttura dei temi, soprattutto dei tre movimenti veloci, l’equilibrio strutturale e la scrittura orchestrale. Assolutamente beethoveniano, però, è l’esito a cui ogni divagazione porta dal punto di vista formale e del linguaggio musicale. Basti ascoltare le continue sorprese tonali dell’ultimo movimento, spesso con amplificazioni della forma “classica” totalmente inaspettate, oppure le atmosfere timbriche già “schubertiane” avvertibili nell’immenso secondo movimento. Per non parlare dell’energia che sprizza da ogni battuta dell’Allegro del primo movimento e da tutto il finale, il cui tema principale, nella sua disarmante semplicità, è veramente tutto beethoveniano: semplicemente geniale.     

TOTEM la Tribù delle Arti
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