2009 05 26 Madama ButterlFly a Robecco Sul Naviglio

La prossima Opera che proietteremo in diretta al "CineteatroAgorà di Robecco sul Naviglio"  dal teatro la Fenice di Venezia sarà 

MERCOLEDI 27 MAGGIO 2009 ALLE ORE 18,45
IN DIRETTA DAL TEATRO LA FENICE

UN OPERA DI GIACOMO PUCCINI

MADAMA BUTTERFLY

Con questo collegamento l'Agorà prosegue la programmazione di spettacoli in diretta dai grandi teatri italiani ed europei.

E' una delle poche sale della nostra zona che ha aderito intregralmente alla stagione trasmettendo con coraggio anche opere liriche poco conosciute e che purtroppo sono state seguite solo da alcuni ardimentosi che si sono messi in gioco ed accettato la sfida.

Ricordiamo il collegamento con l'Operà della Wallonie di Liegi per "Le Roy d'IS", opera molto bella nel suo insieme ma conosciuta da tre o quattro appassionati, ed assolutamente ingnota al grande pubblico.

Segnaliamo anche che nei prossimi mesi estivi la programmazione non si arresta ma dovrebbero in arrivo altri interessanti collegamenti come Nozze di Figaro, Cavallino bianco ed altro.

Per essere aggiornati sulla programmazione seguire questo link http://www.cineteatroagora.it/index.php 

 

 

Dalle note di sala del Teatro La Fenice  : Madama Butterfly di Giacomo Puccini

Il Teatro La Fenice ospita la produzione di Madama Butterfly di Puccini firmata dal regista Daniele Abbado con lo scenografo Graziano Gregori e la costumista Carla Teti per la Fondazione Petruzzelli di Bari. Nicola Luisotti dirigerà l'Orchestra e il Coro del Teatro La Fenice.

Composta su un libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, tratto dalla tragedia omonima di David Belasco, Madama Butterfly, tragedia giapponese, andò in scena per la prima volta al Teatro alla Scala il 17 febbraio 1904 in due atti, ma fu poi ripresa con numerosi cambiamenti nel maggio dello stesso anno a Brescia e nel dicembre 1906 a Parigi, in tre atti – la versione standard riproposta ora a Venezia. La prima rappresentazione fu una grossa delusione per l'autore e fu segnata da un solenne fiasco "la farfalletta stenta a volare". Puccini vi rimise mano portandola ai tre atti anche se poi il passaggio tra secondo e terzo è più di idea che di fatto.

In questa edizione troviamo il soprano Micaela Carosi che interpreterà il ruolo di Cio Cio San; Rossana Rinaldi il ruolo di Suzuki; Elisabetta Forte sarà Kate Pinkerton; Massimiliano Pisapia interpreterà il ruolo di F.B Pinkerton; Gabriele Viviani sarà il console  Sharpless; Bruno Lazzaretti Goro; Elia Fabbian Il Principe Yamadori, Alberto Rota Lo zio Bonzo, Roberto Menegazzo Yakudidé; il commissario imperiale  Claudio; l'ufficiale del registro Cosimo D'Adamo la madre di Cio-Cio-San Paola Rossi; la zia Gabriella; la cugina Antonella Meridda . Molti personaggi sono delle semplici apparizione che musicalmente non hanno neppure una battuta. Anche Kate Pinkerton che appare nel finale ha pochissime battute.

 

Accolta dal pubblico della Scala di Milano con «grugniti, boati, muggiti, risa, barriti, sghignazzate», Madama Butterfly fu trascinata al suo infausto esordio (17 febbraio 1904) da un'infelice trovata del regista Tito Ricordi, che volle — come ricorda Rosina Storchio, la prima protagonista — «colorire il quadro con maggior suggestione» aggiungendo «al cinguettìo della scena» la risposta di «altri stormi dal loggione», disseminandovi «con appositi fischietti intonati musicalmente, alcuni impiegati della Ditta e delle Officine, disposti in due gruppi a sinistra e a destra per rispondere a tempo. Agli schiamazzatori non parve vero d'approfittarne. Al cinguettìo seguirono latrati di cani, chicchirichì di galli, ragli d'asino, boati di mucche, come se in quell'alba giapponese si risvegliasse l'arca di Noè». L'insuccesso fu dovuto anche all'incauta decisione di dividere l'opera in due soli atti, il secondo dei quali corrispondeva agli attuali secondo e terzo uniti senza soluzione di continuità, risultando eccessivamente lungo. La fiducia di Puccini nella sua creazione tuttavia non vacillò, ed ottenne una vistosa conferma con il grande successo arriso a Madama Butterfly a partire dalla ripresa del 28 maggio 1904 al Teatro Grande di Brescia (un successo da allora mai più venuto meno), tanto da conquistare in brevissimo tempo a questo suo capolavoro il rango di classico del teatro musicale. Quattro anni prima dell'infausto esordio milanese, durante l'estate del 1900, Puccini aveva assistito a Londra alla rappresentazione di un dramma d'analogo soggetto che David Belasco aveva tratto da una novella di John Luther Long, mutandone il finale da lieto a tragico. Il suo fiuto teatrale gli aveva fatto riconoscere nella protagonista Cio-Cio-San un personaggio affascinante, la cui caratterizzazione si adattava singolarmente alle proprie inclinazioni e doti di compositore: per mano dei fidati Illica e Giacosa l'opera venne totalmente incentrata sulla protagonista, attorno alla quale vennero fatti ruotare gli altri personaggi, dai ruoli, benché drammaturgicamente essenziali, di fatto tutti secondari. Raffinate alchimie timbriche e continui richiami a modelli musicali orientaleggianti (emerge il ricorso a scale difettive o a procedimenti armonici eterodossi) accompagnano il percorso psicologico della fragile geisha dall'iniziale ingenuità al dubbio e alla dolorosa rassegnazione finale con sensibilità e delicatezza straordinarie, tanto da farne uno dei personaggi più umanamente e finemente caratterizzati dell'intera storia del melodramma.

Madama Butterfly è un atto di condanna contro la violenza ottusa e barbarica della civiltà occidentale, contro il suo sadismo, la sua superficialità, il suo cinismo, il suo infondato senso di superiorità. Lontana anni luce da certa facile e sterile oleografia orientalistica, l'opera pone con forza il contrasto tra culture del quale è vittima la protagonista, incentrando su di essa (su una piccola giapponese ingenua e naïve) l'indagine psicologica, con esiti che conoscono paragone solo nelle figure femminili più interiormente ricche (Violetta, Tatiana…) della storia del melodramma.

Di grande rilievo è lo stile musicale dell'opera, che non evita contaminazioni linguistiche delle più ardite: accanto al già menzionato influsso della musica giapponese, che prende sostanza soprattutto nel frequente ricorso alla scala pentatonica, confluiscono elementi della tradizione occidentale colta (il fugato, gli echi wagneriani, i richiami a Massenet, le reminiscenze dalla Bohème e da Tosca, ma anche i modalismi orientaleggianti derivati dalla musica russa) e di quella d'uso (l'inno nazionale americano): un mélange estremamente duttile di modelli che consente da un lato svariate possibilità combinatorie nell'invenzione sonora, tali da garantire la continua adesione della musica al dramma ovvero la sua profonda pregnanza drammaturgica, e dall'altro una continua reinvenzione del suono che evita lo scadimento del linguaggio ad un cliché orientalistico estetizzante il cui manierismo non avrebbe potuto che banalizzare l'autenticità della vicenda umana di Butterfly.



 

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