2015_11_27 laVerdi l'Incomppiuta sotto la bacchetta di Zhang Xian

Venerdì 27 Novembre 2015_11_27 ore 20.00
Domenica 29 Novembre 2015_11_29 ore 16.00
Auditorium di Milano, largo Mahler
Stagione Sinfonica 2014/15 
Bach – Haydn – Schubert: 
quando laVerdi “parla” tedesco
Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi  
Direttore Zhang Xian 
Zhang Xian torna alla guida dell’orchestra Sinfonica di Milano, che affronta un fascinoso programma di matrice mitteleuropea

L’ultimo appuntamento novembrino della Stagione sinfonica de laVerdi apre uno squarcio abbagliante per intensità e bellezza su un periodo particolarmente fecondo sotto il profilo musicale del mondo germanico. Lo fa presentando al pubblico dell’Auditorium tre compositori– il tedesco Bach e gli austriaci Haydn e Schubert – che sembrano passarsi il testimone – non solo cronologicamente -  di una tradizione irripetibile. Venerdì 27 novembre (ore 20.00) e domenica 29 (ore 16.00), all’Auditorium di Milano, questo 61° programma stagionale vede anche il ritorno alla guida dell’Orchestra Sinfonica di Milano Giuseppe Verdi del suo direttore musicale Zhang Xian, che rientra in sede dopo una lunga serie di performance all’estero. Sul palco di largo Mahler, in ruoli solistici, anche il folto parterre di prime parti dell’Orchestra, con i violini di Luca Santaniello, Lycia Viganò e Nicolai Freiherr von Dellingshausen, il violoncello di Tobia Scarpolini, l’oboe di Emiliano Greci, il fagotto di Andrea Magnani.
Veniamo ai titoli della locandina. Dopo una nuova versione delle Expo Variations di Nicola Campogrande dedicata agli Emirati Arabi Uniti (prima esecuzione assoluta, commissione laVerdi) in apertura, ecco Bach e il suo Concerto per 2 violini in Re minore, considerato una delle composizioni più famose del genio di Bonn nonchè uno dei migliori lavori in assoluto del tardo barocco, nell’interpretazione del duo Santaniello-Viganò. Si prosegue con la Sinfonia concertante di Haydn (solisti von Dellingshausen, Scarpolini, Greci e Magnani), eseguita per la prima volta a Londra nel marzo 1792 sotto la direzione dell'autore, che ci porta al gran finale, con la Sinfonia n. 9 (La Grande) del viennese Schubert e le sue mirabili innovazioni nell'uso sperimentale delle modulazioni, a cavallo fra forme classiche e tendenze romantiche.
Venerdì 27 in Auditorium (ore 18.00, Foyer della balconata, ingresso libero), presentazione del libro di Nicola Campogrande Occhio alle orecchie. Come ascoltare musica classica e vivere felici, edito da Ponte alle Grazie; intervengono: Nicola Campogrande, Filippo Del Corno, Angelo Foletto.

Programma a cura di Enzo Beacco 
Finita la settennale (1723-29) corvée compositiva di musica sacra contrattualmente dovuta alla comunità religiosa di Lipsia, Bach torna alla favorita (e laica) musica strumentale. Accetta di dirigere il Collegium Musicum, un piccolo complesso strumentale che si esibisce in un locale (birreria) di città. Propone sinfonie e concerti, come allora in uso. Per l’occasione rimette mano a tanti lavori, compiuti o incompleti, scritti durante il felice periodo (1718-23) trascorso come maestro della piccola cappella strumentale della corte di Coethen. Appartengono infatti agli anni dei Concerti brandeburghesi i concerti riscritti per cembalo solista negli anni Trenta e che di fatto aprono la via al prossimo gusto classico. Ideati per archi o fiati, gli originali degli anni Venti (come il concerto per due violini in programma) hanno il suono veneziano di Vivaldi e della sua scuola. Infatti: basta un cambiamento di strumento solista perché cambi lo stile tutto.
Un altro curioso esempio di ritorno al passato (prossimo) è la Sinfonia concertante di Haydn. Si può interpretare come un omaggio al defunto Johann Christian Bach e al genere da lui favorito, e scomparso con lui. Omaggio reso da un Haydn che proprio allora, a Londra, stabilisce i connotati della sinfonia moderna e beethoveniana.
C’è solo sincronia temporale, non stilistica fra l’ultima sinfonia di Schubert e l’ultima di Beethoven. Hanno in comune la durata abnorme, attorno all’ora. Ma il resto è tutto diverso. Non solo perché in Schubert manca la voce di solisti e coro. È l’impianto  della forma sinfonica che cambia. Non più dialettica sonatistica, ma transizione fluida da un’area espressiva a un’altra. Senza la logica bipolare tonica-dominante. Con, invece, un rapporto libero fra tonalità lontane. Che consente sviluppi e dilatazioni temporali del tutto nuove. Peccato che la Grande sinfonia in Do maggiore di Schubert sia rimasta nel cassetto per oltre dieci anni. Avrebbe certamente cambiato il genere ben prima. Senza dover attendere le innovazioni di Bruckner e di Mahler, nel tardo Ottocento.

(Biglietti: euro 35,00/15,00; info e prenotazioni: Auditorium di Milano Fondazione Cariplo, largo Mahler, orari apertura: mar – dom ore 14.30 – 19.00, tel. 02.83389401/2/3;  on line:  www.laverdi.org o www.vivaticket.it ). 

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