2009_11_27 Sette peccati e un intrigo a Tahiti in scena al Fraschini

Venerdì 27 novembre 2009, ore 20.30 (Turno abbonamento A)
Domenica 29 novembre 2009, ore 15.30 (Turno abbonamento B)
 
Die sieben Todsünden (I sette peccati capitali)
Ballet Chanté  su libretto di Bertolt Brecht 
musica di Kurt Weill (1900-1950)
 
Prima rappresentazione: Paris- Théâtre des Champs-Élysées, 7 giugno 1933
L'opera viene rappresentata in lingua originale con sopratitoli in italiano
 
Personaggi ed interpreti
Anna I Mirjam Tola
Anna II Francesca Zaccaria
La Famiglia Enrico Cossutta, Gianluca Sorrentino, Nicolò Ceriani, Giuliano Pelizon
 
Trouble in Tahiti (Intrigo a Tahiti)
atto unico su libretto di Leonard Bernstein
musica di Leonard Bernstein (1918-1990)
prima rappresentazione: Waltham, 12 giugno 1952
l'opera è rappresentata in lingua originale con sopratitoli in italiano
 
Personaggi ed interpreti
Sam Nicolò Ceriani
Dinah Giovanna Lanza
Trio Jazz Manuela Kriscak, Gianluca Sorrentino, Giuliano Pelizon
Maestro concertatore e Direttore Carlo Boccadoro
Regia Giulio Ciabatti
Scene e costumi Sergio D'Osmo
Light designer Claudio Schmid
Coreografie Giovanni Di Ciccio
Assistente alle scene e ai costumi Chiara Barichello
Direttore di scena e Assistente alla regia Eleonora Paterniti
 
Ballerini Cristina Banchetti, Matteo Bologna, Emanuela Bonora, Massimo Cerruti, Guendalina Di Marco, Federica Faldi, Nicola Marrapodi, Francesco Mascellani, Erika Melli
Orchestra lirica I Pomeriggi Musicali
ALLESTIMENTO DEL TEATRO LIRICO "GIUSEPPE VERDI" DI TRIESTE
 
