2018_09_11 MiTo BALLATE TRECENTESCHE al Litta e poi ...

 
Un martedì tra danze e ballate
Ballate, virelai e istampitte risalenti al Due-Trecento.
Danze sonore francesi tra Sei e Settecento.
Martedì 11 settembre 2018
 

BALLATE TRECENTESCHE
ore 17, Teatro Litta, Corso Magenta 24, Milano
Posto unico numerato, 5 euro
Biglietti in vendita su 
www.ticketone.it
Ballate Trecentesche
(Teatro Litta/ ore 17)

Antonio Zacara da Teramo (ca. 1355-1416)
Ie suy navrés– Gnaff’a le Guagnele
Benché lontan mi trovi
Ciaramella
Ad ogne vento come foglia
Codex London add 29987
Trotto, Istampitta Tre Fontane,
Lamento di Tristano, La Rotta


Johannes Ciconia (1370-1412),
Caçando un giorno
Gli atti col danzar

Guillaume de Machaut (1300-1377)
Plus dure qu'un dyamant
Douce Dame Jolie
Dame a vous sans retollir

Paolo da Firenze (ca.1355-1436)
Godi, Firençe
Antonello da CasertaMatteo da Perugia
Più chiar che’l sol
Robertsbridge Codex
Estampie

Bartolino da Padova (ca. 1365-1405)
Strinçe la man

Antonello da Caserta 
Del Glorioso Titolo
 

La fonte musica
Michele Pasotti, direttore e liuto
 


LES CARACTERES DE LA DANSE
ore 21, Certosa di Garegnano, Via Garegnano 28, Milano
Les Caracteres de la Danse
(Certosa di Garegnano/ ore 21)
Marin Marais (1656-1728)
Da Suite in do minore dal Livre III de Pièces de Viole
Prélude – Allemande – Courante – Sarabande grave – Gigue Rondeau

Jean-Henri d`Anglebert (1629-1691)
da Pièces de Clavecin (1689)
Ouverture de Proserpine (de Lully)
Sarabande grave
Chaconne de Galatée (de Lully)

Jean-Baptiste Lully (1632-1687)
Da Le Bourgeois Gentilhomme
trascrizione per viola da gamba e basso continuo di Vittorio Ghielmi:
Marche pour la cérémonie des Turques
Canarie
Chaconne des Scaramouches, Trivelins et Arlequins

Marin Marais
Dalla Suite en la mineur du Livre III de Pièces de Viole
Prélude
Grand Ballet

Intervallo

Jean-Philippe Rameau (1683-1764)
Da Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin (1727)
Allemande
Courante
Sarabande
Gavotte avec Doubles
Antoine Forqueray “Le Diable” (1672-1745)
Suite II en sol majeur
La Bouron
La Mandoline
La Dubreüil
La Leclair
Chaconne. La Buisson
 

Vittorio Ghielmi, viola da gamba
Florian Birsak, clavicembalo
Ingresso gratuito

 
 

È festa a MITO SettembreMusica, martedì 11 settembre per gli amanti della musica antica, con tre concerti che risalgono il corso del tempo dall’ars nova trecentesca al barocco francese, passando per la produzione rinascimentale dei compositori franco-fiamminghi.

Alle ore 17, al Teatro Litta e alle 21 alla Certosa di Garegnano MITO SettembreMusica dedica due di questi appuntamenti all’intricato mondo della danza antica, indagando trame sonore e sviluppi storici che dal medioevo si dipanano lungo l’arco di secoli.

«Non stupisce che la danza abbia da sempre rappresentato una feconda fonte di ispirazione per i compositori, perché nelle sue forme e strutture si trova esplicitato in forma fisica ciò che il pensiero musicale disegna nel tempo. Dal medioevo ad oggi, non c’è stata epoca che si sia privata del piacere di comporre ed eseguire musica in vario modo ispirata ad essa», affermava infatti, introducendo il festival, il direttore artistico Nicola Campogrande.

Alle 17, al Teatro Litta, l’ensemble la fonte musicale diretta da Michele Pasotti si soffermerà su quel momento magico in cui una cultura orale, quella di ballate, virelai e istampitte, ha trovato la via della scrittura. Alle 21, presso la Cerosa di Garegnano, il duo composto da Vittorio Ghielmi alla viola da gamba e Florian Birsak al clavicembalo proporrà un programma dedicato alla musica strumentale francese tra Sei e Settecento, musica che fu particolarmente ricettiva nei confronti della danza.


