2011_11_24 Barbiere di Siviglia al Fraschini

Tra opere liriche, prosa e concerti si inseriscono nella stagione del Teatro Fraschini alcuni appuntamenti di grande pregnanza sociale in una società come la nostra che vede complicarsi sempre di più la rete di rapporti tra generazioni o diverse professioni religiose. In occasione della presentazione al Fraschini dello spettacolo "Mia figlia vuole portare il velo", prodotto dal Teatro Fraschini e dal Teatro Out Off di Milano, che sarà in scena a Pavia a partire dal 30 novembre, Sabina Negri, autrice del testo, e Lorenzo Loris, regista teatrale, incontreranno gli studenti e la cittadinanza, all'interno di un dibattito organizzato che si terrà lunedì 14 novembre alle ore 16.00 (ingresso libero) presso l'Aula Grande della Facoltà di Scienze Politiche (Palazzo Centrale dell'Università in C.so Strada Nuova). Ma ne frattempo fremono le attività per la produzione dello spettacolo lirico che tocca al Fraschini come membro del circuito lirico lombardo. Una produzione che nasce a Pavia e si rappresenterà nei teatri  lombardi associati, si tratta de "Il barbiere di Siviglia" capolavoro di G.Rossini. Sarà il terzo tiolo in programma dopo il Rigoletto di G.Verdi e Puritani di V.Bellini.

Una piece in primo luogo teatrale dove arie, duetti e concertati si susseguono in una perfetta macchina scenica, senza ovviamente trascurare una scrittura musicale di grande difficoltà tecnica ma piena di verve.

La storia del trafficone Figaro, che ha le mani in pasta in ogni affare che si compia in Siviglia si concentra sui maneggi per favorire il Conte Almaviva nella conquista della bella e furba Rosina, pupilla del barbogio Don Bartolo.

L'opera di Rossini debutterà giovedì 24 novembre (replica il 26) ore 20.30, in questo nuovo atteso allestimento dell'opera prodotto dal Fraschini insieme ad As.li.Co. Vede impegnati il giovane direttore Matteo Beltrami alla direzione e Federico Grazzini alla regia. Si preannuncia un allestimento con una chiave di lettura originale: l'opera infatti sarà ambientata nell'America degli anni '50. Il regista ha scelto come sfondo la società americana del dopoguerra. Nel mondo dispotico di Bartolo è possibile, secondo il regista, trovare molte corrispondenze con i valori borghesi individualistici e di santificazione del denaro tipici del "sogno americano".

Il Barbiere, secondo le indicazioni registiche, si preannuncia anche "metateatrale":  la finzione è dichiarata, i personaggi si muovono su una pedana verde che rimanda al "campo da gioco" sul quale, secondo Grazzini, Bartolo giocherà la sua partita contro tutti.


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