ONDAZIONE TEATRO FRASCHINI
UFFICIO PROMOZIONE
Tel. 0382/371201-202
 
Note di approfondimento a cura di Mariateresa Dellaborra
 
Kurt Weill fu una delle personalità più originali attive in Germania nel periodo successivo alla prima guerra mondiale. Formatosi a Berlino, sensibile ai fermenti artistici del suo tempo, trovò il proprio librettista ideale nel poeta e commediografo Bertolt Brecht e con lui creò diverse pagine memorabili la più famosa delle quali è senza dubbio L'opera da tre soldi (Die Dreigrochenoper). Die Sieben Todsünder (I sette peccati capitali ma il titolo completo è I sette peccati dei piccoli borghesi) fu composta e rappresentata a Parigi, al Theatre des Champs Elysées nel 1933, lo stesso anno in cui il compositore emigrò negli Stati Uniti per questioni razziali. È un poema ballato e cantato suddiviso in nove parti: un prologo, sette  song corrispondenti ai peccati, un epilogo. Protagoniste ne sono le sorelle Anna I e Anna II, che lasciano la famiglia e la Louisiana, terra d'origine, per recarsi a guadagnare ciò che serve per la costruzione della loro casa. Anna I, cantante, rappresenta il cinismo, la fredda determinazione; Anna II, ballerina, è ingenua e spontanea. I sette peccati sono tali perché rappresentano un freno al raggiungimento del successo economico. La musica si presenta molto elaborata e favorisce l'approfondimento psicologico dei personaggi, concedendosi anche oasi liriche e non limitandosi, come di solito accade nel teatro di Brecht, a un compito puramente funzionale. L'orchestrazione molto sapiente accorda preminenza ai fiati, determinando sonorità lucide e taglienti e riserva agli archi uscite più "personalizzate". Stili e forme sono molto differenziati e spaziano dagli ariosi bachiani o classicheggianti, agli andamenti sinfonici e alla musica da ballo creando in impasto ambiguo e inconfondibile. Weill persegue anche qui l'ideale di ringiovanire l'opera liberandola dalle convenzioni wagneriane e trasformandola in teatro vivo che comunichi direttamente col pubblico e quasi ripristini l'antica forma del Singspiel, fondamento della tradizione tedesca, per stabilire una nuova relazione tra il palcoscenico e la musica. Suo obiettivo cioè era dar vita a "l'opera popolare per intellettuali più seria possibile e il più energico musical intellettuale per il popolo" e per questo non esita a utilizzare stilemi e ritmi di jazz, combinazioni orchestrali sgargianti e armonie dissonanti e pungenti, ma sempre in conformità con l'estetica della semplicità e dell'immediatezza di espressione ereditata da Busoni.
Eclettico personaggio diviso tra composizione, esecuzione - pianistica o direttoriale - didattica, critica e divulgazione musicale, Leonard Bernstein ha contribuito, insieme a pochissimi altri, alla costituzione di una forma di teatro tipicamente americana autonoma e originale rispetto al melodramma europeo. Formatosi alla scuola di Walter Piston, ha cercato di creare un collegamento tra la musica cosiddetta classica e quella popolare, mostrandosi legato ad un'ispirazione di stampo neoromantico e sensibile al folclore nordamericano.
Nell'opera in un atto Trouble in Tahiti scritta su un proprio libretto nel 1951, mentre era professore di musica alla Brandeis University e rappresentata l'anno successivo a Waltman, porta sulla scena uno spaccato di vita dell'America degli anni Cinquanta e una parte importante della propria esistenza familiare. Oltre a un preludio e un intermezzo, nelle sette scene di cui è composta l'opera, sono contenuti anche gli interventi di un Trio Jazz, segno dell'eclettismo dell'autore che indulge con sapienza in molti degli stili che ha dispiegato nella restante parte del suo catalogo. Da un lato l'influenza di Aaron Copland nel canto malinconico della prima aria di Dinah; dall'altro l'applicazione della tecnica seriale e ancora l'influsso del folclore commisto alla musica di consumo evidente nel coro composto da sole tre persone, definite "un coro greco nato dalla radio commerciale". L'opera è fortemente realistica ed è fondata su un linguaggio molto attuale, secondo quanto ammette lo stesso Bernstein: "Tutta la musica deriva da radici popolari americane, così come le parole. E le parole sono collocate molto attentamente in modo che "suoneranno" secondo la cadenza americana e con il tipo americano di sincopato, qualità quasi indistinta." La storia della coppia sposata Sam e Dinah nel trentesimo anno di matrimonio, definita il "Ring americano", che sembra riprodurre la coppia Bernstein - Felicia Monealegre si propone, come l'ha descritta Michael Barrett, "come uno sguardo agrodolce al matrimonio".
 
I SETTE PECCATI CAPITALI di KURT WEILL
Prologo. Anna I e Anna II stanno per partire da un paesino della Louisiana. Lo scopo, imposto dalla loro Famiglia, è quello di guadagnare in sette anni, lavorando in alcune grandi città americane, una cifra sufficiente a costruire una piccola casa su una sponda del fiume Mississippi. Il carattere di Anna I è pragmatico mentre Anna II ha sentimenti delicati e romantici: sono in effetti le due metà di una stessa persona, di comune hanno soltanto il loro conto in banca. La loro grottesca Famiglia – tra l'altro la madre è rappresentata dalla voce di basso – interviene nella vicenda con rituali esortazioni contro i Sette Peccati Capitali (accidia, superbia, ira, gola, lussuria, avarizia e invidia) ma lo fa in senso utilitaristico, perché questi ostacolerebbero le due Anne nel loro compito, anzi potrebbero addirittura impedire loro di raggiungerlo. Se Anna II corre costantemente il pericolo di cadere in uno dei Peccati Capitali, in suo soccorso interviene sempre Anna I a indicarle la "giusta via", quella che porta al successo.
Accidia. La Famiglia vuole che Anna II diventi pratica e industriosa, ma la ragazza si addormenta, nel parco commette l'imprudenza di rivolgere la parola a sconosciuti e riesce a cavarsela solo con la sua prontezza di spirito.
Superbia. A Memphis Anna II danza in un cabaret. La ragazza si aspetta che venga apprezza la qualità artistica del suo lavoro; ma il pubblico pagante vuole lo spogliarello. Morale: la Superbia è un lusso che soltanto i ricchi si possono permettere.
Ira. Anna II lavora nel cinema a Los Angeles. La Famiglia si lamenta del suo scarso successo in campo finanziario perché la ragazza si è fatta licenziare: il motivo è che ha protestato per i maltrattamenti inflitti a un cavallo durante le riprese.
Gola. A Filadelfia Anna ha problemi con le clausole del suo contratto e con il suo peso, mentre la Famiglia mangia con soddisfazione.
Lussuria. A Boston Anna I incontra Edward, un uomo ricco che paga l'amore mentre Anna II ama Fernando, uno squattrinato: Anna I interviene prontamente mostrandole la via che porta al successo, insegnandole a non mostrare gratis il suo grazioso didietro.
Avarizia. Anna II manda in rovina Edward, che si suicida. Poi a Baltimora diventa famosa ma Anna I la mette in guardia sull'avidità, che potrebbe renderla odiosa a chi l'avvicina.
Invidia. San Francisco. La sorella rimprovera Anna II, che invidia chi non deve pagare lo scotto delle sue azioni. La morale è che non bisogna fare del bene quando già uno se la cava, il mondo non è degli idealisti.
Epilogo. Le due sorelle tornano a vivere nel loro paesino in Louisiana. Lo scopo è raggiunto ma la giovinezza è ormai perduta e con essa anche la possibilità di trovare la propria felicità.
 