Ballate Trecentesche (ore 17, Teatro Litta)

la fonte musicale, ensemble, fondato e diretto da Michele Pasotti, specializzato in musica tardomedievale e nato per interpretare la musica di passaggio tra l’età medievale e quella umanistica (ca. 1320- 1440, con particolare attenzione al Trecento italiano) su strumenti d’epoca, ci guida in un’interessante lettura della cosiddetta Ars nova, espressione che indica tanto un’epoca – Trecento e primi del Quattrocento – quanto uno specifico genere di musica, così come la notazione che fissò il repertorio sulla carta.

Sia nella sua declinazione francese sia in quella italica, la musica dell’Ars nova, sembra essere stata un genere sostanzialmente elitario, coltivato in ambiti sociali e culturali ristretti. In Italia, la sua culla furono le corti dei signori o, come a Firenze, circoli ancor più esigui di personalità distinte. I compositori furono in gran parte colti ecclesiastici. L’arco cronologico messo a fuoco va dal finire del secolo al principio del Quattrocento, quando lo stile dei maestri francesi influenza in modo decisivo i compositori peninsulari. Fra questi Johannes Ciconia (1370-1412), che rappresenta questa commistione tra tradizione italiana e costumi oltremontani.

Al centro del programma tre virelai, tipica forma francese nata per la danza, di Guillaume de Machaut(1300-1377), massimo compositore transalpino del Trecento, la cui musica era ben conosciuta nella penisola, soprattutto nelle regioni del nord. Grande parte in questa commistione ebbe l’età dei concili che favorì il contatto diretto fra musiche e musicisti di tradizioni differenti. Dal 1309 la residenza dei papi si era stabilita ad Avignone; qui, a quanto pare, dobbiamo individuare il luogo d’origine del cantus fractus, un genere che influirà a lungo nella storia della musica liturgica.

I ripetuti incontri fra i musici al seguito di papi e cardinali favorì anche quella gara di sottigliezza tecnica che contraddistingue la stagione estrema dell’Ars nova (detta Ars subtilior). Figura di spicco di questo periodo è Antonio detto Zacara da Teramo (ca. 1355-1416), magister Zacharias, al servizio presso tutta una serie di papi più o meno legittimi, da Bonifacio IX a Gregorio XII all’antipapa Giovanni XXIII. Proprio il tema dell’instabilità sta al centro della ballata Ad ogne vento, un “manuale di sopravvivenza” nell’ambiente infido delle corti. Nella ballata Ciaramella il cantore papale si sbizzarrisce in una sequela di oscenità ben poco occultate; nella ballata doppia Ie suy navrés– Gnaff’a le Guagnele frasi nonsense in italiano, latino e francese si attorcigliano in una serie di maledizioni e invettive.

Scorrono dunque i nomi degli altri rappresentanti dell’estrema stagione creativa dell’Ars nova italiana.Paolo da Firenze (ca.1355-1436), monaco camaldolese, Bartolino da Padova (ca. 1365-1405), il monaco italiano e Antonello da Caserta, il cui Del glorioso titolo, si è ipotizzato, fu scritto per l’incoronazione di Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano, nel 1395.

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Gaia Varon.
Il testo si avvale del contributo musicologico Angelo Rusconi.
Les Caracteres de la Danse (ore 21 Cerosa di Garegnano)

Il concerto del duo Vittorio Ghielmi alla viola da gamba e Florian Birsak al clavicembalo è un tuffo nell’età d’oro del Barocco francese. Due strumenti simbolo della musica d’Oltralpe nei decenni a cavallo tra Sei e Settecento, un’epoca modellata dal lungo regno di Luigi XIV di Borbone, il Re Sole, sovrano accentratore ma anche un grande mecenate in tutte le arti, e tra queste non di meno nel campo della musica strumentale, che equivale a dire: la danza di corte. Maestri di musica e di danza (e drammaturghi e pittori) ricevevano incarichi specifici presso la corte di Versailles, e fu in gran parte al suo interno che si svilupparono tecniche esecutive e compositive tali che oggi si possano delineare delle vere e proprie “scuole”.