TROUBLE IN TAHITI di LEONARD  BERNSTEIN
Suburbia è un'immaginaria e tranquilla cittadina americana. Entra in scena un trio jazz che intona una frizzante melodia  magnificando ironicamente la felicità e la quiete della vita americana; la vicenda – che è invece di quotidiana e disperata infelicità – si svolge in una villetta della tipica classe media, negli anni Cinquanta. Protagonisti sono Sam e Dinah, marito e moglie, annoiati ed eternamente in lite. In questo momento sono a colazione e stanno cercando di accordarsi per assistere alla recita scolastica di Junior, il loro figliolo. Ma a Sam piace soprattutto occuparsi dei suoi passatempi e inizia così l'ennesimo litigio e l'uomo decide di partecipare nel pomeriggio a un torneo di pallamano con gli amici; da parte sua Dinah, sempre più insoddisfatta della vita familiare e che accusa tra l'altro il marito di avere una relazione con la sua segretaria, prende cappotto e cappello per uscire. Il litigio continua fino a quando Sam, ormai stanco di discutere, riesce a calmare la moglie: riprenderanno a parlare dei loro problemi quella sera a cena. Poi esce di casa, ma prima Dinah gli chiede i soldi per pagare l'onorario del medico.
In ufficio. Sam è un uomo d'affari molto abile e dopo ogni telefonata andata a buon fine a un cliente il trio gli si stringe attorno, lodando le sue doti di "uomo di gran cuore". La scena si sposta nello studio di uno psicanalista dove Dinah si è recata per raccontare al medico un sogno fatto la notte precedente: la donna si trovava in un giardino dove tutte le piante erano morte e sentiva la voce di suo padre, che la scongiurava di lasciare immediatamente quel luogo desolato. Subito dopo aveva sentito una seconda voce che la invitava in un giardino incantato e luminoso, un posto tranquillo dove armonia e grazia avrebbero insegnato l'amore a lei e al marito. La voce di Dinah s'interrompe e lo spettatore si ritrova nell'ufficio di Sam, impegnato a chiedere più volte alla sua segretaria se ha dimenticato qualcosa, ma lei rimane silenziosa.
Nel seguito della vicenda Dinah, uscita dalla seduta dello psicanalista, incontrerà per strada proprio suo marito, ma i due fingeranno di aver molto da fare pur di non passare il loro tempo insieme. Sam va a giocare la sua partita di pallamano con gli amici e vince, ma la soddisfazione è guastata dal pensiero che di lì a poco dovrà tornare a casa dalla moglie; Dinah si è recata invece al cinema dove ha visto un musical per nulla interessante, anzi noiosissimo intitolato Trouble in Tahiti.
Marito e moglie si ritrovano infine a casa per cenare. Tentano un colloquio per spiegare ognuno il proprio disagio ma anche questo tentativo fallisce e allora Sam, per alleggerire la situazione, propone di uscire e di andare al cinema dov'è in programma un nuovo musical… Trouble in Tahiti! Dinah, senza dire al marito che l'ha già visto nel pomeriggio e che, quel che è peggio, si è annoiata a morte, esce di casa rassegnata, dando il braccio a Sam in uno stato quasi catatonico. I due cantano insieme l'ultimo duetto, e si avviano verso il cinema mentre nella casa vuota risuona ironica la canzone della "magica isola" intonata dal trio
 
 

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