La viola da gamba, diffusasi in Italia durante il Rinascimento, poi in Inghilterra (il consort di viole fu l’ensemble più in voga durante l’età elisabettiana) e quindi nell’Europa continentale, conobbe in Francia una fioritura più lunga, sino ai primi decenni del XVIII secolo. Capostipite della scuola nazionale è da considerarsi Jean de Saint-Colombe (ca. 1640- 1700), cui si deve lo sviluppo della versione francese dello strumento, a sette corde anziché sei, il cui allievo più importante fu senza dubbio Marin Marais (1656-1728), considerato il maggior virtuoso di tutti i tempi. “Joueur de viole de la chambre du Roi” per quasi mezzo secolo (dal 1679 al 1725), fu allievo per la composizione di Lully e pubblicò oltre 600 pezzi, la quasi totalità all’interno dei cinque libri di Pièces de viole.

Se Marais «suonava come un angelo» – scrisse un collega, Hubert Le Blanc – «come un diavolo» si esibiva Antoine Forqueray “Le Diable” (1672-1745). Una personalità turbolenta, con una vita travagliata e uno stile musicale molto originale, alimentato dalle sue brillanti doti di improvvisatore e da uno straordinario ventaglio espressivo, capace grazie a questo di realizzare in tutte le sue Suite ritratti di personalità del tempo e pezzi di genere anche a carattere imitativo (come nella ciaccona La Mandoline, tutta note ribattute e arpeggi).

Come la viola, anche il clavicembalo nel Seicento aveva dato vita a una scuola francese, discendente dall’operato di Jacques Champion de Chambonnières. Le danze popolari che nel Cinquecento si usava suonare con il liuto (pavanagagliardaallemandacorrentesarabandagiga) furono adattate alla tastiera e conobbero via via rielaborazioni in forme sempre più astratte e complesse, un processo che si rispecchia splendidamente nelle composizioni di Jean-Henry d’Anglebert (1629-1691). Maestro del contrappunto, che era capace di piegare a effetti di grande espressività, era legato da vera amicizia con Lully, di cui ammirava i lavori teatrali: ne trascrisse molti brani per cembalo, riuscendo in questo ad arricchire con la sua scrittura le possibilità timbriche dello strumento e a suggerire così le sonorità dell’orchestra.

La scuola clavicembalistica francese passa poi (letteralmente) per le mani di François Couperin e di Jean-Philippe Rameau (1683-1764), oggi forse più conosciuto per le opere teatrali, ma la cui produzione per la tastiera non è di minor importanza. Il suo librettista Alexis Piron disse di lui: «Tutta la sua anima e il suo spirito erano nel suo clavicembalo, quando questo era chiuso la casa pareva vuota». Le Nouvelles Suites de Pièces de Clavecin (terza e ultima raccolta pubblicata nel 1727) sono coetanee delle Partite per cembalo di Bach, fatto che si avverte in particolare nell’Allemanda, di grande raffinatezza armonica. LaSarabanda sarà ripresa da Rameau nell’opera Zoroastre trent’anni più tardi, mentre nella Gavotta, con le sue sei variazioni (doubles), il virtuosismo raggiunge vette ulteriori.

Figura centrale nel Seicento musicale francese, dalla quale si dipanano pressoché tutte le altre esperienze, è ovviamente quella di Jean-Baptiste Lully (1632-1687), chiamato dal 1664 a collaborare con Moliére per una serie di comédies-ballets. Tra le più famose Il borghese gentiluomo (1670), una satira piuttosto esplicita nei confronti del re, alla cui prima rappresentazione prese parte lo stesso Lully, nelle vesti di Muftì per la scena della cerimonia turca: la marcia che l’apre è stata il suggestivo modello per molta musica orientale nei secoli a venire.

Il concerto sarà preceduto da una breve introduzione di Luigi Marzola.
Il testo si avvale del contributo musicologico Simone Solinas.



BIGLIETTERIA
La biglietteria di MITO SettembreMusica a Milano, presso il Teatro Dal Verme, in via San Giovanni sul Muro, 2 è aperta da martedì a sabato, con orario 11-19. I tagliandi d’ingresso dei concerti a ingresso libero saranno distribuiti contestualmente all'apertura della sala, presso la sede del concerto e fino a esaurimento dei posti disponibili. La distribuzione dei tagliandi inizierà 45 minuti prima dello spettacolo. Ogni spettatore avrà diritto ad un solo tagliando.
Informazioni: +39.02.87905201 – 
biglietteriamito@ipomeriggi.it
http://www.mitosettembremusica.it/biglietti/2018/milano-biglietteria.html

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